Articolo pubblicato il 19 Marzo 2022 da wp_13928789
L’ultima volta che abbiamo sentito parlare di Chucky, la celebre bambola assassina, è stato con il remake omonimo uscito nel 2019 che ricostruiva il personaggio totalmente d’accapo. Prima della realizzazione del remake, oltre al primissimo celebre film di Tom Holland (non quel Tom Holland ovviamente) ci furono sei sequel e tutti quanti facenti parte di una continuity che non ha mai avuto fine. Dato che con “Il Culto Di Chucky” la saga aveva avuto una conclusione che in realtà lasciava aperta moltissimi punti della trama che rimanevano ancora da chiudere, Don Mancini, scrittore di tutti i capitoli al di fuori del remake, è finalmente riuscito a creare il suo proseguimento attraverso la serie “Chucky”, di cui il primo episodio diretto dallo stesso Mancini è stato mandato in onda nel nostro paese per la prima volta su Italia 1 a mezzanotte del 13 Gennaio. Ogni episodio verrà trasmesso il giovedì e, una volta finita la trasmissione, sarà disponibile sulla piattaforma gratuita “Infinity” (conosciuta anche come “Mediaset Play”).
Poco tempo dopo la fine del sesto film, vediamo un ragazzo di 14 anni di nome Jake che ama realizzare opere d’arte con le bambole. Il ragazzo trova in un mercatino la rara bambola chiamata “Tipo Bello” e quindi la prende subito, sperando che suo padre un giorno recepisca meglio le sue arti, poiché con lui e con la famiglia non ha un grande rapporto… ma quando lo spirito del killer Charles Lee Ray presente nella bambola comincerà ad intromettersi nella vita di Jake, le cose si metteranno molto male per il ragazzo che teme per la sua incolumità e per quella delle persone accanto a lui.
Dopo tanti capitoli, si pensava che un soggetto come quello di Chucky non avesse più nulla da dire se non il trovare un modo per chiudere definitivamente le vicende di questo bizzarro assassino affinché la sua maledizione termini una volta per tutte. Sorprendentemente, Don Mancini (qui anche regista del pilot) dimostra di avere ancora qualcosa da dire per quanto riguarda la profondità che tali opere possono portare e decide di sfogarsi fino in fondo: in questo primo episodio vediamo un ragazzo che si sente difficilmente accettato dal mondo, poiché sembra chiuso in sé stesso e preferisce di gran lunga rifugiarsi nella sua arte a cui tiene tanto… un arte per cui non c’è alcun posto, perché il padre, perennemente ubriaco, è convinto che tali facoltà non porteranno il figlio da nessuna parte. Ma se Mancini ci introduce questo argomento per inserirci già in un disagio molto forte, in realtà la posta in gioco è più alta, perché Jake è anche omosessuale e la cosa viene costantemente usata come frecciatina nei suoi confronti dalle persone più popolari della scuola, compreso suo cugino. In più, se già suo padre non crede in lui, l’elemento dell’omosessualità è completamente tabù.
In questo episodio viene ricalcato più volte un problema sociale che vede le persone scegliere semplicemente una vittima di cui ridere e per cui ogni singolo dettaglio proveniente dalla tua persona può essere usato come bersaglio, elementi molto cari a Don Mancini, omosessuale dichiarato e bullizzato da piccolo, che tuttavia non aveva mai espresso nella saga se non l’interessante dubbio transgender evidenziato ne “Il Figlio di Chucky”. Ma la cosa che rende questo pilot memorabile è proprio il ruolo del killer: la distruzione interna che subisce Jake viene usata da Chucky come pretesto per commettere i suoi atti malvagi e letali, diventando simbolo di quel male violento che, come conseguenza, non fa altro che generare altra violenza che è appunto la bambola, un diavolo tentatore che comprende tutto ciò che non va nella cittadina e decide di divertirsi rispondendo al colpo nel modo peggiore possibile. In tutto questo, è chiarissimo che Chucky vuole portare Jake nella cattiva strada e toccherà al ragazzo decidere: reagire alla violenza subita adeguandosi ad essa e trasformandosi in un vendicatore letale rappresentante di tutte le vittime come lui, o mettere da parte la rabbia e fermare il killer?
L’unico problema che si può davvero contestare al pilot è la messa in scena, poiché la fotografia non è particolarmente ispirata e la regia di Mancini è buona ma ha un’impostazione abbastanza standard. Lo stesso Chucky, nel momento in cui rivela definitivamente la sua identità, è animato con un’espressività che ricorda più il primo film degli anni 80 piuttosto che le movenze delle opere successive che saranno ben più evolute. Certo, va ricordato che il budget è molto più basso rispetto alle altre produzioni e, nonostante tutto, la costruzione della tensione è notevole, soprattutto il primo creativissimo omicidio che mette in perfetto equilibrio la disperazione della morte ed il disagio del ragazzo che vede il primo grande passo verso un abisso che lui di certo non aveva chiesto. Proprio l’elemento appena citato è il simbolo di un ottimo connubio tra dramma ed horror che potrebbe trasformare la serie nel miglior prodotto che abbia visto come protagonista Chucky negli ultimi venti anni. Questo tuttavia dipenderà dal proseguimento della serie e speriamo che continui a muoversi su questi livelli.
Andrea Barone