“Chucky” 1×02: l’ironia sale e la bontà scende

Articolo pubblicato il 19 Marzo 2022 da wp_13928789

Il primo episodio di “Chucky” aveva dimostrato che Don Mancini aveva ancora qualcosa da raccontare grazie ad un inizio estremamente interessante, ma le cose come saranno proseguite da quando la bambola estremamente cattiva ha cominciato a manovrare la psicologia del ragazzino? Scopriamolo.

Prima di tutto, un elemento interessante anticipato in precendenza dal pilot è il passato di Charles Lee Ray: se era stato inteso che l’infanzia del killer possa essere diversa da quella di un Michael Myers che uccide la sua famiglia, in questa nuova puntata tuttavia apprendiamo che da bambino fosse comunque abbastanza disturbato. Per questo elemento è curioso capire dove verterà la serie, ovvero se si tratta di un personaggio distruttivo fin dall’infanzia o che avesse comunque una speranza che prima o poi verrà spezzata da fattori esterni (basti pensare a Bullseye di “Daredevil”), ma per questo bisognerà attendere. Di certo l’ultimo flashback mostrato è forse l’elemento più inquietante di tutto l’episodio, aiutato da un’ottima gestione horror dell’azione.

La regia è ancor meno ispirata dato che Don Mancini ha diretto un solo episodio ed ha lasciato la gestione visiva ad altri, ma considerando il prodotto televisivo lasciato, il compito svolto mostra una buona gestione (fatta eccezione per la bellissima inquadratura finale). Il lato davvero dolente della puntata è la realizzazione di Chucky stesso: qui si vede molto di più e si apprezza molto il fatto che si utilizzino espedienti fisici come controfigure e animatronic invece della semplice cgi (gestita poco e nei punti giusti), ma diverse volte proprio quando la marionetta di Chucky si muove, quest’ultima non è abbastanza espressiva nel volto. Capiamo che si tratta di un prodotto televisivo, ma non ci si aspetta nemmeno un lavoro inferiore all’opera degli anni 80. Inoltre in un’inquadratura, nonostante la voluta messa a fuoco minima, si nota palesemente che chi si muove è un nano in costume e non Chucky. Non è sempre tutto così, perché in una scena ambientata all’aperto lo stesso uso di una controfigura è perfetto e Chucky sembra davvero una bambola, mentre in altri punti l’espressività è più accentuata e funzionale. Proprio per questi ultimi elementi diciamo che sul lato degli effetti si poteva fare decisamente di più.

Nonostante i limiti tecnici, il fatto che Chucky sia una bambola copre un minimo la sensazione di finto, ma soprattutto è proprio la gestione del personaggio a rendere piacevole il tutto: da quando il killer si manifesta definitivamente agli occhi dello spettatore, nella serie viene aggiunta una punta di ironia tipica della saga che rende grottesche le scene ma anche piacevolmente divertenti, ricordando la spensieratezza di “La Sposa di Chucky” e di “Il Figlio di Chucky” ma senza mai raggiungere quell’estremismo e mantenendo sempre un’equilibrio costante tra la commedia ed il thriller. Lo spirito quindi è quello raggiunto in “Il Culto di Chucky” il quale, omaggiando anche “Gremlins” e “Critters”, trovava un punto specifico ormai pienamente affermato del percorso del personaggio. Questa ironia grottesca e pungente della bambola si sposa con le atmosfere teen che invece vanno su un punto più serio ed inquietante, ancora una volta mostrato dal forte bullismo che le persone hanno nei confronti di Jake.

Se questo è l’elemento fondamentale che da al ritorno di Charles Lee Ray una boccata d’aria fresca, la scrittura di Mancini comincia a seminare i primi elementi già presenti nella saga che più volte ha mandato delle cattive frecciate al capitalismo. Qui però si esplora la difficoltà adolescenziale e si da spazio ai bulli del protagonista attraverso cui vediamo molte incertezze causate dai genitori che hanno sempre la pretesa di arrivare primi o la necessità di apparire per dare notorietà alla loro immagine accentuata dal lusso in cui vivono. La cosa invece eccessivamente veloce è il pregiudizio nei confronti di Jake collegato alla strana coincidenza di certi omicidi creato da poliziotti fin troppo eccessivi nelle proprie parole, ma che al momento non influenzano troppo l’andamento dell’interessante sceneggiatura della serie che, più prosegue, più diventa cattiva e spietata, ma lasciando spazio anche da una punta di comprensione dettata dall’apertura mentale di uno dei personaggi. L’introduzione che denuncia l’influenza cattiva sui ragazzi creata dalla superficialità e dal male è ormai ben impostata. Bisogna vedere se dal prossimo episodio il lancio qualitativo ambizioso proseguirà verso la luna o invece precipiterà molto prima.

Andrea Barone

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