Dead For A Dollar: Una lettera d’amore per il western classico

Articolo pubblicato il 8 Maggio 2023 da Andrea Barone

Presentato fuori concorso a Venezia 79 con annesso premio a Walter Hill (premio Cartier Glory). Western classico, il quarto del regista (I cavalieri dalle lunghe ombre, Geronimo e Wild Bill), quinto se si conta il pilota della serie Tv Broken Trail.

 

Siamo nel 1897. Dead for a Dollar segue il famoso cacciatore di taglie Max Borlund fin nelle profondità del Messico; qui si imbatte in Joe Cribbens – giocatore d’azzardo professionista e fuorilegge e suo nemico giurato – che Max aveva spedito in prigione alcuni anni prima. Borlund è in missione: deve ritrovare e portare a casa Rachel Kidd, moglie di un ricco uomo d’affari di Santa Fe, rapita e presa in ostaggio. Quando scopre che la donna è in realtà scappata da un marito violento, Max deve fare una scelta: portare a termine la missione disonesta per cui è stato ingaggiato, o farsi da parte mentre spietati fuorilegge mercenari e il rivale di lunga data si fanno sempre più vicini… Max e il suo aiutante Alonzo Poe non hanno nulla da guadagnare se resistono: nulla, a parte l’onore.

 

Una lettera d’amore per il Western classico arrivato ormai, possiamo dirlo, a fine a carriera; tutti gli stilemi del cinema western dagli anni ’40 al richiamo a Peckinpah e Leone, riportati sullo schermo, con protagonisti Christoph Waltz, Willem Dafoe, Rachel Brosnahan, Warren Burke, Benjamin Bratt. Il classicismo del cinema statunitense di genere è forte dal motore d’azione: un incipit che ci presenta un protagonista, Max Borlund, mosso dal denaro cinicamente, ma con l’evoluzione conseguente si ragiona sul confine border line tra giustizia (privata) e legge istituzionale che porta al legame emozionale con gli altri personaggi. I poliziotti messicani si muovono in tal senso inseriti nelle scene di corruzione e di riscatto morale; il villain messicano invece è il proprietario con coercizione della cittadina rappresentata, autoproclamandosi possessore di acqua e terra in cui addentrarsi può costare la vita, soprattutto agli americani, (si annoia anche a parlare la loro lingua) poiché vuole esser pagato l’acqua bevuta dai cavalli dei protagonisti.

I soldi sono principale motivazione di ogni azione proprio come Sergio Leone usò fare nella trilogia del dollaro: Kidd, ricco uomo d’affari, mosso solo dalla volontà di farsi spazio nella politica e nel successo economico, non guarda in faccia a nessuno, nemmeno alla moglie che vorrebbe sfoggiare come un trofeo. Eppure la donna-oggetto dà uno schiaffo a questa idea respingendo totalmente il controllo dell’uomo. Infatti lei raggiungerà la piena indipendenza da tutti senza innamorarsi come in tanti altri film del genere, ma attivamente saprà sparare al momento opportuno. Il Cribbens di Dafoe è ironico, determinato, giura vendetta che culminerà col duello finale (inquadratura che cita direttamente numerosi film del genere, tra cui Leone). Esteticamente purtroppo non è un film all’altezza del contenuto, interessante ma patinato e pulito sull’arancio negli esterni, più scuro negli interni ma inspiegabilmente ci sono dei posticci flashback in bianco e nero ad accompagnare il racconto/ricordo dei due personaggi di Waltz e Dafoe. Interessanti e di richiamo invece la colonna sonora e in parte minore le scenografie. Lo scontro finale che precede l’atteso duello è tra i messicani sopraffattori e la coalizione nata tra i tre, Max, Poe e Rachel.

 

Nonostante i limiti tecnici, straripa la voglia di Hill nel portare al cinema o quasi, siccome in USA uscirà direttamente in homevideo, un suo personalissimo western classico congelando il tempo e riportando lo spettatore in giro per il vecchio West.

Voto:
3.5/5
Andrea Barone
4/5
Alessio Minorenti
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