Articolo pubblicato il 30 Giugno 2023 da Christian D'Avanzo
Prima che venisse annunciato nel 2017 la progettazione dell’ultimo film di Hayao Miyazaki, valevole così come testamento da lasciare alla Settima Arte e a tutti i suoi cultori, “Si alza il vento” del 2013 doveva essere il grande ritiro dalle scene per il maestro del cinema d’animazione. L’undicesima perla del regista giapponese venne presentata alla 70a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e candidata all’Oscar per il Miglior Film d’Animazione, aggiungendosi all’altra candidatura senza vittoria per “Il castello errante di Howl” dopo la statuetta ottenuta invece nel 2003 con “La città incantata”.
Con “Si alza il vento”, Miyazaki conquista ancora una volta i botteghini giapponesi (e non solo), oltre che al consenso della critica cinematografica, attraverso un racconto auto-biografico che viene nascosto dietro il personaggio storico realmente esistito di Jiro Horikoshi.

La trama di Si Alza il Vento di Hayao Miyazaki
“Si alza il vento” narra appunto le vicende semi-biografiche di Jiro Jorikoshi: uno dei più celebri ingegneri aeronautici giapponesi che iniziò a lavorare presso l’azienda Mitsubishi a partire dagli anni ’30 per la realizzazione di aerei da caccia, i quali verranno poi impiegati durante il Secondo Conflitto Mondiale.
Nonostante le sue invenzioni saranno con suo rammarico sfruttate per scopi prettamente bellici, le intenzioni del “ragazzo giapponese” di Fujioka sono sempre state le più onorevoli. Fin da piccolo Jiro è rimasto sempre affascinato da questa passione per il volo e gli aeroplani, sognando di pilotarli svariate volte ispirandosi al mito del Conte e progettista italiano Gianni Caproni. Tuttavia, il problema legato alla sua miopia gli ha reso impossibile potersi librare in aria assieme alle proprie invenzioni, venendo relegato al ramo della progettazione. Su carta Jiro può così finalmente concretizzare il proprio sogno nella realizzazione di splendidi aeroplani iniziando la propria carriera di progettista, prima studiando e laureandosi presso l’Università Imperiale di Tokyo e da lì a poco iniziando a lavorare presso la Mitsubishi.
Inoltre, nel cuore di Jiro non ci sono solo ingranaggi ed equazioni d’ingegneria, ma c’è spazio anche per l’amore verso la bella Nahoko: ragazza conosciuta durante il nefasto evento del terremoto che distrusse la regione del Kanto nel 1923. Un amore nato tra le macerie, destinato a spiccare il volo.
La Recensione di Si Alza il Vento: due giganti ragazzi giapponesi
Un libero amore verso la vita e le proprie passioni viene più volte brutalmente ostacolato durante gli splendidi ed intensi 126 min di “Si alza il vento”, contrapponendo le vite davvero molto simili di due artisti/inventori che hanno saputo eccellere nel loro rispettivo campo: Jairo e Hayao.
Oltre al primo infatti, anche Miyazaki è fin dalla tenera età attratto dagli aerei e dall’aviazione – suo padre Katsuji è stato guarda caso un ingegnere aeronautico di successo – dandone esplicitamente prova attraverso molte sue opere cinematografiche, da “Nausicaa Della Valle Del Vento” del 1984 a “Porco Rosso” del 1992. Ancora, il protagonista del film in questione è un “ragazzo giapponese” dagli occhiali tondi che vive la guerra e la devastazione, ma che non può fare altro che rimanere un inguaribile sognatore e dare concreta realizzazione al genio creativo che la vita gli ha concesso. Oltre alla passione, agli aspetti fisici e alle capacità creative comuni ad entrambi, l’elemento biografico più importante che Miyazaki inserisce all’interno della sua stessa opera, tanto straziante quanto emozionante, è forse il personaggio di Nahoko, che si ispira invece all’amata madre del regista, Dola, scomparsa prematuramente a causa di una tubercolosi spinale.
Il maestro dell’animazione (giapponese) Hayao Miyazaki non fa quindi altro che “nascondersi” dietro la figura di Jiro Jorikoshi per raccontare attraverso i suoi occhi innocenti e ricchi di magia tutto il suo cinema e la sua poetica, con una favola pacifista ed ecologista che è un puro e salvifico inno alla vita e che vuole proteggere la purezza delle idee creative – tanto nell’ingegneria, quanto nella cinematografia, ma generalmente in tutte le Arti – dalla minaccia degli interessi economico-materiali della corrotta natura umana. Perché in fondo gli aeroplani non sono né degli strumenti di guerra, né un mezzo di profitto commerciale…gli aeroplani sono uno splendido sogno.

La Recensione di Si Alza il Vento: il magico mondo di Miyazaki sospeso tra sogno e realtà
Per gran parte della sua filmografia, Miyazaki ha mostrato quanto adori stare tra le nuvole (letteralmente e metaforicamente), viaggiare e sfrecciare in cielo (“Porco Rosso”, “Nausicaa Della Valle Del Vento” e “Laputa – castello nel cielo” sono solo alcuni esempi) e “Si alza il vento” non fa sicuramente eccezione. La “novità” – se così si vuol chiamare – consiste nello spietato e denso realismo che avvolge la pellicola nonostante le molteplici trovate oniriche. La sceneggiatura di Miyazaki non solo fonde il personaggio protagonista di Jiro con l’intimo racconto “testamentale” del regista, ma riassume – anche attraverso semplici gag o rasoiate sottili ma mai invisibili e mai a vuoto – la spaesata situazione politica del Giappone nella prima metà del ‘900, costretta per la sua arretratezza materiale e storica a lasciarsi mettere i piedi in testa dalle altre potenze mondiali, per poi finire con un cumulo di maceria tra le mani sporche di polvere.
Un realismo storico-politico, anche nel descrivere la crisi economica e le calamità che distrussero il Sol Levante, tra la guerra e il terremoto, ma un realismo che passa anche per la maniacale cura al dettaglio che Miyazaki mostra sullo schermo. Dalla realizzazione su carta degli aeroplani ai vari gesti del comun vivere, il regista abbonda la visione di particolari grafici e concettuali con la quotidianità – sempre mostrata nelle opere del regista giapponese, spesso rappresentata nelle iconiche immagini dei momenti culinari – che trova qui nuova linfa anche nei gesti di una coppia davvero innamorata.
Oltre al realismo tuttavia Miyazaki dà piena sostanza ai sogni ed incarna la sua poetica cinematografica attraverso la potenza ancora una volta del cinema d’animazione: il tratto grafico delicato, posato e magniloquente regala una visione che non può che essere una pura gioia per gli occhi. La palette cromatica, le varie forme e l’abbondanza di particolari disegnati a mano dall’equipè vengono esaltati dalla regia del maestro, che sfrutta l’ottimo montaggio, le dissolvenze e l’onirismo per donare un aspetto fantastico ad una storia essenzialmente reale, per poi spiccare veramente il volo grazie all’immancabile supporto di Joe Hisaishi alla colonna sonora, che fa tremare le corde dell’emotività.
Il finale di “Si alza il vento” poi è forse quello più agrodolce della filmografia del regista/ragazzo giapponese, dove l’happy ending viene surclassato dalla guerra, dalla distruzione e dalla morte. Visivamente quindi molto più “agro” che “dolce”…ma è proprio quel “dolce” ad essere fulcro imprescindibile del film e della poetica cinematografica di Miyazaki.
“Si alza il vento” è un puro inno alla vita, alla speranza, a godere delle gioie che ci regala il presente, è un racconto antimilitarista ed ecologista. È un’opera che soprattutto parla di amore, tanto verso un’altra persona – che non può e non deve svanire – quanto verso le proprie passioni, l’Arte e i propri sogni, che non potranno mai essere corrotti e distrutti perché, mentre le bombe scoppiano a terra, i sogni sfrecciano in cielo trasportati dal vento.
