Articolo pubblicato il 30 Dicembre 2022 da Alessio Minorenti
Uscirà nelle sale di tutto il mondo tra il 23 e il 29 novembre, per poi approdare su Netflix il 23 dicembre, il secondo capitolo della saga di Knives Out, per cui fino a questo momento è prevista una trilogia, diretto sempre dal regista statunitense Rian Johnson con protagonista Daniel Craig.
La trama di Glass Onion: A Knives Out Mistery
Questa è la sinossi ufficiale rilasciata da Netflix: “Benoit Blanc torna protagonista in un nuovo giallo di Rian Johnson. Questa nuova avventura trova l’intrepido detective in una sontuosa tenuta privata su un’isola greca, ma il come e il perché arrivi lì è solo il primo di molti enigmi. Blanc incontra presto un gruppo di amici decisamente disparato che si riunisce su invito del miliardario Miles Bron per la loro riunione annuale. Tra quelli nella lista degli ospiti ci sono l’ex socio in affari di Miles, Andi Brand, l’attuale governatore del Connecticut Claire Debella, lo scienziato all’avanguardia Lionel Toussaint, la stilista ed ex modella Birdie Jay con la sua coscienziosa assistente Peg, e l’influencer Duke Cody e la sua compagna Whiskey. Come in tutti i migliori misteri con delitto, ogni personaggio nasconde i propri segreti, bugie e motivazioni. Quando uno dei protagonisti viene scoperto morto, tutti sono sospettati. Tornando al franchise da cui ha iniziato, il regista candidato all’Oscar Rian Johnson, scrive e dirige Glass Onion: A Knives Out Mystery e assembla un altro cast stellare che include il ritorno di Daniel Craig al fianco di Edward Norton, Janelle Monáe, Kathryn Hahn, Leslie Odom Jr, Jessica Henwick, Madelyn Cline con Kate Hudson e Dave Bautista.”

Perché “Glass Onion: A Knives Out Mistery” esce in sala?
Il fatto che i diritti della saga di Knives Out siano stati acquisiti a peso d’oro da Netflix potrebbe sembrare un segno dei tempi e testimoniare ancor di più la presunta transizione alla quale staremmo assistendo negli ultimi anni, che vorrebbe il passaggio di un quantitativo di film sempre maggiore dalla sala allo streaming. Tuttavia “Glass Onion: A Knives Out Mistery” rappresenta anche l’apripista di una nuova politica del maggiore colosso dello streaming mondiale, infatti la sua permanenza in sala di una settimana (che sarà senz’altro prolungata da tutti i cinema che ne avranno convenienza) avviene sulla scia degli esperimenti già tentati con “The Irishman”, “Don’t look up” e (in Italia) “E’ stata la mano di Dio”. Netflix sembra essere venuta a patti, secondo numerose fonti interne dell’azienda, con il fatto che il solo rilascio in streaming delle pellicole è insufficiente per il rientro economico, soprattutto per produzioni di una certa portata, e soprattutto che l’interesse per questi progetti una volta rilasciati in streaming si dissipa completamente, nel migliore dei casi, dopo al massimo tre settimane. Portando un caso concreto si potrebbe facilmente argomentare come il modello distributivo originario di Netflix non potrebbe mai prevedere un fenomeno come “Top Gun: Maverick”, ossia il successo di un’opera nell’arco di 4-5 mesi continuativi dalla sua uscita. Almeno per i film di punta la strategia del colosso statunitense è destinata probabilmente a cambiare e sembra evidente che consisterà nel prevedere sempre più lunghe permanenze al cinema per queste opere altrimenti troppo velocemente dimenticate.

La recensione di Glass Onion: A Knives Out Mistery
La figura di Benoit Blanc è senza dubbio quella di maggior successo se si fa riferimento ai detective sul grande schermo degli ultimi anni. Questo buffo investigatore dallo strambo accento le cui coordinate geografiche sembrano sfuggire anche ai personaggi che interagiscono con lui nel corso della pellicola (ricordiamo nel primo capitolo il personaggio di Chris Evans fare una battuta al riguardo) ha saputo fin da subito entrare nel cuore degli spettatori del primo film. Una caratteristica fondamentale di questi due film di Knives Out, e incarnata perfettamente anche dal loro protagonista per l’appunto, è la loro giocosità. Al di là infatti di tutte le tematiche trattate in modo spesso centrato, soprattutto nella prima pellicola, a colpire è la travolgente componente ludica di queste pellicole. Si sperimenta guardandole la curiosità intellettuale e quel pizzico di tensione che potrebbe provocare una partita a Cluedo, sembra infatti che Rian Johnson fornisca man mano a noi spettatori un sempre maggiore numero di carte dalle quali partire per formulare supposizioni e teorie al fianco dei personaggi su schermo. Ecco dunque che Benoit Blanc risulta il detective perfetto per svolgere il ruolo di protagonista in queste frizzanti film gialli: il personaggio interpretato da Daniel Criag, pur essendo profondamente empatico con le protagoniste con le quali collabora in questi due film, risolve i casi per il puro gusto di farlo perché risolvere enigmi è la sua naturale predisposizione. Non vi sono particolari apparati teorici alla base delle sue azioni, non vi è uno spiccato senso di giustizia o una voglia smodata di appianare le ingiustizie, come Indiana Jones sente il richiamo dell’avventura, Benoit Blanc sente il richiamo di un mistero irrisolto.
Questo secondo capitolo di Knives Out dunque può ritenersi un film senza dubbio riuscito e molti dei meriti del primo film si ripropongono anche in questa seconda iterazione: la regia di Rian Johnson ci accompagna per tutta la durata della pellicola con una fluidità e un gusto per la dinamicità dei movimenti di macchina che ha pochi eguali tra i registi commerciali contemporanei e la sua messa in scena dei corpi attoriali e le loro interazioni con la scenografia che li circonda sono ancora una volta perfetti. In modo diverso dalla magione del primo capitolo, ma in modo comunque efficace, l’isola (che sembra un palese richiamo all’ambientazione di “Dieci Piccoli Indiani”) diventa luogo di nascondigli, ombre e sguardi incrociati, fondamentale da decriptare per comprendere fino in fondo i meccanismi della narrazione. L’ambientazione e il periodo dell’anno prescelti tuttavia fanno virare la palette cromatica verso colori più chiari e accesi e i relativamente ridotti spazi del primo in questo caso si moltiplicano in senso verticale e orizzontale.
Altra freccia all’arco della pellicola (e dato fondamentale nell’analisi del panorama cinematografico moderno) è il fatto che questo film è ambientato nel corso della pandemia di covid e questo aspetto è rimarcato in tutti i modi nei quali siamo stati abituati a codificare questa lunga fase della nostra vita. Le mascherine (e il loro più o meno esatto utilizzo) vengono indossate dai protagonisti, gli assembramenti sono proibiti e forse sia assiste addirittura a un’inusitata somministrazione di vaccini contro il virus che ormai da anni influenza la quotidianità di tutti.
Ciò che tuttavia frena almeno parzialmente la completa riuscita di questo secondo capitolo di Knives Out è l’efficacia dell’impianto drammaturgico. E’ infatti importante ricordare come il primo film si aprisse con la descrizione di difficoltà economica nella quale versava il personaggio interpretato da Ana De Armas e come essa fosse il fulcro emotivo, politico e morale di tutta la vicenda, stringendo un bel legame sia con Benoit Blanc sia con il patriarca della famiglia interpretato dal compianto Cristopher Plummer. In questo secondo capitolo per quanto vi sia un corrispettivo del personaggio succitato sembra di assistere piuttosto al rifacimento sbiadito di un originale che a un nuovo e riuscito modello. Altra differenza non del tutto apprezzabile è lo sfasamento della nostra prospettiva spettatoriale da quella del detective; se infatti nella prima pellicola le informazioni in possesso di Benoit Blanc (almeno ai nastri di partenza) erano le stesse a nostra disposizione, in questo secondo caso la coincidenza non è perfetta e questo dato potrebbe far perdere punti alla pellicola soprattutto nella prospettiva di future revisioni.