Articolo pubblicato il 15 Novembre 2022 da Bruno Santini
In virtù di alcuni grandi successi ottenuti al cinema negli ultimi anni, Timothée Chalamet ha ottenuto sempre più credito da parte degli appassionati e gli amanti del cinema stesso; non a caso, si parla di uno degli attori più talentuosi nella nuova generazione attoriale contemporanea e – benché per molti sia un attore piuttosto sopravvalutato – ha regalato prestazioni di grande livello in diversi film, collaborando con registi di fama mondiale e ottenendo credito anche presso il grande pubblico. Ma quali sono le migliori interpretazioni di Timothée Chalamet, in attesa di osservare il suo nuovo ruolo al cinema, nel film Bones and All diretto da Luca Guadagnino?
Chiamami col tuo nome (2017)
La prima tra le migliori interpretazioni di Timothée Chalamet all’interno di un film non può che essere quella che ha visto l’attore impegnato in Chiamami col tuo nome. Il film diretto nel 2017 da Luca Guadagnino, che torna a collaborare con l’attore che ne ha parlato in maniera certamente lodevole, presenta – probabilmente – la migliore interpretazione complessiva di Timothée Chalamet, sia per la difficoltà del suo ruolo, sia per la grande sorpresa che ha riguardato gli spettatori del film.
Attraverso scene di grande complessità, in un ruolo che ha restituito tutto il grande talento di Timothée Chalamet, il giovane attore ha permesso di rendere l’Elio Perlman rappresentato un personaggio particolarmente amato ed oggetto di empatia da parte degli spettatori. Indimenticabile, in tal senso, è la scena finale, che vede Elio di fronte ad un camino in lacrime, per un amore che sa di non poter vivere più con la stessa intensità: il suo sguardo alla camera, rivolto idealmente allo spettatore attraverso la rottura della quarta parete, è un grande indizio del talento di Chalamet.
Il re (2019)
Seconda tra le migliori interpretazioni di Timothée Chalamet è quella all’interno del film Il re, del 2019. Il prodotto cinematografico in questione vede la regia di David Michôd (che aveva già lavorato a film come Animal Kingdom e The Rover), per un prodotto che sembra essere confezionato su misura per il suo protagonista. Così com’era accaduto per The Rover, infatti, pensato esclusivamente per l’interpretazione di Guy Pierce, anche Il re è pensato sicuramente per il volto e per la mimica facciale di Timothée Chalamet, che sicuramente non disattende le aspettative.
Sebbene The King non sia un gran film, nonostante il libero adattamento dell’Enrico V shakespeariano, rappresenta un ottimo indizio per parlare dell’interpretazione dell’attore, capace di incarnare perfettamente l’ideale di un sovrano giovane, ribelle e indolente ma, allo stesso tempo, capace di diventare un valido e irreprensibile condottiero, che non si tira indietro davanti all’omicidio e allo scontro.
The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun (2021)
A questo punto, nel considerare quali siano le migliori interpretazioni di Timothée Chalamet, si inizia con il primo dei tre film che hanno visto l’attore impegnato in un 2021 importantissimo per la sua carriera. Diventato sempre più importante anche per gli addetti ai lavori, infatti, Timothée Chalamet ha vestito i panni di tre personaggi diametralmente opposti l’uno all’altro.
Il primo dei tre è quello di Zeffirelli, giovane e svampito personaggio (amante della rivoluzione) presente all’interno del grande lavoro The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun, diretto da Wes Anderson. Nonostante un cast eccezionale, che presenta nomi di altissimo calibro, il film in questione non ha ottenuto un grandissimo successo né in termini mediatici che per quel che concerne la critica e, a dirla tutta, “Revisioni di un manifesto”, il terzo atto della pellicola diretta dal regista di Grand Budapest Hotel, fatica ad essere considerato come il migliore del film. Nonostante ciò, il lavoro di Chalamet è sicuramente importante: lavorare con Wes Anderson non è semplice, soprattutto in virtù della caratterizzazione dei personaggi che il regista statunitense richiede, ma l’attore riesce in un suo ruolo che oscilla a metà tra la rappresentazione e l’animazione, la cruda realtà e la fantasia.
Dune (2021)
Seconda tra le migliori interpretazioni di Timothée Chalamet nel 2021 è quella che ha portato l’attore statunitense a vestire i panni di Paul Atreides in Dune; il film in questione, diretto da Denis Villeneuve, caratterizza sicuramente una sfida vinta – oltre che un tabù superato – da parte del regista di Sicario e Blade Runner 2049, dal momento che in molti, tra cui anche David Lynch nel 1984, non erano riusciti a realizzare un prodotto che sapesse adattare il primo romanzo di Frank Herbert.
Se il materiale adattato – la prima metà del primo romanzo della saga – costituiva, di per sé, un qualcosa di estremamente complesso, stesso dicasi anche del personaggio di Paul Atreides: in preda alle inquietudini, alla paura e alla grandezza di Caladan prima, capace di assumere le redini dell’Impero poi. Il percorso di Paul Atreides all’interno del libro passa attraverso l’assenza di lacrime (il dono dell’acqua) versate al momento giusto e, soprattutto, per mezzo di una costruzione del personaggio che risulta essere molto complessa. Per ora, Timothée Chalamet è riuscito a giostrarsi perfettamente tra sogni, premonizioni, guerre e tanto altro, in attesa di un secondo film che lo metterà alla prova ancor più.
Don’t Look Up (2021)
L’ultima tra le migliori interpretazioni di Timothée Chalamet che merita di essere considerata è, ancora una volta, avvenuta nel 2021: distribuito su Netflix, Don’t Look Up è un importantissimo film sociale che, così come i due precedenti, presenta un super-cast, diretto in questo caso da Adam McKay. Il ruolo di Chalamet è minore rispetto a quello di Dune, ma comunque incisivo; all’interno del film in questione l’attore veste i panni di Yule, in un concentrato sicuramente molto ironico e interessante, che permette di restituire anche un’immagine dell’attore attesa, ma non ancora mostrata sullo schermo: l’ironia e la vena comica, che passa attraverso la sua immagine di rivoluzionario anti-sistemico che vive, nel totale disinteresse di ogni cosa (tranne che delle patate novelle!) l’imminente fine del mondo.