I Migliori Film Horror da vedere in streaming maggio 2023

Scappa Get Out

Articolo pubblicato il 1 Maggio 2023 da Vittorio Pigini

Come ogni mese, di seguito vengono consigliati i 10 migliori film horror da vedere in streaming sulle principali piattaforme streaming nel mese di maggio 2023.

I 10 migliori film horror da vedere in streaming a maggio 2023 sulle principali piattaforme streaming

Oltre all’opera prima del regista Ari Aster, con il suo ultimo film “Beau ha paura” attualmente in sala, con i 10 migliori film horror da vedere in streaming a maggio 2023 si spazierà territorialmente dall’Europa del Nord al lontano Oriente, dall’Italia all’Iran.

Rigor Mortis

Il cacciatore di vampiri, di Juno Mak – 2013 (Prime Video)

Presentato alla sezione giornate degli autori alla 70° edizione del Festival di Venezia, l’opera prima dell’attore e regista di Hong Kong Juno Mak rende omaggio al Jiangshi cantonese – specialmente degli anni ’80 – con un ghost-movie che mescola zombie, demoni e vampiri in salsa kung-fu.

 

L’ambientazione gotica e fatiscente de “Il cacciatore di vampiri” (titolo internazionale “Rigor Mortis”) ne risalta la marcia atmosfera – resa ottimamente dall’impianto foto-scenografico – con la chiave horror che gode della supervisione del produttore Takashi Shimizu (“Ju-on”, “The Grudge”), diversi personaggi ben sfaccettati, un intreccio narrativo che regala colpi di scena ed un divertente lato action messo benissimo in scena dalla regia dello stesso Mak.

Intervista col vampiro, di Neil Jordan – 1994 (NOW)

Tratto dall’omonimo romanzo di Anne Rice, il fresco premio Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale per “La moglie del soldato” Neil Jordan realizza, con il suo 8° lungometraggio, un grande successo per gli anni ’90 tanto per il pubblico (oltre 200 milioni $ al botteghino mondiale) quanto per la critica (arrivano anche due candidature all’Oscar, per la miglior colonna sonora e la coppia di scenografi italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo).

 

Come suggerito dallo stesso titolo, “Intervista col vampiro” è la seduta psicoterapeutica del vampiro Lestat de Lioncourt, che rende nota al giornalista Daniel Malloy la natura tanto affascinante quanto maledetta dei succhiasangue. Un cast di lusso compone questo soft-horror, tra cui Tom Cruise, Brad Pitt, Antonio Banderas, Christian Slater ed una giovanissima Kirsten Dunst.

La maschera del demonio, di Mario Bava – 1960 (Prime Video)

Tra i pilastri del cinema horror italiano, la prima vera regia dell’influente artista Mario Bava è un gotico allo stato puro, esaltato da un Bianco e Nero tanto brillante quanto tenebroso e messo in scena anche e soprattutto attraverso gli effetti speciali di quello che viene considerato, non solo dagli addetti ai lavori, come un vero e proprio maestro e genio dei trucchi artigianali.

 

La storia della principessa condannata per stregoneria – ruolo che porterà alla fama l’attrice Barbara Steele – è fonte d’ispirazione anche per i grandi cineasti di genere contemporanei, che hanno più volte espressamente omaggiato ed amato non solo “La maschera del demonio” ma proprio il cinema di Bava in generale. Tra questi, registi come Quentin Tarantino, Francis Ford Coppola, Tim Burton e Rob Zombie.

Bones and All, di Luca Guadagnino – 2022 (NOW)

Adattando l’omonimo romanzo di Camille DeAngelis, Luca Guadagnino realizza il suo primo film girato ed ambientato interamente negli U.S.A., raccontando un’aspra, toccante e delicata storia d’amore contro l’emarginazione e le diversità sociali, attraverso un horror sentimentale che prende le tinte di un road-movie, dove il romanticismo non viene divorato dalle dosi di splatter ed orrore.

 

Dolcemente dilatato nei suoi densi tempi, regalando anche qualche colpo di scena, “Bones and All” gode di un impianto visivo elegante e ben definito, con la grande colonna sonora del duo T. Reznor/A. Ross e la giovane coppia protagonista che riesce ad esprimere appieno amore e paura, partendo da una Taylor Russel che riesce a prendere il sopravvento su un giovane e già navigato Timothée Chalamet.

Hereditary – Le radici del male, di Ari Aster – 2018 (NOW)

Opera prima di uno dei grandi artefici della new wave horror del panorama cinematografico (indipendente) mondiale dell’ultimo decennio e considerato dai più uno dei film più spaventosi del nuovo millennio, Ari Aster si presenta scrivendo e dirigendo con “Hereditary” un film che rievoca fortemente le atmosfere del cinema di genere anni ’70 di sette e possessioni, con piglio prettamente moderno.

 

Il dramma e l’instabilità della famiglia Graham – mentre il culto del Male muove tutti i fili – messo in scena non solo dalla bravura di un cast fortemente in parte (decisamente ottime le prove di Toni Collette e Alex Wolff), ma anche e soprattutto dall’imponente regia di Aster (soprattutto al suo debutto), che sfrutta perfettamente il sound ansiogeno e sobbalzante per restituire un’esperienza a dir poco terrificante.

Lasciami entrare, di Tomas Alfredson – 2008 (RaiPlay)

Adattando l’omonimo romanzo di J. A. Lindqvist, l’opera prima di Tomas Alfredson è un horror/teen/drama che riscrive e modernizza la figura del vampiro invertendone la condanna, mostrando rapporti umani freddi e distaccati soprattutto verso chi ha semplicemente una natura diversa. Una richiesta di ingresso alla vita, all’età adulta, che passa attraverso l’amore, la morte e la riscoperta di sé, con un rapporto d’amicizia che riscalda la neve insanguinata di una gelida Svezia nel suo inverno.

 

Con ottimi effetti speciali ed intelligenti trovate per “giocare” col basso budget, il regista in “Lasciami Entrare” ammanta la crescita del suo giovane protagonista (molto intense e toccanti le prove di entrambi i giovani protagonisti Kåre Hedebrant e Lina Leandersson) di proverbiale delicatezza e crudeltà, con le sequenze più violente messe in scena con eleganza ed una certa sensibilità, senza mai abbandonare l’inquietudine e lo scorrere del sangue.

The Host, di Bong Joon-ho – 2006 (Netflix)

Il mondo (occidentale) si è accorto del genio del regista coreano Bong Joon-ho solamente di recente grazie allo strepitoso successo di “Parasite”, ma da decenni il regista di “Memories of Murder” e “Snowpiercer” continua a realizzare solo grandi film, tra cui questo “The Host”. Questo monster-movie con i kaiju – suo terzo lungometraggio – denota già la grande fattura tecnica del regista, che riesce a fornire alla pellicola un ritmo vivace e contrapponendo con abilità commedia, azione e dramma, soffermandosi sulle angolazioni più adatte ad offrire la migliore tensione e spettacolarità.

 

Un horror che va per il sociale, con la mostruosa creatura – nata dall’inquinamento – che non può non porre le basi per un’aspra denuncia ambientalista, con forte ostilità verso le istituzioni e gli organi che, invece di proteggere la popolazione, la trasforma in una vera e propria cavia da laboratorio.

Scappa – Get Out, di Jordan Peele – 2017 (Netflix)

Scritto e diretto dall’ormai ex comico statunitense Jordan Peele, “Scappa – Get Out” è l’opera prima di uno dei fari cinematografici più brillanti nel panorama orrorifico degli ultimi anni, che è riuscito a far tornare in maniera decisiva la questione sociale (in particolare la questione razziale) all’interno del cinema horror di romeriana memoria.

 

Al di là dell’aspra critica al nuovo liberalismo ipocrita – specialmente negli U.S.A. – il film che, mai banalmente, vincerà l’Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale è un satirico thriller-horror che gode di una regia tanto prelibata quanto la sua scrittura (soprattutto per essere un debutto dietro la macchina da presa) che regala un’atmosfera sensoriale claustrofobica e dalle stoccate di suspense e di orrore di alto livello, senza abbandonare un graffiante black-humor.

La casa di Jack

La casa di Jack, di Lars von Trier – 2018 (Prime Video)

La mente disturbata di un serial killer come metafora del processo artistico. Un incredibile montaggio che esalta l’autocitazionismo del regista e gli svariati riferimenti letterari e artistici (Goethe, Dante, Delacroix) che accompagnano una narrazione tesa e diabolicamente lucida, con un’insolita veste grottesca ed ironica a placare i momenti più cruenti, e con un finale surreale mozzafiato dove le parole risultano veramente di troppo.

 

Ingegnere psicopatico con tendenze ossessivo-compulsive – dalla glaciale razionalità da rendere terribilmente veritiero un Matt Dillon dalla prestazione superlativa – che in qualche modo incarna il pensiero filmico dello stesso regista nel creare la sua personalissima arte attraverso opere “discutibili e fraintendibili” che possano scioccare, disturbare e stupire il mondo dell’intrattenimento. Con “La casa di JackLars Von Trier firma quello che potrebbe essere il suo ultimo film (date le destabilizzanti condizioni psicofisiche) che si erge come manifesto della sua Arte di spessore: un cinema brutale, senza compromessi eppure fatalmente introspettivo e psicologico.

L’ombra della paura, di Babak Anvari – 2016 (Netflix)

Debutto cinematografico per il regista di origini iraniane Babak Anvari, che realizza un particolare ghost-movie ambientato durante i conflitti post-rivoluzionari nel 1980, agli inizi della guerra tra Iran e Iraq, che vede una madre musulmana cercare di proteggere la propria bambina da un’entità che sembra abbia infestato la sua abitazione.

 

Una condizione opprimente quella vissuta dai personaggi nella scena di “L’ombra della paura”, restituita allo spettatore con una convincente pressione psicologica frutto di un’ombra onnipresente ed intangibile che si fa metafora, oltre che del dramma della guerra civile, anche e soprattutto della condizione quotidiana vissuta dalle donne musulmane.