Dogman: perché si chiama così e la spiegazione del finale del film di Matteo Garrone

Dogman è un film del 2018 del regista Matteo Garrone, che presenta un epilogo cupo e misterioso ma pur sempre allegorico: qual è il significato del finale?
Dogman: di seguito la spiegazione del titolo del finale del film di Garrone

Articolo pubblicato il 24 Dicembre 2023 da Arianna Casaburi

Il tratto distintivo di Dogman, film diretto da Matteo Garrone uscito nelle sale nel 2018, è la sua capacità di trasportare lo spettatore in un’atmosfera favolistica noir, raggiungendo la sua massima espressione simbolica sia nella scelta del titolo, che nel “lieto fine” rappresentato nelle scene di chiusura.

Dogman: perché si chiama così? La spiegazione del titolo

La scelta di optare per un titolo in inglese lascia un’ambivalenza semantica che in italiano non sarebbe stata possibile. “Dogman” è di fatto la professione del protagonista Marcello Fonte, eponimo dell’attore che lo interpreta, letteralmente “l’uomo dei cani”, ossia colui che si prende cura e si occupa della toelettatura all’interno del suo negozio “Dogman”, da cui il titolo del film. Tuttavia quest’ultimo può essere interpretato anche come la volontà di apporre una connotazione negativa al sostantivo “man”, uomo. “Dogman” diventerebbe in questo senso un “uomo cane”, colui che segue naturalmente i suoi istinti più infimi e arriva a compiere crimini bestiali, fino ad arrivare a una completa dissoluzione di sé come essere umano e avvicinarsi sempre di più a un principio di bestialità

Il finale di Dogman

Questa figura dell’uomo-cane si palesa definitivamente agli occhi dello spettatore nella scena in cui Simone viene rinchiuso da Marcello nella gabbia del suo negozio. Se per buona parte del film Marcello sembra arrendersi ai giochi della malavita, nell’epilogo trova finalmente il coraggio di prendere in mano la situazione e di porre fine a questo circolo vizioso, quasi in cerca di una catarsi personale. Tramite movimenti spasmodici della camera, quasi a imitare l’andamento fedele di un cane nei confronti del suo padrone, Garrone prende per mano lo spettatore e lo accompagna nei molteplici gironi che contrassegnano la discesa agli Inferi di Marcello e la conseguente esperienza della conoscenza del male

Nelle sequenze finali, Marcello sente in lontananza e riconosce le voci dei suoi amici mentre giocano in un campetto di calcio. Marcello urla per far capire che è là, vorrebbe condividere con loro il suo trionfo, ma sembrano non sentirlo affatto, come se si trovasse in un limbo dal quale osservare il mondo andare avanti ora che Simone può dirsi finalmente sconfitto.

La spiegazione del finale di Dogman

Nella sequenza successiva, in uno scenario dai toni apocalittici, Marcello porta sulle spalle il corpo di Simone dalla spiaggia verso delle abitazioni. Umanamente solo, ma pur sempre seguito dal suo cane, vediamo Marcello arrivare nel piazzale circolare di un parco giochi, per poi sedersi sul muretto. Nella scena finale Marcello è immortalato all’interno di un cerchio, l’ultimo girone infernale, quello definitivo, come se nel suo tentativo di voler spezzare quel guinzaglio che lo ha fino a quel momento soffocato, sia diventato lui ora un nuovo anello di quella stessa catena del male contro cui ha tanto lottato. 

Dogman catapulta lo spettatore in un’esperienza visiva altamente poetica, che entra in contrasto con le tematiche crude, violente e terribilmente attuali trattate. Con questa scena finale, Garrone sembra voler svelare il suo messaggio morale: in ogni essere umano si cela una parvenza di bestialità. Questo è Dogman.