Articolo pubblicato il 24 Ottobre 2023 da Christian D'Avanzo
SCHEDA DEL FILM
Titolo del film: Past Lives
Genere: Drammatico, Sentimentale
Anno: 2023
Durata: 106 minuti
Regia: Celine Song
Sceneggiatura: Celine Song
Cast: Greta Lee, Teo Yoo, John Magaro, Moon Seung-ah, Seung Min Yim, Ji Hye Yoon, Won Young Choi, Ahn Min-Young, Seo Yeon-Woo
Fotografia: Shabier Kirchner
Montaggio: Keith Fraase
Colonna Sonora: Christopher Bear, Daniel Rossen
Paese di produzione: USA
Past Lives è il film d’esordio di Celine Song, la quale ha scritto e diretto il lungometraggio in questione. Prodotto e distribuito dalla A24, mentre in Italia dalla Lucky Red a partire dal 14 febbraio 2024. Segue la recensione di Past Lives, presentato in concorso al Festival di Berlino 2023.
La trama di Past Lives, diretto da Celine Song
La trama di Past Lives, scritto e diretto da Celine Song:
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“Il focus è la storia di Nora e Hae Sung (Moon Seung-ah e Seung Min Yim), due amici d’infanzia molto legati tra loro. I due vengono separati quando la famiglia di Nora decide di emigrare dalla Corea del Sud al Canada e finiscono col perdersi di vista. Crescendo in America, Nora (Greta Lee) riesce a coronare il suo sogno di scrivere per vivere e si trasferisce a New York. Nel frattempo Hae Sung (Teo Yoo) sta svolgendo la leva militare obbligatoria in Corea. Vent’anni dopo i due si incontrano e trascorrono insieme una settimana, durante la quale si ritroveranno ad affrontare nozioni come quella di amore e destino.”

La recensione di Past Lives, l’esordio folgorante di Celine Song
L’esordio di Celine Song è destinato a stagliarsi immediatamente nell’immaginario collettivo, specie quando si penserà ai film romantici. Past Lives è un’opera che la regista ha voluto condividere con il mondo, una sua personalissima esperienza di vita che provoca emozioni sempre differenti, trasportando chi osserva in un vero e proprio vortice sensoriale. Sin dalla presentazione dei personaggi viene mostrata una raffinata cura dei dettagli, tenendosi però sul minimalismo invece di puntare sullo sfarzo. D’altronde, è quando si presenta un’urgenza creativa che si può risultare autentici, trasmettendo realmente la percezione del proprio Io, una visione d’insieme in grado di legare a sé temi universali da cui non si smette mai di apprendere. Cinematograficamente parlando, la giovane cineasta mette in risalto le due personalità appartenenti ai protagonisti, Nora e Hae Sung, tramite una biforcazione mai troppo netta, bensì gradualmente disposta per tutta la durata del racconto. Basta soffermarsi sugli arredi e sui luoghi di due grandi metropoli geograficamente e culturalmente distanti come New York e Seoul, passando poi per le molteplici sottolineature verso una mentalità progredita sull’impronta occidentale, molto differente da quella orientale. Nonostante ciò, Nora non ha mai smesso di ricordare con nostalgia e affezione alle sue radici, e lo dimostra con un gesto involontario e strettamente collegato al subconscio: parla in coreano quando sogna. Inoltre, rapportandosi nuovamente all’amico di infanzia sembra poter finalmente constatare da vicino le discrepanze culturali con la sua vecchia nazione, nutrendo comunque una certa curiosità verso i pensieri e i modi di fare propriamente coreani. Lo stesso dicasi per i lineamenti fisici di Hae Sung, i quali la attraggono nemmeno velatamente.
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La diegesi del film è composta da importanti intuizioni visive, abili nel rappresenta una condizione intima. I due protagonisti vengono raccontati con il montaggio alternato, qui ben dosato e mai invadente, lasciando che il loro nuovo incontro virtuale ne favorisca delle costanti sensazioni di malinconia e solitudine, servendosi della luce naturale che squarcia i volti dei personaggi ripresi in primo piano. Gli oggetti in scena comprimono Nora e Hae Sung, e il fuori campo lascia presagire una reciproca volontà di viversi quotidianamente (porta aperta; sole inquadrato tra le ante di una finestra) e ne deriva una forte solitudine-inquietudine, evidenziata dai controluce e dai colori soffusi. In Past Lives si parla frequentemente del concetto asiatico di in-yeon, letteralmente ‘connessione’, ribadendo come il fato possa perpetuarsi continuamente nei secoli facendo rivivere quell’amore unico – in tutte le sue declinazioni – e positivamente lacerante tra due persone. L’esordio di Celine Song è talmente maturo da un punto di vista estetico che non ha bisogno di grosse conversazioni per riuscire a comunicare i suoi contenuti, e le immagini sono in sinergia tra loro tanto che creano delle poetiche sequenze, incredibilmente delicate e contemporaneamente riflessive, mettendo in moto un processo sia sensoriale che intellettivo. La riflessione scaturita può essere infinita, ma il film prende una netta posizione e si dimostra audace poiché preferisce l’ordinario della ‘reale’ decisione, la quale ha la meglio sulla straordinaria e artificiosa ipotesi di un’altra vita.
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Il suddetto fattore nei dialoghi viene evidenziato parlando proprio di cinema, di un’eventuale narrazione più romantica e tipicamente da ‘happy end’ hollywoodiano, ma ad essa si oppone una malinconia che sa di un vissuto realmente consumato. L’idea orientale non a caso si rifà a Wong Kar-wai, qui omaggiato specialmente per il suo In the Mood for Love, ma per certi versi si rifà anche al Linklater della trilogia cominciata con Prima dell’alba, e infine va in contrasto con altri lungometraggi ben più mainstream all’interno del filone, come Sliding Doors. Ma Past Lives è strutturalmente opposto ad un altro film che ha fatto tanto parlare di sé di recente, ossia Everything Everywhere All at Once; l’esordio di Celine Song ne è praticamente l’antitesi, dato tende a non voler accettare l’intuizione in trend dei Multiversi, ma sceglie di restare fedele all’unica strada che si può e si vuole percorrere. Il presente è il tempo principale, quello da vivere e da costruire passo dopo passo, senza rimorsi e senza preoccuparsi dei se e dei ma, e soprattutto bisogna saper decidere gradualmente come affermarsi in quanto individui. Le ipotesi, il passato e il futuro non devono essere ponderate perché fluttuano attorno alla ragione umana come dei fantasmi, e come delle immagini in dissolvenza restano esclusivamente sullo sfondo. Ciascuna scelta può sembrare un salto nel vuoto, eppure prende forma in quanto atto di Fede per amare prima di tutto sé stessi, e soltanto successivamente ci si riesce a concedere agli altri. Consequenzialmente, ogni cambiamento comporta una rinuncia che può generare naturalmente una sorta di spleen, un qualcosa che spesso si riconosce metaforicamente in una ferita invisibile.
Il concetto di in-yeon e l’audacia di Past Lives
Lo in-yeon è predestinazione, un legame indissolubile con le vite passate, e proprio tale designazione viene scossa dalle nuove personalità , dall’introduzione di ulteriori agenti esterni che finiscono per portare sul compimento di un tragitto differente ma tangibile. In aggiunta, citando nuovamente i sogni in coreano di Nora, si comprende quanto risulti impenetrabile l’Io del singolo, quegli strati sfaccettati che hanno formato l’identità presente. Infatti, Arthur realizza di non poter capire fino in fondo Nora perché non conosce fino in fondo le sue radici, e inevitabilmente la percezione e l’esperienza di ogni persona è differente. Questi continui confronti non fanno altro che rendere emotivamente seducente l’irrazionalità dell’amore. L’originalità di Past Lives sta proprio in questo, nella finta promessa di star guardando l’ennesima fuga dalla realtà per un vecchio sentimento romanzato, per poi lasciar pian piano emergere la realtà sfumata insita nella coscienza privata. Dunque, guardando Past Lives sembra di star ascoltando una melodica sonata o una poesia per immagini, le quali riportano alla mente dello spettatore infinite possibilità , quegli amori mancati o ritrovati, oppure i rimorsi, le gioie ottenute dopo un’importante decisione, la malinconia e la solitudine. Il cinema, in questo caso, funge sia da specchio che da ponte tra la finzione e la (propria) realtà , ma soprattutto crea invece di indurre meccanicamente.Â