Articolo pubblicato il 25 Ottobre 2023 da Alessio Minorenti
SCHEDA DEL FILM
Titolo del film: Saw X
Genere: Horror
Anno: 2023
Durata: 118 minuti
Regia: Kevin Greutert
Cast: Synnøve Macody Lund, Tobin Bell, Shawnee Smith
Montaggio: Kevin Greutert
Colonna Sonora: Charlie Clouser
Paese di produzione: USA, Messico
Esce nelle sale italiane il 26 ottobre 2023 Saw X, il decimo capitolo della celebre saga horror che vede il ritorno di John Kramer, interpretato da Tobin Bell. Il film è costato 13 milioni e ne ha già incassati quasi 80. Di seguito la trama e la recensione di Saw X:
La trama di Saw X, diretto da Kevin Greutert
Ecco la trama ufficiale di Saw X: “John Kramer (Tobin Bell) è tornato. Il capitolo più agghiacciante della serie SAW esplora il passaggio mai raccontato del gioco più personale di Jigsaw. Ambientato tra gli eventi di SAW I e II, un John malato e disperato si reca in Messico per una procedura medica rischiosa e sperimentale nella speranza di una cura miracolosa per il suo cancro – solo per scoprire che l’intera operazione è una truffa per frodare i più vulnerabili. Armato di un nuovo scopo, John torna al suo lavoro, ribaltando la situazione sui truffatori nel suo tipico modo viscerale attraverso una serie di trappole ingegnose e terrificanti.”

La recensione di Saw X, con Tobin Bell
Spesso si fa riferimento alle basse aspettative che si maturano precedentemente alla visione di un film per giustificare gli errori presenti in esso. Certo è che, anche tentando di assumere la posizione di massima imparzialità possibile, qualche residuo in tal senso nella mente dello spettatore è destinato a rimanere. Per chi scrive Saw è sempre stata una saga composta da B-movie (eccezion fatta per il primo) che perseguono l’obiettivo di intrattenere lo spettatore con il maggior numero di twist possibili e attraverso la messa in scena di strumenti di tortura sempre più articolati. Se infatti ci si approccia alla saga di Saw come lo si fa per horror con mire più alte non si può che rimanere delusi, come quando, come nel caso di Spiral: The book of Saw, questo genere di pellicole tentano di far muovere la narrazione verso lidi tanto inusitati quanto fallimentari. Saw X presenta tutte le caratteristiche tipiche della serie originale: una fotografia approssimativa, una regia ipercinetica, una messa scena ingegnosa e un cast che, eccezion fatta per il suo protagonista Tobin Bell, è composto da figuranti non destinati a lasciare traccia nella storia della settima arte. Per l’appunto ci si trova di fronte a un’opera che è necessariamente costretta a far prevalere le idee in mancanza di mezzi sufficienti a disposizione.
Nonostante il film ricalchi dunque una struttura assolutamente prevedibile e riconducibile alle altre opere della serie a sorprendere sono i primi 40 minuti. Ciò che infatti appare come una novità è la centralità data al personaggio interpretato da Tobin Bell, per la prima volta questa pare essere più un’opera su John Kramer che su Jigsaw. Certo non ci si aspetti di trovarsi di fronte a chissà quale sviluppo del protagonista o a uno analisi raffinata degli anfratti più celati dell’animo umano, ciò nonostante la prima metà della pellicola tributa un doveroso omaggio a quella che è stata per oltre due decenni la figura cardine di uno degli universi narrativi horror più celebri del nuovo millennio. La sua disperata lotta contro il tumore che ne martoria l’apparato cerebrale da anni riesce a risultare a tratti persino tenera e il suo accantonare temporaneamente il suo sanguinario hobby suggerisce come parte di questa spietatezza sia anche causata dall’impossibilità di scorgere un possibile futuro.
Nella seconda parte il film invece torna a occuparsi di ciò che ha reso celebre il franchise, ovvero le efferate torture. E’ sempre interessante trovarsi di fronte a una pellicola di questa saga in quanto a prescindere da quanto il cinema horror progredisca, regredisca o rimanga immobile, essa mantiene fissi i suoi capisaldi estetico-narrativi e non cambia di una virgola. Ecco che guardando Saw X si ha l’impressione di tornare indietro di vent’anni e di osservare un modo di fare cinema che ormai non si usa più. Questo fattore, più che attribuirlo a una stanca consuetudine, verrebbe da evidenziarlo come il maggior punto di forza di un’operazione artistica che crede fortemente nei suoi stilemi e che cerca di perfezionarli di opera in opera. Anche in questa pellicola le torture risultano caratterizzate da un alto coefficiente di impegno da parte di chi le ha messe in scena e il loro essere ancora in grado di far raccapricciare anche lo spettatore più navigato è un punto al merito non indifferente. Anche in tal senso a emergere preponderante è l’anima da B-movie del prodotto in cui ogni logica narrativa o scelta estetica è assoggettata al fine di creare una sequenza il più raccapricciante possibile. Il sangue cola a volontà, gli arti vengono recisi a profusione e gli attori adempiono perfettamente al ruolo a loro designato, ovvero quello di urlare a squarciagola e senza ritegno.
Insomma (quasi) nulla di nuovo sotto il sole, se non una saga che decide di prendersi il suo tempo, arrivata ormai al decimo capitolo, di omaggiare compiutamente in suo protagonista e che per il resto punta a divertire con i soliti espedienti il suo affezionato pubblico.