I migliori film sulle arti marziali

Articolo pubblicato il 27 Novembre 2023 da Matteo Pelli

Per decenni le arti marziali hanno incrociato lo sguardo con il mondo della Settima Arte, con storie altamente adrenaliniche interpretate dai più grandi esperti del settore, alcuni di questi entrati di diritto nella storia del cinema. Che sia karate, kickboxing, wing chun o MMA poco importa, l’arte di menare le mani sul grande schermo è sempre stata caratterizzata da grandi coreografie ma, soprattutto, da storie umane decisamente ispirate. Ecco la classifica dei dieci migliori film sulle arti marziali.

10) Senza esclusione di colpi (Newt Arnold, 1988)

Frank Dux (Jean-Claude Van Damme) è un pilota dell’aeronautica esperto di arti marziali che, a seguito di una promessa fatta al suo maestro Tanaka, decide di partecipare ad un torneo clandestino nonostante il divieto dei suoi superiori. Il Kumitè, il torneo organizzato nei bassifondi di Hong Kong, è una competizione spietata e senza apparenti regole: deciso ad onorare la memoria del suo mentore, Dux partecipa mettendo in rischio la sua vita e la sua carriera.

Jean-Claude Van Damme è considerato uno degli action hero più importanti di sempre, tuttavia negli anni ’80 il marzialista di origini belghe era solamente un giovane di belle speranze che voleva sfondare ad Hollywood. Dopo il licenziamento dal set di Predator e l’esordio nei panni del cattivo in Kickboxer – Vendetta personale, Van Damme si fece notare al grande pubblico con Senza esclusione di colpi. Grazie a brillanti coreografie e ad una trama semplice ma tremendamente efficace, Bloodsport (questo il titolo originale del film) narra la presunta storia vera di un uomo disposto a tutto pur di vincere, nel contesto di un torneo misterioso e al tempo stesso pericoloso. Senza esclusione di colpi sarà il definitivo trampolino di lancio per la carriera dell’attore belga, oltre che fonte d’ispirazione per parecchi titoli videoludici, uno su tutti Mortal Kombat.

9) Per vincere domani – The Karate Kid (John G. Avildsen, 1984)

Daniel LaRusso (Ralph Macchio) è un sedicenne che viene tormentato da un gruppo di coetanei facente parte del Cobra Kai, un dojo di arti marziali di proprietà del bieco John Kreese, un ex veterano del Vietnam che insegna ai ragazzi il karate in maniera aggressiva. Stanco di essere maltrattato, Daniel chiede aiuto al signor Miyagi, un immigrato giapponese esperto di arti marziali e vicino di casa del ragazzo.

La saga di Karate Kid non ha certo bisogno di troppe presentazioni: cinque film (di cui uno con Jackie Chan) e una serie tv spin-off andata in onda su Netflix bastano come biglietto da visita. Il primo film del franchise, diretto dal regista di Rocky, è una storia adolescenziale di grande impatto emotivo, dove il karate è solo un pretesto per narrare un racconto di amicizia e di rivalsa, dove a farla da padrona è la chimica che si viene a creare nel rapporto tra il maestro e l’allievo. Ralph Macchio e Pat Morita, quest’ultimo candidato all’Oscar per il ruolo di Miyagi, diventano una cosa solatrasformando il film di John G. Avildsen da semplice teen movie ad opera fondamentale per quanto riguarda la tematica del riscatto sportivo.

8) Dragon – La storia di Bruce Lee (Rob Cohen, 1993)

Tratto dalla biografia scritta dalla moglie Linda Lee Cadwell, nel film interpretata da Lauren Holly, il film diretto da Rob Cohen (regista del primo Fast and Furious) racconta in modo rispettoso e reverenziale le gesta di un interprete che è entrato nella storia del cinema, in un racconto confidenziale ma al tempo stesso romanzato. A dispetto del cognome, il protagonista Jason Scott Lee non ha alcun grado di parentela col defunto Bruce ma riesce a ricalcarne le gesta in maniera pressoché identica: dallo stile di combattimento, il Jeet Kun Do, alle espressioni facciali, Jason Scott diventa una copia carbone del leggendario artista marziale, accompagnando lo spettatore nella vita e nelle opere di Bruce Lee, dall’infanzia al clamoroso successo come attore. La pellicola, inoltre, è dedicata alla memoria di Brandon Lee, tragicamente scomparso all’età di 28 anni sul set de Il Corvo solamente un anno prima dell’uscita del biopic incentrato su suo padre.  

Classifica migliori film arti marziali

7) The Raid – Redenzione (Gareth Evans, 2011)

Giacarta, Indonesia. Una squadra speciale della polizia viene inviata in un condominio per sgominare l’impero di un signore della droga. Superati facilmente i primi piani del palazzo, la squadra viene decimata dagli uomini del potente boss criminale: l’unico sopravvissuto è l’ufficiale Tama, il quale (disarmato) dovrà farsi strada a colpi di kung fu per portare a casa la pelle.

Definito dai critici come il miglior film d’azione del ventunesimo secolo, il film di produzione indonesiana diretto da Gareth Evans, riuscì ad imporsi in maniera prepotente nel mercato occidentale conquistando il pubblico grazie ad un ritmo forsennato, dovuto per la maggior parte alla regia ispirata di Evans che esalta le gesta del protagonista Iko Uwais. Forse non sarà il miglior film di genere del decennio scorso in senso assoluto, ma The Raid – Redenzione (al quale farà seguito The Raid 2 – Berendal, nel 2014) è il classico esempio di come si possa produrre un film originale e divertente con pochi mezzi, tante idee e, soprattutto, tante mazzate.

6) Ong-Bak – Nato per combattere (Prachya Pinkaew, 2003)

Nel pacifico villaggio di Ban Nong Pradu viene rubato l’Ong-Bak, ovvero la testa del Buddha, da un gruppo di criminali proveniente da Bangkok. Il villaggio cade nella disperazione per il sacrilego oltraggio subito, ma il giovane Ting (Tony Jaa), addestrato nell’arte del Muay Thai, si offre volontario per recuperare la reliquia. Arrivato nella capitale, Ting dovrà scontrarsi con l’organizzazione malavitosa capitanata dal losco Komtuan.

L’esordio cinematografico dell’acrobatico Tony Jaa, da molti definito come il vero erede di Bruce Lee, è il risultato di un film al fulmicotone che fa della messa in scena il suo cavallo di battaglia. Ong-Bak, primo di una trilogia, trova nell’agilità esplosiva di Jaa il suo vero punto di forza, impreziosito da un background che esplora le tradizioni della cultura thailandese. Il connubio perfetto di una storia ingenua e al contempo funzionale, che serve esclusivamente a dimostrare il talento combattivo di uno dei migliori interpreti marziali degli ultimi decenni.

5) I 3 dell’Operazione Drago (Robert Clouse, 1973)

Un maestro di arti marziali di un tempio Shaolin viene ingaggiato da un agente del servizio segreto inglese per indagare sui loschi traffici di un certo Mr.Han, ex allievo del tempio e ora potente boss criminale ricco e potente. Inizialmente riluttante, il maestro decide di accettare partecipando sotto copertura al torneo di kung fu che Mr.Han organizza ogni tre anni nella sua isola privata.

L’ultimo film di Bruce Lee è il canto del cigno dell’artista marziale per eccellenza. Enter The Dragon (il titolo originale del film), è la consacrazione definitiva di Lee verso l’ovest: con soli quattro film all’attivo, di cui in uno di questi (L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente) è presente l’iconico duello nel Colosseo contro Chuck Norris, Bruce Lee entra di diritto nell’Olimpo di Hollywood lanciando un genere ed entrando nell’immaginario collettivo come uno degli attori più riconoscibili di tutti i tempi. Veloce ma al tempo stesso energico, il Jeet Kun Do, ovvero l’arte marziale inventata da Lee, esplode in tutta la sua magnificenza in scene di lotta dinamiche ed ispirate, tra cui è doveroso citare il mitologico combattimento finale nella stanza degli specchi.

Classifica migliori film arti marziali

4) Warrior (Gavin O’Connor, 2011)

Brendan e Tommy sono due fratelli che condividono il medesimo scopo, seppur per fini diversi: vincere Sparta, uno dei tornei di arti marziali miste più importante del mondo. Separati in giovane età per via dell’alcolismo distruttivo del loro padre Paddy, i due fratelli si troveranno faccia a faccia facendo i conti con il loro passato.

Warrior è la palese dimostrazione che le arti marziali (in questo caso MMA) non sono solamente un mezzo per intrattenere il pubblico, ma anche per narrare delle vicende umane realistiche che riescono a toccare anche le corde del cuore più duro. Tom Hardy e Joel Edgerton scendono sul ring in una guerra fratricida, che risulta verosimile non solo per le dinamiche con cui questi due grandi interpreti si scontrano, ma soprattutto per le motivazioni su cui si poggiano i possenti pilastri del film: essere migliori non solo per se stessi, ma anche per le persone a cui si vuole bene. Un insegnamento fondamentale che trova in Nick Nolte il terzo asso di questa splendida pellicola, l’interpretazione del veterano attore americano risulta indispensabile ai fini di una sceneggiatura che fa dell’empatia il suo grande punto di forza.

3) Ip Man (Wilson Yip, 2008)

Pellicola semi-biografica vagamente ispirata alla vita di Yip Man, il leggendario maestro di Wing Chun che insegnò a Bruce Lee. L’occupazione giapponese, con i nipponici che conquistarono la Cina prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, rivela le vere intenzioni del film con Donnie Yen: narrare le gesta di un eroe del popolo che, grazie alla sua disciplina, riesce a far ribellare un intero paese contro gli invasori. Donnie Yen incarna alla perfezione le doti atletiche e mentali di un autentico fuoriclasse: l’attore apparso nel recente John Wick 4, difatti, dimostra contemporaneamente gentilezza e determinazione anche negli scontri più feroci. Ip Man, coreografato dal grande Sammo Hung e primo capitolo di una saga di buon successo, offre dei combattimenti fluidi e puliti al servizio di una storia dai risvolti potenzialmente drammatici.

2) Drunken Master (Yuen Woo-ping, 1978)

Wong è un ragazzo scapestrato che ne combina di tutti i colori mettendosi ripetutamente nei guai. Stufo del suo carattere irriverente, il padre del ragazzo lo affida al maestro Chi Su-hua per sottoporlo ad un rigido allenamento fatto di disciplina e regole ferree. L’anziano mentore è esperto nell’arte del combattimento chiamata “gli otto Dei ubriachi”, un arte marziale micidiale che si riesce a compiere solo in stato di completa ebbrezza.

 

La carriera di Jackie Chan è cominciata ben prima dei successi commerciali di Rush Hour e Pallottole cinesi. Sul finire degli anni ’70 l’attore era già parecchio noto nel circuito cinematografico cinese costruendo la sua carriera grazie ai film di kung fu, dove il buon Jackie faceva sfoggio di un atletismo non indifferente. La caratteristica principale di Drunken Master, tuttavia, è l’estro e la simpatia con cui il funambolo di Hong Kong affronta questa storia tanto assurda quanto divertente. Un’autentica commedia fatta di situazioni surreali e botte da orbi, dove ad impreziosire il tutto c’è la caratterizzazione del protagonista: a livello atletico, con stunt acrobatici in scene d’azione altamente spettacolari e soprattutto nel il lato recitativo, dove Jackie Chan da il meglio di se in una performance tutta da ridere.

1)The Grandmaster (Wong Kar-wai, 2013)

Sebbene in questa classifica la figura di Yip Man sia stata già trattata citando il film con Donnie Yen, è in The Grandmaster del grande Wong Kar-wai che il mentore di Bruce Lee (interpretato da uno strepitoso Tony Leung) trova la giusta dimensione. Il regista di In the mood for love descrive la vita di Yip Man sullo sfondo dell’occupazione giapponese, spostando però l’attenzione sulla fine di un’epoca, dove i maestri di kung fu venivano soppiantati dall’incidere del corso del tempo, in un paese diviso tra tradizione e modernità imperante. Il tutto costellato dalla sapiente regia di un autentico maestro del cinema orientale, capace di focalizzarsi sia sull’animo intimo dei protagonisti alternandoli con sequenze action girate in maniera eccezionale (come lo scontro sotto la pioggia scrosciante nel prologo) che a momenti di pura riflessione filosofica, ovvero l’essenza stessa delle arti marziali.