Articolo pubblicato il 26 Febbraio 2024 da Bruno Santini
Dopo quasi quarant’anni di gestazione e presentato al Festival di Locarno, grazie a Midnight Factory abbiamo potuto posare il nostro sguardo su Mad God. La pellicola diretta dal maestro della stop motion Phil Tippett da subito ha destato l’interesse di ogni appassionato del cinema. In primis per il regista: Tippett ha affiancato i più grandi maestri della storia del cinema con la sua tecnica passo uno. Da Paul Verhoeven a Steven Spielberg, da Lucas a Joe Dante. In secondo luogo per la natura stessa della pellicola: un progetto folle ed ambizioso paragonabile al Dune di Jodorowsky. Sarà riuscito questo viaggio infernale completamente folle a convincerci? Per scoprirlo vi presentiamo la nostra recensione di Mad God, il capolavoro di Phil Tippett.
La trama di Phil Tippet’s Mad God
Vi proponiamo la sinossi ufficiale di Mad God di Phil Tippet:
Una figura alta avvolta in una giacca e una maschera antigas scende in un mondo infernale e in rovina tramite una campana subacquea. In suo possesso, l’assassino ha una mappa e una valigia. Viaggiando attraverso gli inferi, l’assassino incontra molte creature predate senza pietà da mostri più grandi. Alla fine, raggiunge una città che ospita un esercito di droni senza volto, apparentemente governati da una mostruosità con denti sporchi e carne bruciata che parla balbettando.

La recensione di Mad God: il viaggio infernale di Phil Tippet
Un’odissea durata quasi quarant’anni, rinchiusa per due lunghi decenni in un cassetto con pochi minuti girati su pellicola. Basterebbe questo per descrivere Mad God, ed in particolare le sue infinite connotazioni e suggestioni. La dantesca discesa che riporta alla mente i pozzi di Giger ed i suoi castelli degli orrori, è solo uno degli elementi surrealisti presenti nell’opera. Con l’artista svizzero Mad God condivide anche l’unione erotico-orrorifica fra il mondo meccanico e quello della nuda carne (Erotomechanics e passaggi) e quello dello spirituale simbolico (il mago 1975). Non emerge solo l’orrore meccanico del surrealismo svizzero nel film, si aggiungono la complessità simbolica del fiammingo Hieronymus Bosch e dell’olandese Bruegel il Vecchio. Del primo riprende le molteplici visioni infernali caotiche dei trittici, delle visioni di Tindalo e del Cristo nel Limbo. Del secondo la potenza della torre di babele ed il folklore di Margherita la pazza.
Ma non troviamo solo arte pittorica in Mad God. Ritroviamo le atmosfere materico-orrorifiche del surrealismo di Jan Švankmajer così come la sua gestione altisonante del comparto sonoro: disturbante, seducente ed evocativo. Ritorna anche la magia delle creature di Ray Harryhausen unita al montaggio ed alla creazione dei mondi tipica di Karel Zeman. Nel suo contentere ogni forma di surrealismo Mad God diventa un viaggio tanto terrificante quanto ammaliante. Un intinerario che porta lo spettatore a seguire le vicende dell’assassino con un sguardo voyeuristico alla scoperta di uno spazio proibito. Un viaggio poetico, senza dialoghi se non una citazione al Satyricon di Fellini con il quale condivide numerose sfumature e tematiche.

Considerazioni finali su Mad God di Phil Tippett
Scrivere una recensione di Mad God è cosa ardua e dura, nonché una vera e propria sfida personale. Come è possibile raccontare in pochi paragrafi una vera e propria epopea cinematografica che tocca il tema del senso della vita senza mai proferire parola? Proprio per questo si citano sensazioni, emozioni, ispirazioni e suggestioni visive. Mad God è un vero e proprio viaggio iniziatico verso una nuova frontiera del cinema d’animazione. Viscerale quanto i migliori Gordon e Yuzna, ma allo stesso tempo poetico e coerente quanto un film di Jacques Tati (altra ispirazione del regista). Citando il passo del Levitico che viene riportato all’inizio del film: “E se, nonostante tutto questo, non volete darmi ascolto ma con la vostra condotta mi resisterete, anche io vi resisterò con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati (Lv26:27-28)“.
Nel libro originale questa frase è dedicata alla violazione dei precetti e alle relative punizioni. Possiamo affermare che Mad God rientri perfettamente in questo frangente letterario. Si tratta della punizione che il folle dio della stop motion ha riservato per il suo pubblico. Un premio per chi lo venera come un divinità creatrice creativa. Mad God è la rivincita personale di un maestro, un viaggio intimo dove il sogno diventa materia viva pulsante portando alla rinascita del genere. Qualcosa di nuovo, di alchemicamente perfetto che porta alla rinascita del genere dell’animazione in stop motion dalle tinte horror. Speriamo che questa rinascita non dia origine ad un loop dove ci troveremo nuovamente a rimpiangere i castighi di un dio malevolo.