Articolo pubblicato il 24 Marzo 2024 da Christian D’Avanzo
Prima di Boris, in Italia, nessuno aveva mai provato a lavorare su qualcosa che riuscisse a parodizzare il mondo del cinema italiano. La serie, diventata in brevissimo tempo un cult, è riuscita nell’impresa di riuscire a raccontare perfettamente le dinamiche tra gli addetti ai lavori facendo la commedia più sana, divertente, ed intelligente degli ultimi decenni. Con Call my Agent si sta cercando di prendere quel modello ed adattarlo al mondo dello star system italiano. Nonostante sia ben noto che nel nostro paese non esista un vero e proprio “mondo delle star” che possa essere quanto meno paragonato per dinamiche e attitudine a quello di Hollywood, la serie ramake del successo francese Dix pour cent, ha costruito un universo mondano dell’intrattenimento dal quale poter attingere. Dopo il successo della prima stagione, la serie è tornata su Sky con l’obiettivo di raccontare il dietro le quinte dell’ CMA, agenzia sempre in crisi composta da un plotone di agenti pronti a soddisfare le necessità e le crisi dei loro assistiti.
Call my Agent, un ritorno in pompa magna
Già nei primi due episodi di Call my Agent è chiaro quanto l’idea sia quella di riproporre la formula vincente della prima stagione: guest star di altissimo profilo in grado di creare una vera e propria parodia di loro stessi, ironizzando sui propri difetti e su quelle caratteristiche che li hanno resi famosi al grande pubblico. Il successo raccolto lo scorso anno con le partecipazioni di Stefano Accorsi, Paolo Sorrentino, Paola Cortellesi e Pierfrancesco Favino, sono stati solo un punto di partenza per uno seconda stagione che sembra voler puntare ancora di più sulle guest star e sul contributo che possono dare alla storia portata avanti dalla serie. Nonostante ogni episodio abbia una propria trama a se stante, c’è un filo conduttore che guida tutto, il destino dell’agenzia dopo che l’azionista di maggioranza, Claudio, ha deciso di abbandonare la CMA. Insomma, il realismo si mischia con la fantasia e, probabilmente, continua ad essere questa la formula vincente di Call my Agent.
La trama della 2×01 di Call my Agent: Valeria & Valeria
Il primo episodio esordisce con l’enorme attesa che l’intera agenzia nutre nei confronti di Bastianazzo, pellicola diretta da due cugini, apertamente definiti come i “nuovi D’Innocenzo”, ma che in realtà si rivela essere un flop. Oltre a dover gestire le conseguenze di un disastro cinematografico e mediatico, l’intera agenzia si trova ancora in bilico senza essere a conoscenza di chi abbia acquistato le quote una volta appartenenti a Claudio, e costretti a dover partecipare ad un importante panel sul destino del cinema italiano. In un clima di costante tensione, arrivano in agenzia Valeria Golino e Valeria Bruni Tedeschi, pronte a cominciare le riprese di un film del quale entrambe non hanno letto la sceneggiatura per volere del regista Francesco Vedovati. Convinti del successo della pellicola, gli agenti della CMA leggono solo in un secondo momento la sceneggiatura che si rivela essere molto più brutta di quanto si potesse immaginare. Per salvare il salvabile ed evitare che le due dive abbandonino la CMA, l’unica soluzione è assumere un giovane sceneggiatore della scuderia dell’agenzia, appena lasciato per strada da Luana Pericoli (Emanuela Fanelli) intenzionata a realizzare un documentario sulla sua vita, e riscrivere gli interi dialoghi del film.

La trama della 2×02 di Call my Agent: Gabriele & Gianmarco
Durante la notte del panel, l’intera agenzia viene a sapere che ad acquistare le quote dell’agenzia è stato Gabriele Muccino. Il regista, intenzionato ad entrare nel mondo che c’è ancor più dietro la macchina da presa, prende il controllo dell’intera agenzia rivoluzionandone la struttura, annunciando il licenziamento di uno degli agenti senior e illudendo gli assistenti di poter essere colui che avrebbe cambiato le loro carriere. Oltre al problema Muccino, gli agenti sono costretti a dover affrontare ancora le conseguenze del disastro Bastianazzo. Infatti, Gianmarco Tognazzi, che avrebbe dovuto essere il protagonista del sequel, ha deciso di puntare su un approccio da method acting, mettendo su 50 chili per la parte. Oltre ad essere costretti a dover trovargli un ruolo nonostante la stazza, uno degli agenti, Vittorio, sta affrontando le complicanze della separazione con la moglie dopo che lei è venuta a sapere che Camilla, una delle assunte dell’agenzia, è sua figlia. Solo a fine puntata si scoprirà che, il vero compratore delle quote di maggioranza in realtà non è Muccino ma Evaristo, il suo assistente.
La recensione della 2×01 di Call my Agent: un inizio un pò a rilento
A differenza della prima stagione dove la 1×01 si è dimostrata essere uno dei picchi più alti toccati dalla serie, questa seconda stagione sembra essere partita un pò come un diesel. Lo spettatore viene immediatamente catapultato in un contesto diverso rispetto a quello lasciato alla fine dei precedenti episodi, con l’agenzia già lanciata in un nuovo progetto che immediatamente si dimostra essere un enorme flop (all’apparenza). Nonostante non abbia la potenza quasi rivoluzionaria che ebbe la prima stagione, il primo episodio di Call my agent 2 ripropone una formula che funziona aiutata, soprattutto, da due guest star di eccezione. Valeria Golino ma, in particolare, Valeria Bruni Tedeschi in una versione quasi nevrotica di se stessa, riescono a raccontarsi in maniera parodica ma, allo stesso tempo, sincera puntando l’accento sulla grandissima amicizia che le lega. Oltre ad essere una vera e propria commedia degli equivoci, il primo episodio di Call my Agent 2 è il racconto divertente e spensierato di due donne, amiche e pronte a far di tutto pur di lavorare insieme e stare insieme…addirittura ballare in una scena Bollywood.

La recensione della 2×02 di Call my Agent: le guest star che rubano la scena
Se la 2×01 sembrava essere partita un pò a rilento, il secondo episodio è una pura esplosione di tutti quegli elementi che hanno reso Call my Agent un successo. Nonostante non si raggiunga la genialità, intelligenza e sottigliezza del cameo di Paolo Sorrentino della prima stagione, la presenza di Gabriele Muccino focalizza sicuramente l’attenzione. Il regista, calato perfettamente nella parte di se stesso, sembra abbia preso tutte le critiche che gli sono state avanzate nel corso della sua carriera e i luoghi comuni che lo riguardano incarnandoli in questa versione estrema, maniacale ai limiti del folle di se stesso. Il cameo di Gianmarco Tognazzi, durato fin troppo poco, è il vero punto luce dell’episodio con l’attore che, nell’interpretare il classico attore pronto ad ingrassare 50 chili per una parte, incarna il capriccio e l’ossessione dei divi.
Raccontare uno star system…che non esiste
Con la seconda stagione Call my Agent si dimostra essere una parodia (modello Boris) di uno star system che in Italia non è mai realmente esistito. La bravura degli sceneggiatori, confermata anche in questo inizio di seconda stagione, è stata la capacità di creare un mondo che, prendendo spunto dal cinema americano, risultasse essere attendibile e verosimile anche in Italia. L’unica pecca di questi primi due episodi sta nel modo in cui vengono trattati coloro che dovrebbero essere il centro della narrazione: gli agenti. Per quanto siano centrali e fondamentali i camei di ogni episodio, rubano troppo la scena lasciando in sospeso dinamiche che fanno parte della narrazione. Perchè Lea è così tanto allergica alle relazioni? Perchè Gabriele è incapace di gestire la sua doppia relazione manager/fidanzato di Sofia? Perché Vittorio non riesce a chiarire le proprie intenzioni con Camilla e sua moglie? Tutte domande che sono state poste solo di sfuggita nei primi due episodi per lasciare spazio ai cameo. Una scelta che, nel corso delle stagione potrebbe, però, ritorcersi contro.