L’odio è un film che guarda negli occhi e ripete fino a qui tutto bene

L’odio è un film del 1995 di Mathieu Kassovitz, che torna in sala in versione restaurata dal 13 maggio 2024: ma qual è il risultato?
L'odio: la recensione del film di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel

Articolo pubblicato il 23 Maggio 2024 da Arianna Casaburi

A quasi 30 anni dalla sua prima uscita, il film del regista francese Mathieu Kassovitz L’odio (La Haine) torna sul grande schermo in versione restaurata dal 13 maggio 2024 nelle sale italiane. Considerato un cult del cinema francese, soprattutto per alcune scene o battute iconiche, il film vanta la vittoria al Festival di Cannes del 1995 del Premio per la Migliore Regia nonché di tre César, tra cui quello come migliore film. Seguono la trama e la recensione di L’odio, il film di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel.

La trama di L’odio, film di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel

Di seguito si riporta la trama di L’odio, il film di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel che torna al cinema dal 13 maggio 2024 in versione restaurata grazie alla distribuzione di MIKADO – Mondatori Video e L’unità Video:

La storia è ambientata nella banlieu di Parigi, scossa dalle rivolte notturne che hanno portato all’arresto di Abdel, barbaramente pestato dagli agenti. Lo spaccone di origine ebraica Vinz (Vincent Cassel), l’africano pugile dilettante Hubert (Hubert Kondé) e l’irrequieto magrebino Saïd (Saïd Taghmaoui) vivono il clima di tensione nell’attesa di nuove notizie sulla condizione del loro compagno. La morte del ragazzo, infatti, potrebbe scatenare una vera e propria rivolta contro le forze dell’ordine, che sono oramai il nemico assoluto nella disastrata periferia. Vinz, alla continua ricerca del rispetto dei suoi compagni, entra in possesso di una pistola, smarrita accidentalmente da un poliziotto, ed è deciso a ribellarsi e a vendicare Abdel.
Di seguito la trama de L'odio, il film di Mathieu Kassovitz con Vincent CAssel

La recensione di L’odio: un film che parla con lo sguardo e con l’occhio della camera

Scritto, diretto e montato da Mathieu Kassovitz, L’odio è il secondo lungometraggio del regista, girato in bianco e nero, basato sulla storia vera che ha avuto luogo nelle banlieu di Parigi nel 1993, dell’omicidio compiuto per mano delle forze dell’ordine francesi di un ragazzo, Makomé M’Bowolé. Il fatto di cronaca sconvolse Mathieu Kassovitz a tal punto da spingerlo a realizzare un film dedicato, richiamando cast e comparto tecnico del suo esordio Meticcio (1993), quali gli attori Vincent Cassel e Hubert Koundé e il direttore della fotografia Pierre Aïm. Il film irrompe sullo schermo con tutto il suo fragore, sbattendo di fronte agli occhi dello spettatore l’odio, la violenza nuda e cruda, delle immagini di apertura che simulano delle riprese delle rivolte avvenute nelle periferie di Parigi. In primo piano, un ragazzo volge le spalle alla camera, mentre sullo sfondo appare quello che sembra a tutti gli effetti un blocco delle forze dell’ordine. A proseguire questo intento di denuncia, i titoli di testa sono accompagnati da immagini di reportage che ritraggono le aggressioni subite da civili per mano della polizia, o ancora i vandalismi e le rivolte degli abitanti delle banlieu.

Questi eventi di violenza, aggressione – ossia di manifestazioni concrete dell’odio – sono portatori dell’atmosfera drammatica e di tensione centrali per tutta la durata della pellicola. Il dramma presto va a contrastarsi armoniosamente con la comicità incarnata ed espressa dal personaggio di Saïd, come a voler preparare psicologicamente lo spettatore per le scene successive di tutt’altro tono. Persino la lingua parlata per tutto il film nella versione originale, il gergo della banlieu del verlan per cui si invertono le sillabe di una parola, nonostante venga usato per offendere o esprimere contenuti espliciti, in alcune scene risulta puramente comico. I personaggi risultano minuziosamente realizzati, allo spettatore sembrerà quasi di averci a che fare personalmente, persino la scelta di dargli lo stesso nome degli attori che li interpretano accentua questa realisticità. Tuttavia, è l’odio del titolo a permeare tutta la pellicola, che striscia e aspetta silenzioso di attaccare alle spalle come un serpente, e non è solo quello attuato dalla violenza fisica, ma bensì anche quello latente, in potenza, più sottile e insignificante del primo, della preparazione del piano di vendetta escogitato dai tre amici.

Concentrandoci sull’aspetto tecnico, potremmo dire che L’odio è un film che costruisce tutta la sua potenza narrativa intorno al concetto dello sguardo in una duplice accezione. Gli occhi dei personaggi giocano infatti un ruolo fondamentale, perché tutta la narrazione è inevitabilmente filtrata tramite l’esperienza dei tre ragazzi protagonisti, che da assistere, a subire, finiscono per agire a loro volta contro la violenza rispondendo con la medesima carta. Il loro è uno sguardo che guarda dritto nella camera, che si avvicina a essa per rompere la quarta parete, non con aria di sfida, ma per metterci letteralmente la faccia senza timore, al contrario di quanto dimostrato dalla codardia della polizia. In alcune scene questo sguardo si trova a essere riflesso persino nello specchio, non solo andandosi a duplicare, ma anche per rappresentare simbolicamente un’emulazione del possibile nemico che i personaggi potrebbero ritrovarsi di fronte – come quando Vinz simula con la pistola Robert De Niro nella scena iconica allo specchio di Taxi Driver. Infine, è l’occhio della camera a essere tra gli aspetti più interessanti, poiché segue e spia i singoli movimenti, riprende i minimi dettagli, inquadra oggetti che arredano gli interni e gli esterni, come dei parafernalia che permettono di ricostruire i personaggi nella loro complessità. Privo di colonna sonora, fatta eccezione per i due brani “Burnin and Lootin” di Bob Marley e “Sound Of Da Police” del rapper KRS-1, l’unica musica del film è quella intradiegetica riprodotta dalle radio o dalle televisioni.

Oltre al suo finale aperto che lascia lo spettatore riflettere sulle possibili alternative, L’odio è, per le ragioni sopracitate e altre ancora, un film cult del cinema francese a tutti gli effetti, che ha raccolto sia critica per la rappresentazione della violenza perpetrata dalla polizia che successo, rimasto anche per questo indelebile nell’immaginario, proprio perché guarda in faccia, dritto nella camera e negli occhi dello spettatore, ripetendo continuamente mano a mano da una scena all’altra per rassicurare nel film – ma anche nella vita – “fino a qui tutto bene” come nella frase pronunciata da Hubert:

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.
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L'odio (La Haine)
L’odio (La Haine)

L'odio è un film in bianco e nero drammatico che segue le vicende di un gruppo di tre ragazzi della periferia parigina, alla ricerca di vendetta per il loro amico a cui la polizia ha sparato durante una rivolta: sarà possibile mettere fine all'odio?

Voto del redattore:

10 / 10

Data di rilascio:

13/05/2024

Regia:

Mathieu Kassovitz

Cast:

Vincent Cassel, Saïd Taghmaoui, Hubert Kounde, Edouard Montoute, Vincent Lindon, Mathieu Kassovitz, Peter Kassovitz, Karim Belkhadra, Abdel Ahmed Ghili, Solo, Rywka Wajsbrot, François Levantal, Héloïse Rauth, Marc Duret, Choukri Gabteni, Fatou Thioune

Genere:

Drammatico

PRO

L’interpretazione mozzafiato di Vincent Cassel
La carica drammatica accentuata dal bianco e nero
Il connubio armonico tra dramma e comicità
La rappresentazione dello sguardo sia dei personaggi che della camera
Nessuno