Articolo pubblicato il 2 Giugno 2024 da Gabriele Maccauro
Si è da poco conclusa la 77esima edizione del Festival di Cannes. La giuria presieduta dalla regista statunitense Greta Gerwig ha eletto Anora di Sean Baker come nuova Palma d’oro e questa scelta non è che il segnale di un cambiamento che il festival francese sta portando avanti ormai da tempo. Ma in che modo?
Dal movimento Me Too a Barbie: la rivoluzione è donna
Per quanto continuino a persistere dei problemi ormai decennali all’interno del suo sistema, il mondo del cinema sta cambiando. È evidente come, dal movimento Me Too in poi – dunque dal 2017 – vi è stato un terremoto all’interno dell’industria cinematografica con il movimento femminista che ha deciso di dire basta alla violenza di genere ed alla discriminazione, puntando ad un cinema in cui uomini e donne abbiano pari diritti ed opportunità lavorative, nonché stessi salari: il caso Weinstein non è stato altro che la punta dell’iceberg.
Da quel momento in poi, i cambiamenti sono stati molti ed i festival hanno contribuito a dare alle donne lo spazio che si sono meritate con il lavoro e la passione: dagli Oscar a Chloe Zhao e Jane Campion al Leone d’oro della stessa Zhao ed Audrey Diwan, come anche la Palma d’oro di Julia Ducournau. A prescindere dai vari riconoscimenti internazionali, che dire poi di una regista come Greta Gerwig, divenuta ormai icona internazionale grazie soprattutto all’incredibile successo di Barbie.
Questo cambiamento non è però relativo solamente al ruolo delle donne, ma anche a quello dei giovani e di chi cerca di esprimersi attraverso la propria arte, con prodotti che riescono a fondere il mainstream con l’indie. Titane è uno di questi esempi ma, guardando al palmarès di Cannes77, la Palma d’oro ad Anora o il Prix du Scénario (premio per la miglior sceneggiatura) a The Substance sono un evidente segnale che i tempi stanno cambiando. Insieme a film e registi, parte di questo processo è dovuto anche alle stesse case di produzione e distribuzione che, mentre le grandi del passato arrancano e vengono messe in crisi dai sempre più forti servizi streaming, esse riescono a ritagliarsi un pubblico ed uno spazio di eccezionale rilevanza: in questo senso, A24 e NEON la fanno da padrone.
La Palma d’oro a Sean Baker apre definitivamente un nuovo corso del Festival di Cannes
A proposito di NEON, la casa di produzione e distribuzione fondata da Tim League e Tom Quinn trionfa al Festival di Cannes dal 2019: Parasite, Titane, Triangle of Sadness, Anatomia di una Caduta ed ora Anora. Non può essere solamente una coincidenza. Per quanto magari non si tratti di una fetta d’industria così ampia, c’è chi sta provando seriamente a cambiare le cose dall’interno, riuscendoci.
La vittoria di Sean Baker in un Festival come quello di Cannes, fino a qualche anno fa, sarebbe stata impensabile. Oggi invece, il Festival diretto da Thierry Frémaux comprende che rimanere bloccati su un’unica visione di cinema – che, per quanto faccia riferimento ad un glorioso passato, sta diventando inevitabilmente sempre più datata – è sbagliato e controproducente. Ed è così che la sopracitata Greta Gerwig diventa Presidente di giuria, che lo spazio per opere indie e (sulla carta) di nicchia diventa sempre maggiore, finendo addirittura all’interno del concorso ufficiale e, di conseguenza, competendo per premi che, oggi, possono ambire di vincere. Per quanto poi i riconoscimenti all’arte siano totalmente insensati, prendendo ciò come un gioco, Cannes77 ha portato alla vittoria Carolie Fargeat con The Substance (non proprio un film per famiglie), Sean Baker con Anora, ma anche Payal Kapadia con All we Imagine as Light. Allo stesso tempo, icone della settima arte come Paul Schrader, David Cronenberg e Francis Ford Coppola ne sono uscite con le ossa rotte.
Chiaramente questo non significa mettere da parte tutto ciò che è vecchio o datato – per quanto si possa ritenere tale un regista in grado di dirigere Megalopolis – ma fare in modo che ci sia spazio per tutti. A giovare di questa enorme variazione sono, evidentemente, tutti: dagli organizzatori del Festival al pubblico fino agli addetti ai lavori. Cambiare idea ed essere aperti al nuovo sarà sempre segno di intelligenza e Cannes questo lo ha compreso bene, cavalcando l’onda di tutto ciò che sta succedendo nel mondo della settima arte in questi anni e selezionando il meglio che il cinema internazionale ha da offrire. Ecco dunque che – per quanto il lavoro da fare sia ancora tanto e non si possa ancora cantare vittoria – la strada che si sta perseguendo è quella giusta, sperando inoltre che l’esempio del Festival di Cannes possa servire per un miglioramento globale. Il cinema forse non cambia la vita, ma la rende di certo migliore e solo remando tutti nella stessa direzione se ne potrà finalmente godere, uniti, in maniera assoluta.