Recensione di L’Esorcismo – Ultimo atto: la colpa di esorcizzare i propri demoni

Nuovamente nei panni di un prete esorcista, Russell Crowe torna in un difettoso film horror commerciale che riesce con particolare interesse a sfruttare il genere più come mezzo che come fine.
Recensione film horror con Russell Crowe L'Esorcismo Ultimo atto

Articolo pubblicato il 31 Maggio 2024 da Vittorio Pigini

Uscito nelle sale italiane dal 30 maggio 2024, L’Esorcismo – Ultimo atto è il nuovo film scritto e diretto da Joshua John Miller, che torna dietro la macchina da presa 25 anni dopo il suo primo film The Mao Game. Questo nuovo horror a tema esorcismo vede come protagonista Russell Crowe, in un ruolo familiare dopo l’ultimo film diretto da Julius Avery.

La trama di L’Esorcismo – Ultimo atto: il film horror con Russell Crowe

La storia del nuovo film di Joshua J. Miller rispetterebbe la tradizione di registrare diversi fenomeni misteriosi, a volte proprio macabri, sui set di molti film horror da The Omen a Rosemary’s Baby, passando ovviamente per L’Esorcista di William Friedkin particolarmente omaggiato da questo nuovo film. L’Esorcismo – Ultimo atto vede infatti protagonista Anthony Miller, vecchia stella del mondo del cinema caduta in disgrazia che si ritrova a sostituire un collega morto in modo misterioso sul set di un film horror.

Anthony è un ex alcolista, ha perso la moglie per via della malattia, ha passato un’infanzia traumatica ed ora vive in rapporto conflittuale con la figlia Lee. Questo nuovo lavoro, che lo vede interpretare un prete esorcista, potrebbe essere l’occasione giusta per riprendere in mano la sua vita, ma ci sono dei demoni da dover esorcizzare: se stesso.

La recensione di L’Esorcismo – Ultimo atto: esorcizzare i propri demoni

<<Tu sei mangiato vivo dalla colpa […] Tony, per te non esiste redenzione.>>

Recentemente sul grande schermo un altro film horror, Talk to Me del 2022, ha brillantemente sfruttato il prototipo cinematografico delle possessioni demoniache per parlare in realtà non solo del tema della dipendenza ma, più in generale, del disagio giovanile. Sebbene con risultati decisamente differenti rispetto alla sorprendente opera prima proveniente dall’Australia, anche L’Esorcismo – Ultimo atto tende a sfruttare il sempre affascinante cinema di possessioni più come mezzo che come fine, semplicemente come metafora per sconfiggere i demoni che ci portiamo dentro.

Uno dei metodi di recitazione teatrale più famosi ed importanti, il metodo Stanislavskij, spinge sostanzialmente il singolo attore a vivere profondamente il proprio personaggio, diventando un tutt’uno con esso. È così che il protagonista di questo film horror, Anthony, è chiamato a diventare un prete esorcista non tanto per arrivare a compenso e recitare la sua parte, ma per sconfiggere i demoni che egli stesso si porta dietro. Tony è ormai caduto in una drammatica voragine, ex alcolista per causa e conseguenza della malattia che ha portato via la moglie e, con ciò, portato ad avere un rapporto di estrema lontananza con la figlia. Come se non bastasse dovrà interpretare anche una figura del clero, avendo sulle spalle un passato di abusi durante l’infanzia. Divorato vivo dal senso di colpa, dall’elaborazione del lutto e dalla certezza di aver sprecato la sua vita, Tony ha disperato bisogno di una qualsiasi forma di riscatto che si presenta (ovviamente) nella potenza della reale finzione del cinema, nella vita come sul set e viceversa.

Ma L’Esorcismo – Ultimo atto (da capire ancora il perché del titolo italiano se in originale risulta semplicemente come “The Exorcism”) non rappresenta solo la crociata personale di Tony nel sconfiggere i demoni che si porta dietro da troppo tempo, ma è anche una storia di un padre e di una figlia. Fin dall’entrata in scena si intende sottolineare la marcata distanza tra i due, i quali si chiamano semplicemente per nome, senza abbracci o dimostrazioni di affetto. Il primo vero contatto fisico arriva solo a metà visione e – quasi simbolicamente – solo per bisogno di curare delle ferite, con la prima vera “carezza” che arriva infatti solo dopo aver sconfitto il “demone”.

Una storia di riscatto personale, da parte del genitore, che non può/deve tappare le ali alla libertà della figlia di crescere appunto “libera” per la propria strada, anche controcorrente. Tuttavia, il film non è ovviamente solo dramma e sentimentalismo, ma l’orrore è comunque ben presente, specialmente nella seconda parte. Un orrore che fa uso sì dei soliti immancabili jump-scare, ma questi sono alla fine centellinati e non escono fastidiosamente fuori in continuazione, necessari e funzionali solo per “riempire” alcuni tempi morti, con i veri momenti da brivido che invece risultato duraturi e ad effetto, grazie anche e soprattutto al comparto tecnico e sonoro.

Recensione film horror L'Esorcismo Ultimo atto

La recensione di L’Esorcismo – Ultimo atto: grazia e virtù per un horror molto difettoso

Quello diretto da Joshua John Miller, co-scritto da Mark A. Fortin e co-prodotto anche da Kevin Williamson (creatore della saga di Scream), è dunque un horror che misura a dovere la sua parte più di genere con un approfondimento più drammatico e psicologico del suo protagonista. Con questo non si vuole sicuramente fare riferimento al fatto che si tratti di un film eccezionale, anzi. Discorso a parte per il lato metacinematografico presente, il titolo non mostra guizzi particolarmente originali né dal punto di vista della scrittura né della messa in scena, facendo fortemente eco a molti altri film a tema esorcismi, specialmente il capolavoro di Friedkin che qui viene spassionatamente omaggiato.

Alquanto brusco in tal senso il repentino cambio di passo a metà visione, dove la prima parte drammatica ed appunto più concentrata a curare la psicologia del suo protagonista viene accantonata quasi del tutto in favore della spettacolarizzazione dell’orrore, comunque anche necessaria arrivati a quel punto. A ciò si aggiungono i fastidiosi cliché da horror di serie Z, non solo per i già citati jump-scare o per le immancabili sequenze inutilmente al buio, ma proprio per alcune nauseanti forzature della sceneggiatura, su tutte la reazione decisamente poco credibile dei personaggi che hanno appena assistito a determinate manifestazioni metafisiche al motto “the show must go on”. Nonostante infatti punti critici e vari scivoloni, L’Esorcismo – Ultimo atto andrebbe apprezzato proprio per i pregi e per gli elementi di interesse che riesce a costruire durante la visione. Sebbene infatti la seconda parte spinga maggiormente l’acceleratore sul lato orrorifico, la lotta interiore del protagonista viene solo accantonata per poi essere ripresa, dopo una resa dei conti comunque di impatto e concretezza più che godibile per il lato dello spettacolo, con l’aspetto più profondo e psicologico della narrazione che non viene schiacciato.

Per quanto riguarda poi il comparto più propriamente tecnico, l’ottenebrata fotografia di Simon Duggan (Furiosa: A Mad Max Saga) rispecchierebbe le tonalità spente e plumbee del tormentato animo del suo protagonista, questo mentre il palpitante sonoro fa degnamente il suo nel sottolineare tensione e spavento delle circostanze da brivido. Il cast de L’Esorcismo – Ultimo atto non presenta poi particolari gemme rare, se non per l’inspiegabile presenza di un attore come Sam Worthington (su tutti il Jake Sully della saga di Avatar). Ma un plauso non può che essere mosso verso la prova del premio Oscar Russell Crowe, che torna a vestire panni familiari.

Ciò rappresenterebbe l’elefante nella stanza, ovvero il fatto che l’attore torni ad interpretare un ruolo simile proprio dopo L’Esorcista del Papa dello scorso anno. La faccenda curiosa è che, questo film del 2024 diretto da Joshua John Miller, entrò in produzione ben prima quello diretto da Julius Avery, ma che non riuscì a trovare subito una distribuzione per alcuni problemi in post-produzione. Sebbene con modalità decisamente differenti, Crowe torna così ad interpretare quasi in contemporanea un nuovo prete esorcista, offrendo tuttavia un approccio interpretativo completamente differente se non opposta al film del 2023. Mentre infatti in L’Esorcista del Papa il personaggio protagonista, nonostante le sue fragilità interiori, rappresenti di fatto un supereroe, ironico e sicuro di essere il primo cavaliere del Vaticano, anche per rimanere in qualche modo fedele alla reale figura di Padre Amorth, in questa nuova versione il personaggio è infatti schiacciato dal senso di colpa, conscio di aver sprecato la propria vita e di non meritare salvezza.

Insomma L’Esorcismo – Ultimo atto è sicuramente un horror molto commerciale che, purtroppo, si porta dietro diversi cliché dei pessimi titoli che stanno continuando ad avvelenare il genere negli ultimi anni/decenni, specialmente per quanto riguarda il cinema di possessione. Ciononostante, oltre ad un comparto tecnico che non offre particolati guizzi ma riesce a colpire nel segno, il film di Joshua John Miller presenta al contempo diversi elementi che lo portano ad elevarsi con assoluta sufficienza sopra la media. Attraverso il metaforico ruolo del suo protagonista, il film riesce a sfruttare l’orrore più come mezzo che come fine per poter puntare su una condizione drammatica e psicologica non indifferente, esaltata dalla tormenta intensità di Russell Crowe.

1,0
Rated 1,0 out of 5
1,0 su 5 stelle (basato su 1 recensione)
Locandina del film horror L'Esorcismo ultimo atto
L'Esorcismo - Ultimo atto
L’Esorcismo – Ultimo atto

Nuovamente nei panni di un prete esorcista, Russell Crowe torna in un difettoso film horror commerciale che riesce con particolare interesse a sfruttare il genere più come mezzo che come fine.

Voto del redattore:

7 / 10

Data di rilascio:

30/05/2024

Regia:

Joshua John Miller

Cast:

Russell Crowe, Sam Worthington, Ryan Simpkins, Chloe Bailey, David Hyde Pierce

Genere:

Horror, thriller

PRO

Il film non sacrifica la visione in favore di un orrore ostentato, ma cura in particolare il lato drammatico e psicologico del suo protagonista.
Più che decoroso il comparto tecnico, tra impostazione foto-scenografica e sonoro.
Russell Crowe si trova a suo agio nell’incarnare e combattere il Male.
Non poche le dannose e fastidiose forzature in sede di una scrittura comunque poco originale.
A parte Crowe il cast non spicca di brillanti interpretazioni, con l’inspiegabile presenza di Sam Worthington.