Articolo pubblicato il 4 Giugno 2024 da Giovanni Urgnani
Distribuito al cinema in Italia a partire dal 30 maggio 2024 (qui trovate la recensione), prosegue le avventure raccontate nella serie Haikyu!! – L’asso del volley, in una pellicola che funge da conclusione del ciclo narrativo. Ma come finisce HAIKYU!! – Battaglia all’ultimo rifiuto? Di seguito la spiegazione del finale del film d’animazione di Susumu Mitsunaka.
HAIKYU!! – Battaglia all’ultimo rifiuto, il finale del film
ATTENZIONE!!!SPOILER!!!
Dopo un’estenuante lotta sempre punto a punto, la squadra del liceo Karasuno High vince per 2 set a 1 contro quella del Nekoma High School, approdando così alla fase successiva del torneo liceale della prefettura di Miyagi; I “corvi” hanno quindi la meglio sui “gatti”. Per la squadra del Nekoma è una sconfitta che brucia, poiché avvenuta nel modo più rocambolesco possibile: a tradirla è il suo palleggiatore Kenma, nonché vero protagonista della pellicola, a cui gli scivola la palla nel momento decisivo dell’alzata, a causa del sudore, facendola cadere inesorabilmente nel proprio campo. Ma dopo aver elaborato la naturale delusione, nello spogliatoio rossonero prevale la soddisfazione di aver dato il massimo e di aver dato prova di un alto livello di gioco. Grazie al suo amico ed avversario Shoyo, Kenma ha finalmente capito di amare questo sport, grazie soprattutto al legame stretto coi suoi compagni; così le due squadre si promettono appuntamento all’anno prossimo, per un nuovo, sano e avvincente duello.

HAIKYU!! – Battaglia all’ultimo rifiuto, la spiegazione del finale
Una delle piaghe della società umana resta senza dubbio la mentalità con cui si misura la grandezza di una persona in base alla capacità di prevaricazione sugli altri; specialmente nell’universo maschile si inculca il pensiero di denigrazione dell’avversario, dove vincere non è sufficiente, ma qualora la vittoria non dovesse arrivare, subito si viene ricoperti dall’ombra del fallimento, senza che nessuno accetti di buon grado i margini di errore, portando quindi la competizione ad un livello malsano e fanatico. Parlando ai/alle ragazzi/e di oggi, il film intende mostrare cosa significa possedere un’autentica cultura della sconfitta: perde veramente chi spreca il suo potenziale; chi invece si spreme, assieme alla sua squadra, fino all’ultima goccia di sudore, non ha niente da rimproverarsi.
In particolare durante l’età della crescita, i tornei e le gare non devono avere l’obiettivo di stabilire chi sia il migliore o il più forte, ma devono essere dei meri pretesti per creare un ambiente aggregativo, insegnare i valori di gruppo e far capire quali sono i limiti su cui dover lavorare in vista degli appuntamenti futuri. Così il gusto e la bellezza non sta più nel risultato fisso sul tabellone, invece sta nel giocare e nel faticare, anche quando le cose non vanno per il verso giusto; la chiave di tutto è la condivisione del momento, come recita il sempreverde motto “uno per tutti, tutti per uno”. Una realtà capace di migliorare la singola persona, aiutandola ad uscire dalla propria timidezza e dalla propria riservatezza, per poi poter sprigionare tutte le qualità rimaste fino a quel momento chiuse in un cassetto.