Recensione: Bad Boys – Ride Or Die: il ritorno di Will Smith e Martin Lawrence

Will Smith e Martin Lawrence ritornano nel quarto film della saga di Bad Boys diretto nuovamente da Adil e Bilall e prodotto da Michael Bay.
Recensione: Bad Boys 4

Articolo pubblicato il 14 Giugno 2024 da Andrea Barone

Dopo il grande successo del terzo capitolo, Bad Boys, la saga creata da Michael Bay con protagonisti le star Will Smith e Martin Lawrence, torna sul grande schermo con il sequel Bad Boys: Ride Or Die. A seguire la recensione della nuova commedia action.

La trama di Bad Boys – Ride Or Die

Gli eventi di Bad Boys – Ride Or Die tirano fuori, ancora una volta, un antagonista inedito, pur collegandosi ad un personaggio iconico della saga. Il film presenta infatti la seguente trama:

Le vite di Mike Lowrey e Marcus Burnett subiscono una nuova svolta: il primo infatti si è sposato, mentre il secondo è scampato alla morte dopo un infarto. Tuttavia, nonostante abbiano entrambi bisogno di una pausa, le cose si complicano quando il defunto Capitano Conrad Howard viene accusato di corruzione a causa di prove trovate dalla polizia. Si tratta di una macchinazione di James McGrath ed i due poliziotti sono pronti a smascherarla, ma il criminale farà di tutto per provare ad incastrare anche loro. Per poter farcela, Mike ha bisogno dell’aiuto di suo figlio Armando Aretas, ma la cosa crea ancora più controversie.

Recensione: Bad Boys - Ride Or Die il ritorno di Will Smith e Martin Lawrence

La recensione di Bad Boys – Ride Or Die

La prima cosa che salta all’occhio è sicuramente la regia di Adil El Arbi e Bilall Fallah, poiché i due cineasti si sbizzarriscono in numerosi guizzi visivi, rendendo ogni oggetto di scena partecipe dell’azione. I registi infatti giocano con le prospettive, come nel momento in cui attaccano una telecamera ad una bombola a gas, creando un’immersione eccezionale, così come l’uso della soggettiva quando il personaggio di Mike entra in una sparatoria, rifacendosi allo stile visivo degli sparatutto videoludici. Lodevole anche gli utilizzi dei piano sequenza che danno allo spettatore un’idea precisa dell’ambiente e non c’è un solo lato della scenografia in cui non succeda qualcosa, dando sempre garanzia di totale spettacolo, persino quando saltano in aria cesti di caramelle che finiscono nella cinepresa. Ad un certo punto viene inserito anche un’incredibile scena metacinematografica in cui Marcus e Mike diventano esclusivamente spettatori di una scena action, reagendo esattamente come il pubblico in sala che prova sia ansia da suspense che esaltazione nello stesso momento. Se la messinscena di Arbi e Fallah fosse anche solo un esercizio per dimostrare che loro hanno talento, allora ci sono sicuramente riusciti e meritano di essere presi molto più in considerazione ad Hollywood. Ottima la colonna sonora di Lorne Balfe che risulta carica di adrenalina, così come Will Smith e Martin Lawrence dimostrano di non aver perso un briciolo del loro carisma.

L’impostazione dell’action riprende i canoni del terzo capitolo con una maggiore caratterizzazione dei personaggi ed un’atmosfera più seria. Tuttavia le gag sicuramente non mancano ed anzi, vi è un maggiore ritorno all’utilizzo di espedienti demenziali e politicamente scorretti inseriti nei primi due film diretti da Michael Bay, anche se non si raggiunge mai quella carica estrema creata dal regista citato, nonostante l’inaspettata presenza di divertenti battute sul razzismo. La demenzialità viene caricata soprattutto da Marcus Burnett, anche se stavolta c’è più difficoltà nel mantenere l’equilibrio tra i due toni differenti, in particolare nelle scene tra Mike e suo figlio Armando: spesso i momenti in cui i personaggi si aprono e manifestano i loro sentimenti, Marcus Burnett interviene per aiutarli, creando tuttavia maggiore imbarazzo tra i due. Il problema è che queste gag, salvo nei momenti finali, vengono reiterate ogni volta che i due parlano, rendendo meno efficace uno sviluppo tra padre e figlio che sarebbe potuto essere sicuramente più toccante senza l’uso ingombrante di Martin Lawrence. Molto simpatici alcuni cameo presenti, così come sono divertenti alcune strizzate d’occhio ai fan della saga.

Bad Boys 4: la recensione del film con Will Smith e Martin Lawrence

Il riscatto di Bad Boys 4

Anche stavolta il personaggio di Mike ha una caratterizzazione più sviluppata e complessa. Mike è infatti tormentato dall’idea di non poter più agire liberamente, dal momento che spesso le sue azioni lo portano a mettere in pericolo le persone che ama. Per questo l’agente perde la sua sicurezza ed ha difficoltà persino ad eseguire gli spari semplici, così il suo viaggio con Marcus diventa anche un modo per riscattare sé stesso. Il riscatto è infatti il tema principale che si connette a molti dei personaggi presenti, soprattutto in quello di Armando che deve affrontare i conti con il suo passato da killer sanguinario, così espia le sue colpe aiutando suo padre ed avendo la possibilità di ricominciare una nuova vita. La stessa idea di riscattare l’anima e l’identità del defunto capitano Conrad Howard diventa il centro di tutto, creando un riscatto anche nei ricordi di una persona che ha dato tutto quando era in vita. Al ricordo del capitano si crea, di conseguenza, l’impegno di lasciarsi alle spalle il passato: Marcus non ha più paura di morire (contrapponendosi all’insicurezza di Mike) e preferisce godersi la vita per abbandonare le incertezze sempre avute quando pensava alla sua vita da poliziotto, l’agente Judy Howard deve dimenticare il sentimento di odio nei confronti di Armando e persino Reggie ha molta più grinta rispetto al timido ragazzo minacciato goliardicamente dagli stessi Mike e Marcus in Bad Boys 2.

Tra i vari elementi presenti, non risulta ben strutturato il rapporto tra Mike e Christine, il quale appare quasi inesistente. Poteva essere interessante l’idea che Mike si sposasse con la sua psicoterapista, ma la sua presenza sembra soltanto un pretesto per aggiungere più gravità al ruolo di Mike in caso di morte. Un peccato infatti che non si sia proseguiti con la storia d’amore con Rita Secada accennata nel terzo film, la quale è un personaggio molto più interessante che avrebbe avuto già una base migliore da cui partire. Per quanto riguarda il villain, si rinuncia alle sfumature interessanti trattate e si ritorna agli stereotipi simili a quelli dei primi due film di Michael Bay (escludendo la recitazione sopra le righe): ad un certo punto si prova ad approfondire con un flashback, ma non basta a dare complessità ad un personaggio che rimane una macchietta per tutto il film. Inoltre risulta poco efficace il colpo di scena legato alla spia che passa informazioni agli antagonisti, dal momento che è estremamente telefonato.

Bad Boys Ride Or Die: la recensione del nuovo film

Nonostante la sceneggiatura non risulti approfondita come quella del terzo film, Bad Boys: Ride Or Die è avvalorato da una bellissima regia che rende memorabili i momenti action, accompagnati da gag che non sempre sono efficaci, ma che trasformano sicuramente il film in un’esperienza divertente grazie a personaggi gradevoli ed empatici.

2,0
Rated 2,0 out of 5
2,0 su 5 stelle (basato su 1 recensione)
Bad Boys 4: la recensione del film con Will Smith e Martin Lawrence
Bad Boys: Ride Or Die
Bad Boys: Ride Or Die

Gli agenti Mike e Marcus devono lottare per scagionare il defunto capitano Howard dalle accuse di corruzione.

Voto del redattore:

7.5 / 10

Data di rilascio:

13/06/2024

Regia:

Adil El Arbi e Bilall Fallah

Cast:

Will Smith, Martin Lawrence, Jacob Scipio, Paola Núñez, Eric Dane, Vanessa Hudgens, Alexander Ludwig, Joe Pantoliano, Ioan Gruffudd

Genere:

Action, commedia, poliziesco

PRO

L’ottima regia
Le gag divertenti
L’alchimia tra Will Smith e Martin Lawrence
La caratterizzazione di molti personaggi
L’ingombrante comicità di Marcus
La mancata caratterizzazione di Christine
Il colpo di scena prevedibile
Il villain stereotipato