Inside Out è il coronamento della poetica Pixar

Inside Out è un film del 2015 firmato Pixar e diretto da Pete Docter, accolto alla grande sia dalla critica che dal pubblico: la recensione.
Recensione Inside Out (2015)

Articolo pubblicato il 18 Giugno 2024 da Christian D’Avanzo

Inside Out è un film d’animazione del 2015 diretto da Pete Docter, già autore di lungometraggi quali Monsters & Co. (2001) e Up (2009), vincitore dell’Oscar come miglior film d’animazione nel 2016 battendo la concorrenza di Quando c’era Marnie e Anomalisa. Con l’annuncio e la distribuzione poi del sequel Inside Out 2, disponibile nelle sale cinematografiche italiane dal 18 giugno 2024, si è data una continuità alla crescita della piccola Riley, bambina nella quale vivono le emozioni protagoniste del film. Ma com’è considerato ad oggi Inside Out? Segue la recensione.

La trama di Inside Out, film Disney Pixar del 2015

Il vincitore dell’Oscar Inside Out ha dato vita alle emozioni umane in un film altamente metaforico, allestendo un vero e proprio parco giochi all’interno della mente di Riley. Ma, entrando nello specifico, di cosa parla Inside Out? La trama:

Riley è costretta a lasciare la propria vita nel Midwest quando il padre si trasferisce per lavoro a San Francisco. La piccola è guidata dalle proprie emozioni: Gioia, Paura, Rabbia, Disgusto e Tristezza, che vivono nel Quartier Generale, il centro di controllo nella mente, da dove l’aiutano a affrontare la vita di tutti i giorni. Un imprevisto genera una vera e propria avventura che vede Gioia e Tristezza protagoniste, e insieme le due dovranno rientrare alla base per aiutare Riley“.

La recensione di Inside Out: il coronamento della poetica Pixar in 94 minuti di film

Come è ormai noto, l’obiettivo dei film Pixar è di suggerire una morale ai più piccoli attraverso l’avventura e un sense of wonder raffinatissimo in termini di creatività. Come se ciò non fosse abbastanza, i lungometraggi prodotti dalla casa di produzione acquisita poi dalla Disney lavorano per affascinare gli adulti, i quali riescono così da empatizzare con i protagonisti e recepiscono a loro volta non solo del sano intrattenimento, ma anche delle condizioni di vita (sociali e psicologiche) in grado di indurre alla riflessione tramite l’attivazione dei neuroni specchio. Da questo punto di vista, Inside Out rappresenta il coronamento della poetica Pixar dal momento in cui Pete Docter e gli addetti ai lavori che vi hanno collaborato sono stati geniali nel costruire sia un macrocosmo immaginario che una narrazione binaria, il cui livello è una vetta assoluta per il cinema tout court. Dalle musiche di Michael Giacchino alla dissolvenza al bianco dell’incipit a segnare la nascita di Riley, la creazione fantastica dell’universo interiore della bambina riesce a centrare alla perfezione l’ambivalenza auspicata affascinando di conseguenza sia i bambini che i genitori. Inside Out è un capolavoro assoluto proprio perché combina, mescolando più dettagli, l’avventura delle emozioni ad una metafora di spessore che si concentra sulla crescita e il modo con il quale si affrontano le difficoltà in quell’età.

Parallelamente tali elementi si intercambiano e si mescolano con una certa fluidità fino a rendere il film fruibile per un pubblico di consumatori “omni-target”, ovvero che in pratica coinvolge chiunque a prescindere dal genere, dall’età e dal vissuto. Si tratta infatti di un prodotto capace di parlare a tutti in quanto umano, bilanciato in ogni suo aspetto; nella mente di Riley viene allestita praticamente un’industria con numerosi dipendenti, e ciascuno ricopre un incarico differente, dalle emozioni stesse fino agli smemoratori. Non manca nemmeno Hollywood siccome i sogni vengono realizzati come i film, e le modalità attraverso cui Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto dirigono la vita della bambina sono simili a quelle di un regista che si appresta a muovere una macchina da presa mentre i suoi collaboratori si dedicano ad altro. Non è un caso che lo sguardo di Riley venga filtrato da un occhio solo, come se fosse un obiettivo in soggettiva, e grazie ad esso vengono orchestrate le migliori reazioni possibili alle parole e alle situazioni circostanti, così come le sfere dei ricordi vengono riavvolti da Gioia come dei nastri, dei video digitali. Nel frattempo l’avventura viene scaturita da una duplice concatenazione di eventi apparentemente collegati: quando Tristezza tocca i ricordi base assumono il colore blu per sovrastare il giallo di Gioia, così come ha in precedenza “macchiato” i ricordi felici generando in Riley una malinconia mai provata di prima d’ora. Gioia tenta di rimettere in ordine il caos provocato dalla goffaggine e dalla immotivata curiosità di Tristezza, e l’avventura parte proprio in questo momento. Tuttavia, la bambina è come se fosse traumatizzata dall’esistenza stessa in quel preciso momento, e dunque quanto si vede al suo interno è in realtà predeterminato dagli inevitabili problemi esterni. In sostanza, Riley non ha temporaneamente bisogno della gioia e della tristezza, si trova in un limbo emotivo che non ha ancora esplorato avendo appena 12 anni, e allora sono Gioia e Tristezza a dover trovare un nuovo posto per entrambe, collaborando.

Tutta la scenografia creata per Inside Out diventa un espediente narrativo: il treno dei pensieri, l’amico immaginario Bing Bong, la scorciatoia multiforme da lui suggerita, il clown gigante e il relativo incubo, il subconscio, le varie isole alimentate dai ricordi base momentaneamente rimossi a causa del trauma, l’idealizzazione del ragazzo perfetto, il fosso dove i vecchi ricordi anneriscono e spariscono, le cineproduzioni, il motivetto di una pubblicità che non svanisce, le città – Immagilandia – costituite da nuvole e patatine fritte. Insomma, Pete Docter replica quanto da lui ideato fantasiosamente in Monster & Co. rielaborando i sentimenti prettamente umani evidenziati in Up, dando così alla luce un sublime e maturo film, summa poetica del regista come della Disney Pixar stessa. Come premesso, quanto avviene sembra in maniera più superficiale un’avventura avviata per errore dalle cinque emozioni di Riley, e di conseguenza anche le decisioni della bambina di rispondere male ai genitori e di scappare via di casa, ma in realtà quando la console si blocca si percepisce che l’idea è così radicata in Riley da respingere qualunque tipo di reazione emotiva. Dunque, da un lato si assiste a ciò che avviene nella mente della bambina, dall’altro si assorbe l’integrale metafora per la quale ogni evento interno è una sorta di predestinazione, uno spettacolo profondamente personale e al contempo capace di esprimere valori universalmente condivisi, il tutto condito da una comicità arguta che alleggerisce il ritmo incalzante, nonché dal dramma vissuto dalla 12enne.

A prova di quanto descritto ci sono gli scambi di sguardi e di parole presenti nella scena a tavola (già solo questa è un capolavoro), quando anche le emozioni dei due genitori prendono le redini differenziandosi da quelle di Riley per approccio ed estetica. In quest’ultima, per la sua tenera età, è Gioia ad avere il comando, come se fosse il capo squadra, mentre nella madre e nel padre sono rispettivamente Tristezza e Rabbia (una vera finezza). Ne consegue che le emozioni crescono insieme alla persona che dirigono, come avviene in un’azienda in cui ci sono molteplici obiettivi da centrare, maturano, e infine comprendono che devono collaborare (da qui l’installazione della nuova console) per creare dei ricordi misti, sfumati e perciò equilibrati. D’altronde, Gioia e Tristezza sono correlate, l’una non esiste senza l’altra, e infatti proprio Gioia è l’unica ad avere fisicamente i colori blu nei capelli e nelle pupille. Inside Out è esplorazione, empatizzazione, comprensione, nostalgia, divertimento e commozione, rappresenta essenzialmente ciò che mostra all’interno di Riley, si distingue da tutti gli altri film d’animazione per la sua unicità ed è capace, in ultima analisi, di trainare qualunque individuo per ragionare in primis su se stesso e poi sugli altri, ma soprattutto è emblema esistenziale della nostra complessità.

5,0
Rated 5,0 out of 5
5,0 su 5 stelle (basato su 2 recensioni)
Recensione Inside Out (2015)
Inside Out
Inside Out

Inside Out esplora le emozioni che vivono all'interno di una bambina di nome Riley, ma crescendo gli ostacoli creano in lei delle difficoltà e comincia un'avventura.

Voto del redattore:

10 / 10

Data di rilascio:

16/09/2015

Regia:

Pete Docter

Cast:

Stella Musy, Melina Martello, Daniele Giuliani, Paolo Marchese, Veronica Puccio, Luca Dal Fabbro, Vittoria Bartolomei, Claudia Catani, Mauro Gravina

Genere:

Avventura, commedia

PRO

Definisce al meglio la poetica della Pixar, esaltandone appieno i valori
La matura metafora tra ciò che accade nella mente di Riley e le problematiche esterne
La creatività nel dar vita all’universo interno delle emozioni
La comicità e gli altri espedienti narrativi con i quali vengono richiamate le emozioni negli spettatori, inducendo ciascuno anche alla riflessione
Nessuno