Io sono l’amore è pura sinestesia cinematografica

Io sono l’amore è un film del 2009 di Luca Guadagnino, ma com’è qualitativamente parlando?
Recensione film Io sono l'amore (2009)

Articolo pubblicato il 14 Luglio 2024 da Christian D’Avanzo

Io sono l’amore è un film del 2009 diretto da Luca Guadagnino e con Tilda Swinton protagonista. Il lungometraggio dalla durata di 120 minuti circa è stato presentato in anteprima mondiale alla 66esima edizione del Festival di Venezia nella sezione Orizzonti, e successivamente anche al Sundance Film Festival 2010, guadagnandosi poi una nomination agli Oscar 2011 nella categoria migliori costumi, mentre ai BAFTA e ai Golden Globe è stato candidato come miglior film straniero. Si tratta del terzo film del noto cineasta italiano: com’è qualitativamente parlando Io sono l’amore? Segue la recensione.

La trama di Io sono l’amore, film di Luca Guadagnino con Tilda Swinton

Io sono l’amore mette in risalto la psicologia della protagonista Emma, interpretata da Tilda Swinton, la cui condizione sociale viene messa a dura prova quando incontra per caso il cuoco di nome Antonio, amico di suo figlio Edoardo. La trama del film di Luca Guadagnino è incentrata proprio sull’amore sbocciato con grande passione tra Emma e un ragazzo più giovane, contrapponendo due approcci alla vita completamente differenti. Ma l’amore alla fine riuscirà ad avere la meglio? E se sì, a quale prezzo?

La recensione di Io sono l’amore: il terzo film di Guadagnino è pura sinestesia cinematografica

Con il suo terzo film, Io sono l’amore, Luca Guadagnino sembra far proprie le teorie sulla semiotica del film di Jean Mitry e sviluppa le immagini del racconto su tre livelli di significazione. Infatti, oltre a creare numerose analogie fotografiche (primo livello), il cineasta italiano stupisce per la maturità con la quale è in grado di distendere la logica d’implicazione diegetica (secondo livello) combinandola con simboli, metafore, allegorie e tutto ciò che di base viene comunicato agli spettatori tramite dei movimenti di macchina e degli effetti di montaggio (terzo livello). Si tratta a tutti gli effetti di pura sinestesia cinematografica con un chiaro fine introspettivo: ciò che appartiene all’intimità dei personaggi viene gradualmente tirato fuori dal regista servendosi di una costruzione semantica sopraffina. La fotografia di Yorik Le Saux è artificiosa sin dall’incipit di Io sono l’amore poiché la grande tavolata organizzata in virtù del compleanno del nonno contiene già diversi indizi sulla spregiudicata volontà di questa famiglia borghese nel costruire un’immagine apparente, fasulla. Di fatto la neve che cade su Milano lascia presagire il tono quasi cupo, il fare essenzialmente glaciale e distaccato di ciascun membro di Casa Recchi.

A proposito di contrapposizioni indispensabili, osservare e udire il rumore del telaio appare antitetico in confronto al silenzio domestico della borghesia, nonostante ci sia una corposa quantità di individui messi insieme in un unico spazio, i quali riescono al massimo a generare un brusio. Passando all’Emma di Tilda Swinton, qui sublime nel recitare in italiano, c’è da dire che riesce ad attirare su di sé l’attenzione poiché è da lei che lo sguardo viene guidato all’interno dell’intricata trama del film. Sul piano psicologico potrebbe sembrare di star assistendo alla descrizione di una donna infelice, una donna-oggetto esposta come un premio da Tancredi, burbero capofamiglia che non riesce a relazionarsi mai davvero con nessuno. Eppure battuta dopo battuta, immagine dopo immagine, si ha la possibilità di scoprire chi era o chi è davvero la protagonista; ad esempio, il cibo è catalizzatore di quelle sensazioni credute dimenticate oppure nascoste. Dopo aver assaggiato l’insalata russa di Antonio, Emma rievoca ricordi d’infanzia quando si addormenta e il suo sogno culmina con della frutta rossa quasi spremuta nelle mani di una bambina: si tratta di un simbolo premonitore di ciò che sarà nel finale del film? Guadagnino stesso crea l’idea di movimento impiegando la macchina da presa e compiendo un balzo in avanti quando Emma si sta per addormentare, lo stesso che però – quando Emma si sveglia – viene poi impedito dalla chiusura delle tende da parte della domestica. L’amore per il cibo, e di conseguenza la forza che ha di isolare lo spirito durante il suo consumo, è una potenza in grado di scatenare l’immaginazione e di riportare alla mente ricordi lontani tramite sapori intensi, combinazioni straordinarie, come d’altronde fa Guadagnino con le immagini del suo epidermico e appassionante cinema.

L’amore per Antonio si consuma a Sanremo, con sole, colori e natura (invece del triste inverno milanese) e riaccende l’anima di Emma, una donna che ha rinunciato alla sua identità passando dall’essere russa all’essere italiana, e la cucina per lei è un modo nostalgico di riappropriarsi delle sue origini, del suo vero Io. Questa relazione viene alimentata prima di tutto dal sapore degli ingredienti, e poi dalla possibilità per entrambi di essere se stessi nelle braccia dell’altro. Il loro primo bacio è fuori fuoco, forse perché sulla carta è un evento fuori tempo massimo per chi vive in certe condizioni sociali, ma dalla protagonista è stato così tanto atteso invece da risultare un gesto incontrollabile e di una sincerità disarmante. Per questo motivo l’immagine del bacio non è nitida ed è rapidissima, non può essere catturata dal tempo e dallo spazio a differenza di quelli tra Edoardo ed Eva, per esempio, o di quelli di Betta fantasticati dalla madre. Successivamente, e non per caso, Emma chiede ad Ida, la domestica, di cenare con lei per la prima volta, guidata proprio dalla positività e dalla felicità. È un avvicinamento sia emotivo che sociale, per l’appunto, ed è scaturito dall’amore. Per quanto riguarda le immagini mentali dei due amanti, invece, si sottolinea come esse rompano la consequenzialità e frantumino il presente della narrazione assumendo dei tratti solo apparentemente onirici, poiché sono pur sempre azioni accadute avanti e indietro nel tempo.

In una sequenza emblematica di Io sono l’amore Guadagnino si avvale del montaggio lirico per comparare l’atto sessuale consumato su un prato verde al frastuono e all’armonia della natura, con una colonna sonora genuinamente parossistica. In contrapposizione viene poi mostrata una riunione di lavoro a Londra dove Tancredi fa di tutto per vendere l’azienda di suo padre. Dunque, il parallelismo si fa evidente siccome Emma e Betta sono riuscite a sconfinare dalla malinconia insita nella loro arricchita famiglia, la quale è però inevitabilmente vuota, spoglia di contenuti, priva di valori, Edoardo è invece rimasto vittima di quanto appena descritto e si mostra colpito nel segno. Il piatto preparato con amore da Antonio per Emma, ovvero l’Ouka, è un gesto fatto senza riflettere, totalmente irrazionale, che però comporta la rottura – poi definitiva in quanto mortale – tra madre e figlio. La prima si è separata emotivamente dalla famiglia grazie alla storia con Antonio, il secondo è rimasto di fatto traumatizzato dopo aver passato un lungo periodo in un limbo sentimentalmente chiuso e respingente. Infatti, la sua identità è stata cancellata ben prima del decesso, poiché ha perduto sia l’azienda che il legame affettivo con la madre e Antonio, portatogli via dalla condivisione di un piatto, l’Ouka, simbolo della sua infanzia. Dunque, in Io sono l’amore i sentimenti di ognuno dei personaggi si riescono letteralmente ad assaporare, a toccare, a vedere, a udire e a infine a percepire, scatenando i sensi e soprattutto provando profonda empatia per una protagonista forte e determinata la quale, nonostante il dramma nel finale, riesce a fuoriuscire dall’immagine fittizia di Casa Recchi per rincorrere – in tuta – la sua personalissima felicità/identità.

4,0
Rated 4,0 out of 5
4,0 su 5 stelle (basato su 1 recensione)
Recensione Io sono l'amore
Io sono l'amore
Io sono l’amore

La vita schematica e borghese di Emma ha un punto di rottura quando la protagonista conosce Antonio, cuoco e amico del figlio Edoardo.

Voto del redattore:

9 / 10

Data di rilascio:

19/03/2010

Regia:

Luca Guadagnino

Cast:

Flavio Parenti, Tilda Swinton, Marisa Berenson, Alba Rohrwacher, Diane Fleri, Edoardo Gabbriellini, Maria Paiato, Pippo Delbono, Mattia Zaccaro

Genere:

Drammatico, sentimentale

PRO

La maturità con cui Guadagnino costruisce – attraverso le immagini e la musica – la semantica del film
I tratti sentimentali di ciascun personaggio possono essere totalmente percepiti
L’affermazione dell’identità della protagonista
Nessuno