Parthenope: che significato simbolico ha la protagonista nel film di Paolo Sorrentino?

Film profondamente simbolico il decimo in carriera di Paolo Sorrentino, Parthenope è sia il titolo del lungometraggio che il nome della protagonista: ma qual è più precisamente il suo ruolo? Che connotazioni comporta la sua presenza scenica?
Il significato del personaggio di Parthenope nel film

Articolo pubblicato il 28 Ottobre 2024 da Christian D’Avanzo

Decimo film in carriera per uno dei registi italiani più famosi nell’epoca contemporanea, Paolo Sorrentino, Parthenope è stato presentato lo scorso maggio alla 77esima edizione del Festival di Cannes. Distribuito nelle sale cinematografiche a partire da giovedì 24 ottobre 2024, l’opera con Celeste Della Porta nel ruolo dell’emblematica protagonista, ha scaturito reazioni diametralmente differenti, sia nell’ambito della critica – italiane e internazionale – che tra il pubblico. Tuttavia, a prescindere dalla qualità e dall’opinione che si è maturata dopo la visione del film, Parthenope ha in sé una serie di simboli da approfondire e analizzare, come nel caso del figlio del professore Devoto Marotta. Tra questi figura la protagonista stessa, il cui nome è legato alla città di Napoli e, di conseguenza, al significato stesso del lungometraggio in questione. Entrando più nello specifico: che significato simbolico ha il personaggio di Parthenope nel film di Paolo Sorrentino?

Il significato simbolico del personaggio di Parthenope nel film

All’interno del film di Paolo Sorrentino, la protagonista interpretata da Celeste Della Porta ha lo stesso nome del titolo dell’opera: Parthenope. Essendo stato Partenope il primissimo nome con il quale è stata battezzata Napoli, successivamente all’insediamento nel territorio del popolo greco dei Cumani alla fine dell’VIII secolo a.C., nel tempo è stata tramandata la leggenda dell’omonima sirena, la quale figurava nell’Odissea di Omero. Il regista napoletano ha quindi scelto di raccontare la sua città servendosi di uno dei più grandi e folkloristici miti della storia di Napoli: la protagonista Parthenope è un personaggio emblematico in quanto incarna un significato simbolico preciso e al contempo sfaccettato.

Parthenope, come Napoli, rappresenta la libertà, la bellezza e simultaneamente il mistero, quest’ultimo con dei particolari connotati esoterici; vedasi la sequenza dedicata al patrono della città e allo scioglimento del suo sangue. Inoltre, così come la sirena della leggenda è stata (quasi) in grado di sedurre Ulisse con il suo canto, qui è l’attrice-personaggio con il suo corpo ad ammaliare qualunque altro personaggio, uomo o donna che sia. Persino suo fratello nutre una passione viscerale per lei, tanto da arrivare a compiere l’atto estremo del suicidio. Da questo punto di vista, Sorrentino sembra voler descrivere Napoli come una città abile nell’attrarre e nell’incatenare chi vi si trova al suo interno, anche quando tentano di “fuggire”. Non casualmente sono stati inseriti abbondanti dialoghi incentrati proprio su questo tema e sui napoletani, pronunciati con un velo di malinconia mai così esplicito come in questa occasione.

Il legame tra il personaggio di Parthenope e Napoli cambia in maniera graduale, a seconda di ciò che il regista desidera manifestare in un certo momento del film. Ecco perché nella prima parte la protagonista riflette fedelmente la spontaneità, la spensieratezza e il senso di appartenenza alla città, mentre con lo scorrere dei minuti – a partire dal blocco centrale – la donna si evolve e sviluppa di conseguenza un senso di disillusione, lasciando che emerga una critica nemmeno troppo velata a Napoli e ai napoletani. L’amore, l’estate, la bellezza e la gioventù appaiono come fattori passeggeri, effimeri, sognanti, ma hanno l’obiettivo di rispecchiare la mancanza di giudizio e la libertà caratterizzanti la folkloristica realtà urbana.

Il significato simbolico di Parthenope nel film di Paolo Sorrentino ha, dunque, più strati di interpretazione e segue un percorso evolutivo davvero affascinante. La ragazza alla fine è diventata una donna in carriera che ha lasciato Napoli e che ripensa – una volta andata in pensione – proprio all’estate, alla gioventù e a scorci di una vita passata alla quale è riuscita fisicamente, ma non emotivamente, a fuggire dalla gabbia dorata quale è la sua città natale.