Articolo pubblicato il 4 Novembre 2024 da Bruno Santini
Rilasciata in quattro episodi sulla piattaforma di streaming di Disney Plus, Qui non è Hollywood è una serie televisiva che ha fatto tantissimo discutere e che trova – nel racconto del delitto di Avetrana e della morte di Sarah Scazzi – il suo elemento di forza fondamentale. Naturalmente, come per tutti i prodotti che adattano una storia vera, soprattutto nel caso specifico della serie con tutti i confronti con gli atti processuali, sono tante le analogie e le differenze della realtà: di seguito, si sottolineano errori, incongruenze ma anche scelte e dettagli esatti presenti nella serie.
L’outfit di Sarah Scazzi nel giorno della sua morte
La prima differenza tra Qui non è Hollywood e la storia vera di Sarah Scazzi è determinata da uno dei dettagli sicuramente più importanti, nell’ambito delle indagini: l’outfit di Sarah Scazzi. Per quanto i vestiti con cui la ragazza fu ritrovata senza vita – maglietta rosa e pantaloncini neri – coincidano, in realtà non è lo stesso outfit che Sarah indossò durante tutta la giornata, dal momento che la mattina della sua morte i colori e gli abiti erano differenti: ciò non è un dettaglio banale, siccome è stato uno degli elementi più forti dell’accusa e della difesa nell’ambito del processo.
L’altarino di Michele Misseri
Tra le tantissime analogie che sono presenti nella serie Qui non è Hollywood è importante citare soprattutto il ruolo dell’altarino, che viene mostrato in più punti all’interno del prodotto, soprattutto nella puntata che prende il nome di Michele. Così come tanti altri elementi storicamente accertati, anche questo costituisce un’analogia con la storia vera di Sarah, considerando che Michele Misseri ha realmente ottenuto un altarino nel garage dove è avvenuto l’omicidio di Sarah Scazzi, con una sua foto ritagliata da un giornale e immagini di Gesù e della Madonna. L’uomo ha spiegato di pregare per la ragazza tutti i giorni nel suo garage, non riuscendo a recarsi al cimitero per i sensi di colpa.
Tranne Te di Fabri Fibra
Uno dei brani presenti nella colonna sonora di Qui non è Hollywood è Tranne Te di Fabri Fibra, uno dei tormentoni più importanti nella storia del rap contemporaneo. Il brano viene ascoltato più volte nella prima puntata di Qui non è Hollywood e viene cantato anche da Sarah, ma ciò non è possibile: la canzone è stata, infatti, pubblicata diversi mesi dopo la sua morte e, soprattutto, divenne un tormentone estivo successivamente rispetto alla collocazione temporale degli eventi osservati nella serie. Questo elemento, dunque, può considerarsi come un errore rispetto alla storia vera di Sarah Scazzi mostrata in Qui non è Hollywood.
La scritta “Qui non è Hollywood”
Il titolo della serie Qui non è Hollywood si ottiene dalla medesima scritta realizzata sulla muratura esterna della casa di Cosima e Michele Misseri; trattandosi di uno degli elementi cardine della serie, ci si aspettava che sarebbe stato tratteggiato in qualche modo e, in effetti, ciò succede: si mostra, infatti, una persona non identificata utilizzare una bomboletta spray per realizzare la celebre scritta proprio durante le indagini per il ritrovamento di Sarah Scazzi, quando Sabrina decide di uscire allo scoperto e di diventare un oggetto mediatico molto importante. Anche questo, però, fa parte degli errori di Qui non è Hollywood, che in realtà segue una tendenza su cui marciò molto la stampa in quei mesi: la scritta era già presente da anni ed era stata realizzata in omaggio ad un verso dei Negrita.
Il ruolo della giornalista Daniela
Fin dall’inizio della serie si vede una giornalista, interpretata da Anna Ferzetti, che diventa poi fondamentale nel contesto del prodotto televisivo, essendo la prima a intervistare prima Sabrina Misseri, poi Michele Misseri nella famosa scena del garage (questa uguale alla realtà) che vede Cosima Serrano interrompere le domande a suo marito. Come si poteva facilmente immaginare, non esiste una giornalista Daniela, ma trattasi semplicemente di un’immagine metaforica che semplifica il ruolo di tutti quei giornalisti che hanno gravitato nell’universo di Avetrana nei giorni precedenti e successivi alle indagini per la morte di Sarah Scazzi. L’intervista celebre a Sabrina Misseri, in cui la ragazza spiega che chiunque abbia una coscienza deve fare qualcosa per Sarah, ad esempio, andò in onda nei telegiornali Rai.
Il garage di casa Misseri
Una delle ricostruzioni più importanti, nella serie Qui non è Hollywood, è sicuramente quella del garage. Tuttavia, in questo caso sono stati realizzati degli errori anche e soprattutto per un motivo puramente narrativo e per non spezzare il ritmo del racconto nel corso dei diversi episodi; il garage di casa Misseri, dove è stato compiuto l’omicidio di Sarah Scazzi, infatti, viene mostrato nella serie come parte contigua della casa. In realtà, il collegamento interno tra la casa dei Misseri e il garage era stato murato da anni, per cui non era possibile accedervi come si mostra nella serie, ma soltanto dall’esterno o dal retro, pur dovendo comunque uscire dall’appartamento. Allo stesso modo, c’è una differenza anche nella collocazione di Michele Misseri, che non dormiva nel garage come viene mostrato nella serie, e in quella di Sarah Scazzi che nel garage non era mai entrata prima del giorno del suo omicidio.
La scena del funerale di Sarah
Una delle rappresentazioni più fedeli della serie Qui non è Hollywood interessa la scena del funerale di Sarah, che porta ad una doppia copertura televisiva: quella del funerale stesso e quella che viene realizzata nella casa di Cosima Serrano e Sabrina Misseri, mentre Michele Misseri è già in carcere. Tra le tantissime analogie tra la serie e la realtà, c’è proprio il momento in cui Sabrina reagisce rispetto agli applausi del funerale, per quanto cambino le parole che – ovviamente – sono riproposte in maniera differente per effetto della volontà di romanzare le vicende; è certamente vero, però, che i Misseri non presenziarono al funerale di Sarah Scazzi, con il ritrovamento successivo di un messaggio che era stato scritto da Sabrina, nella quale la ragazza si diceva distrutta emotivamente per essere stata l’unica a non esserci. È particolarmente noto, rispetto al momento del funerale, il commento di Sabrina fatto alla troupe presente e alla madre, in cui spiga che gli applausi sono fatti solo per scenografia.
Le intercettazioni dei colloqui
All’interno dell’ultimo episodio di Qui non è Hollywood si può notare che, in due occasioni, Cosima e Michele hanno diversi colloqui all’interno del carcere, in cui la donna continua a intimare al marito di “dire soltanto la verità”, di fatto scagionando Sabrina che, intanto, era stata condannata per la confessione di Michele Misseri, poi ritrattata. Non si può parlare di vero e proprio errore, rispetto alla storia vera di Sarah Scazzi, ma ci sono sicuramente delle incongruenze rispetto alla realtà, dettate per lo più da motivi puramente ritmici: i colloqui furono molto lunghi e si parlò spesso di consapevolezza da parte di Cosima che, in effetti, non si esponeva mai con le sue dichiarazioni a differenza del marito. Ciò che manca, in quei colloqui mostrati, è una serie di dettagli fondamentali: innanzitutto l’ammissione di complicità all’omicidio da parte di Sabrina, di cui parla Michele che spiega di non poter essere l’unico a prendersi le colpe; in secondo luogo, tra i dialoghi c’è anche quello con la nipote, a cui confessa di aver voluto coprire sua figlia in un primo momento.
Il ruolo di Anna Pisanò
Uno dei momenti decisivi, nelle indagini che poi hanno portato anche alla condanna di Cosima Serrano, è il ruolo di Anna Pisanò, la donna che riportò la confessione del fioraio, il quale affermò – poi ritrattando e parlando di un sogno – di aver visto Cosima spingere Sarah verso il garage dove poi è stata uccisa. La serie è sicuramente fedele nel mostrare l’analogia con la storia vera (l’uomo non volle mai confessare e, nel momento in cui ciò accadde, cambiò immediatamente la sua versione), ma c’è una differenze nel nome della donna, che nella serie prende il nome di Carmen. Con molta probabilità, ciò è determinato dal diritto di oblio di Anna Pisanò, che si trasferì in Germania a seguito degli avvenimenti e di cui non si sono avute più tracce.
La bambola di pezza cucita da Cosima Serrano
L’ultimo tra gli elementi che sicuramente costituiscono un’analogia tra Qui non è Hollywood e la storia vera di Sarah Scazzi è quello che interessa la bambola di pezza, che viene cucita da Cosima Serrano alla fine della serie presente su Disney Plus. Si tratta di un dettaglio sicuramente non da poco, che anticipa quanto poi è accaduto in carcere: sia Cosima che Sabrina Misseri, infatti, hanno iniziato a lavorare in carcere cucendo abiti e bambole, proprio come si osserva all’interno della serie. Per quanto la collocazione temporale sia differente, si tratta sicuramente di un elemento che permette di conoscere l’intera storia dei personaggi che ruotano intorno al delitto di Avetrana.