Perché The Brutalist rischia di perdere Oscar a causa dell’intelligenza artificiale

Da quando il montatore di The Brutalist ha ammesso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel film, è montata la polemica che potrebbe portare a far perdere Oscar al film. Ma perché e, soprattutto, è giusto?

Articolo pubblicato il 22 Gennaio 2025 da Bruno Santini

Nelle ultime ore vi abbiamo raccontato che il montatore di The Brutalist ha ammesso che, nel processo di post-produzione del film, ci si è serviti di intelligenza artificiale per migliorare l’accento ungherese di Adrien Brody e Felicity Jones, nel momento in cui i due devono interloquire tra loro o nel momento in cui c’è la lettura in voice over della lettera che László Tóth scrive a sua moglie. Le polemiche sono state consequenziali, soprattutto in un momento storico in cui si discute tantissimo a proposito dell’intelligenza artificiale e del suo utilizzo nel cinema; la sensazione, in questo momento storico, è che non si sia ancora “pronti” ad ammettere che l’IA possa essere un’alleata del processo produttivo di un film e che The Brutalist possa perdere gli Oscar che avrebbe potuto guadagnare: ma quanto c’è di vero?

Come è stata utilizzata l’IA in The Brutalist e perché non è un problema

Nel corso di una recente intervista, il montatore di The Brutalist ha ammesso che ci si è serviti dell’intelligenza artificiale per migliorare la performance di Adrien Brody (e non solo) e il web, naturalmente, è insorto: in un momento storico molto delicato, anche per lo stato del cinema che intanto sciopera per rivendicare i suoi diritti in termini di produzione, lavoro e soprattutto paga, è evidente che ci sia sempre da approcciare alla maniera dei due pesi e delle due misure, considerando fin dove si può essere “puristi” con l’intelligenza artificiale e con il suo utilizzo. C’è differenza tra le dichiarazioni di Paul Schrader, che ritiene ChatGPT migliore di tanti sceneggiatori, e la tecnologia di Respeecher che è stata utilizzata per migliorare l’accento ungherese di Adrien Brody e Felicity Jones in The Brutalist?

Se evidentemente ciò sembra essere vero, è importante però scendere ancor più nel dettaglio del modo in cui la tecnologia di IA è stata utilizzata nel film, tanto da non essere – di fatto – riconosciuta fino al momento in cui è stato il montatore a dichiararne l’uso. Adrien Brody e Felicity Jones non sono stati sostituiti da un sistema automatizzato, nel momento in cui hanno pronunciato le loro battute, né hanno recitato in playback con una voce che è stata loro sovrapposta successivamente; Respeecher è stato utilizzato servendosi della traccia vocale di Adrien Brody e aggiungendo delle cadenze e degli accenti spiccatamente ungheresi (e dunque difficilmente ottenibili dagli attori se non con un processo durato anni), che tra l’altro lo stesso montatore Jancsó del film ha fornito, per evitare di servirsi di tracce vocali che fossero coperte da diritto d’autore. Insomma, l’interpretazione dei due – e anche in ungherese – è autentica, così come è indiscutibile il lavoro (che compone comunque la maggior parte del film) in inglese di entrambi gli attori. Brady Corbet, che ha commentato le polemiche, ha dichiarato quanto segue a proposito:

“Le interpretazioni di Adrien e Felicity sono in tutto e per tutto appartenenti a loro. Hanno lavorato per mesi con la coach di dizione Tanera Marshall per perfezionare i loro accenti. La tecnologia innovativa di Respeecher è stata usata solo nella fase di montaggio del dialogo in lingua ungherese, specificamente per affinare alcune vocali e lettere per una maggiore precisione. Nessun dialogo in inglese è stato modificato. È stato un processo manuale, realizzato dal nostro team audio e da Respeecher in post-produzione. L’obiettivo era preservare l’autenticità delle performance di Adrien e Felicity in un’altra lingua, non sostituirle o alterarle, e il tutto è stato fatto con il massimo rispetto per il mestiere”.

The Brutalist rischia di perdere agli Oscar a causa dell’IA?

Uno dei primi risultati della polemica che sta imperversando tra gli addetti ai lavori e sul web riguarda proprio gli Oscar, dove The Brutalist potrebbe perdere le statuette a cui sembrava destinato proprio a causa dell’utilizzo dell’IA nel film. Non sta a chi scrive giudicare se questo processo sia giusto o sbagliato, ma cerchiamo di capire in che senso lo si dice: le tre statuette, su tutte, che The Brutalist potrebbe portare a casa sono evidentemente molto prestigiose; parliamo di miglior film, migliore regia e miglior attore protagonista, con il Leone d’Argento arrivato a Venezia 2024 che ha aperto la stagione cinematografica del film in termini di premi e riconoscimenti, molto spesso prestigiosi.

Dal momento che a votare agli Oscar non sono soltanto gli addetti ai lavori di una categoria, e corroborando il discorso con quel senso di inquietudine popolare che il tema IA porge al momento del cinema, è più che naturale effettuare la più classica delle somme e interrogarsi sul futuro di questo film agli Oscar. Che, sia chiaro, non vuol dire nulla e che non cambierebbe affatto la storia di un lavoro già destinato a fare la storia del cinema, ma che dell’Oscar – soprattutto per motivi produttivi e legati alla carriera di Brady Corbet, che per questo film ha impiegato 10 anni di lavoro – avrebbe certo bisogno. La recente realtà degli Oscar ha dimostrato (con il caso di Maestro nel 2024, ma non solo) che se c’è modo di escludere una realtà precostituita – nel caso del film di Bradley Cooper quella delle piattaforme di streaming – non ci si fa troppi problemi a procedere in tal senso, e anche Il potere del cane (ancora Netflix) vinse a sorpresa soltanto nella categoria di migliore regia, considerando però un discorso storico e di carriera che vide Jane Campion trionfare. E si potrebbero, ma si evita di andare oltre la semplice menzione, fare altri esempi con The Irishman o con Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese. Certo è che il tema dell’IA non è quello delle piattaforme, ma c’è la sensazione che – se Corbet parte comunque più che favorito per la statuetta di miglior regia – The Brutalist miglior film e soprattutto Adrien Brody (che lascerebbe spazio al nuovo-che-avanza-hollywoodiano per eccellenza, Timothée Chalamet con A Complete Unknown) rischino molto e che, forse, tra gli addetti ai lavori non si è ancora troppo pronti a scindere tra caso e caso, condannando a priori uno strumento che – in questo momento storico – non si può far finta di non vedere.