Articolo pubblicato il 28 Febbraio 2025 da Arianna Casaburi
Presentato in anteprima italiana nella sezione Orizzonti dell’80esima edizione del Festival del Cinema di Venezia 2023 e in Concorso Cortometraggi d’Animazione alla 24esima edizione del TOHorror Film Fest 2024, Wander to Wonder è il terzo cortometraggio d’animazione interamente realizzato in stop motion da Nina Gantz, vincitore ai BAFTA Film Awards 2025 e alla 97esima edizione degli Oscar 2025 come Miglior Cortometraggio d’Animazione. La regista olandese si è fatta conoscere a livello internazionale grazie al suo secondo cortometraggio Edmond (2015), vincitore al Sundance e ai BAFTA nel 2016 nella sezione dedicata, preceduto da Zaliger (2010). Segue la recensione di Wander to Wonder, il corto di Nina Gantz del 2023 candidato come Miglior Cortometraggio d’Animazione alla 97esima edizione degli Oscar 2025.
Wander to Wonder: una toccante riflessione in stop-motion sulla morte
Per usare un gioco di parole, come direbbero gli inglesi no need to wonder (non ci si deve meravigliare) se un corto animato come Wander to Wonder di Nina Gantz abbia raccolto dalla data della sua anteprima internazionale nel 2023, all’80esimo Festival del Cinema di Venezia, una quantità spropositata di premi, di cui se ne contano a oggi ben 41 tra cui citiamo l’Annie Award e il BAFTA come Miglior cortometraggio animato e si ritrovi come frontrunner per portarsi a casa l’Oscar. La vera meraviglia, la vera bellezza di Wander to Wonder è di aver saputo portare e rappresentare sullo schermo nella sua brevissima durata di 14 minuti una tematica tanto dark quanto delicata come quella della morte con una toccante riflessione dalle sfumature comiche.
Il corto di Nina Gantz inizia così con un’atmosfera incantata quasi fiabesca, mostrando la magia sul set di un programma televisivo, “Wander to Wonder” da cui il titolo del corto, degli anni ’80 e del suo creatore che anima i tre pupazzi protagonisti Mary, Billybud e Fumbleton. Dopo la morte del loro creatore, rappresentata in una scena perturbante tanto quanto emotivamente provante, Wander to Wonder si trasforma in una dark comedy dell’assurdo, in cui i tre personaggi non solo assistono e fanno esperienza per la prima volta della morte, ma sono costretti anche a dover sopravvivere autonomamente cercando cibo e tentando di mandare avanti il programma da soli. La realizzatrice Nina Gantz ha rivelato di aver impiegato ben 8 anni per completare quella che si dimostra essere la sua opera più intima e personale come da lei affermato:
“Mentre scrivevo il film, ho perso una persona cara, un fatto che in qualche modo è entrato a far parte della storia. I personaggi hanno un’esperienza simile. Dopo la morte della figura paterna, si aggrappano all’unica cosa che sembra avere un senso: continuare il loro show.”
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La recensione di Wander to Wonder: il corto d’animazione candidato agli Oscar 2025
A oggi, quella della stop-motion può essere considerata una tecnica ben consolidata e perfezionata tanto da poter assistere a svariati tipi di realizzazione e impieghi in prodotti destinati al piccolo o al grande schermo quali lungometraggi, cortometraggi o ancora spot pubblicitari e non solo. Molto spesso, però, l’estremo avanzamento tecnico/formale non è essenzialmente direttamente proporzionale a una spiccata capacità espressiva di voler effettivamente comunicare qualcosa. Ecco che, nel panorama delle moltiplicazioni della stop-motion, Wander to Wonder sembra rompere questo adagiarsi a tecnicismi e a minuziosi perfezionismi che vanno a intaccare l’aspetto suggestivo che la visione di un’opera in stop-motion dovrebbe suscitare. Ciò che più salta all’occhio guardando il corto animato realizzato da Nina Gantz è l’effetto estraniante dell’umanità con la quale i corpi dei tre pupazzi-personaggi si muovono e animano lo spazio e il tempo. L’anima(zione) della stop-motion si accentua maggiormente e sembra prendere ancora più vita, proprio successivamente all’evento tragico della morte del creatore dei protagonisti, creando quel contrasto che fa capovolgere totalmente l’assioma del vivo-morte o della vita-morte tipico dell’esistenza umana, cucendola addosso in modo inedito a dei pupazzi che restano anima-ti anche dopo la morte del loro anima-tore.
Un altro elemento spiazzante è la forza espressiva, l’abilità nel sapere costruire un canale attraverso cui poter far arrivare allo spettatore tutta la sofferenza, il dolore, il lutto, l’incapacità e il rimanere inermi di fronte a un evento tragico, come quello della morte, da parte di coloro che in realtà dimentichiamo essere dei meri pupazzi. Tuttavia, gli stessi pupazzi sembrano conservare qualcosa della loro natura come il fatto di essere privi di parola. Così facendo, i silenzi, il loro silenzio, diventa parlante, rumoroso, assordante e insostenibile. Ed è esattamente una delle tante sensazioni provocate dalla scomparsa di una persona a noi cara. Questa peculiare associazione fa sì che il transfer con lo spettatore possa realizzarsi ancora di più e rendere la visione universale e condivisibile per qualsiasi esperienza traumatica vissuta dal soggetto osservante. Wander to Wonder svela dunque l’ingrediente segreto di un buon cortometraggio: far scattare la scintilla, far saltare il cortocircuito di un’idea fulminea in breve tempo su qualcosa che tocca nel profondo le corde del nostro cuore e della nostra anima.