L’affascinante ambiguità di Tre Rivelazioni si risolve in modo goffo e semplicistico

Tre Rivelazioni è il nuovo film scritto e diretto da Yeon Sang-ho, il regista sudcoreano di Train to Busan del 2016. Prodotto anche da Alfonso Cuaron, il film Netflix è un crime psicologico coinvolgente che, tuttavia, mostra il fianco proprio nel suo momento clou.
Recensione film Netflix Tre rivelazioni

Articolo pubblicato il 2 Aprile 2025 da Vittorio Pigini

Rilasciato su Netflix dal 21 marzo 2025, Tre rivelazioni è il nuovo film scritto e diretto da Yeon Sang-ho, regista divenuto particolarmente celebre per Train to Busan del 2016. In seguito al suo precedente film di fantascienza Jung_E del 2023, il regista sudcoreano torna a collaborare con la piattaforma streaming, trovando qui un produttore esecutivo come Alfonso Cuarón.

Tre rivelazioni è un thriller investigativo che vede protagonisti tre personaggi molto differenti tra loro, i quali si ritroveranno immischiati a loro modo nella scomparsa di una bambina, in un percorso tra destino e fede. Ecco di seguito la recensione di Tre rivelazioni, il nuovo film di Yeon Sang-ho disponibile su Netflix.

La trama di Tre rivelazioni, il nuovo film Netflix del regista di Train to Busan

Basato sull’omonimo webtoon (molto popolari soprattutto in Corea del Sud e riconducibili ad un tipo di fumetti digitali, pensati per venire principalmente letti da smartphone), Tre rivelazioni è il nuovo film diretto da Yeon Sang-ho e co-scritto assieme a Kyu-Seok Choi. Protagonista di questo crime sudcoreano è un pastore, un uomo di Chiesa, che si ritroverà coinvolto nel caso di una bambina scomparsa, un membro della sua comunità.

Ferreo credente, il pastore inizierà a credere sempre di più che tutto sia un progetto di Dio e che solo lui potrà risolvere il caso e farla pagare al responsabile. In questo schema entrerà in azione anche una giovane detective, tormentata dal fantasma di sua sorella e dal rimorso per non averla potuta salvare in passato. Responsabile della sua morte potrebbe essere infatti lo stesso uomo dietro alla sparizione della bambina.

La recensione di Tre rivelazioni: ci sono un pastore, una detective ed un criminale

Altro “treno” altra corsa per Yeon Sang-ho su Netflix dopo il precedente Jung_E, con il regista sudcoreano divenuto particolarmente noto al grande pubblico grazie al film del 2016 Train to Busan. Trattasi di un horror d’azione con infetti di pregevole qualità, per uno dei più grandi incassi al botteghino in patria ed un instant cult per tutti gli amanti del genere. Da quel momento, tuttavia, il nome di Yeon Sang-ho ha iniziato pian piano a scemare, arrivando agli ultimi 2 insipidi titoli diretti.

Anni dopo il film del 2023, quindi, è arrivato il momento per il regista di riprendere in mano la sua carriera, con Tre Rivelazioni che attingerebbe da molto del grande cinema che ha infiammato in particolare il panorama cinematografico sudcoreano degli ultimi anni. Per atmosfera, ambientazione e soprattutto temi trattati e sviscerati, non sarebbe poi molto difficile accostarsi con questo nuovo titolo 2025 a “mostri sacri” diretti da Park Chan-wook, Bong Joon-ho o il clamoroso I saw the Devil di Kim Ji-woon. Non siamo ancora a quei livelli, certo, ma il campo da gioco resta sostanzialmente lo stesso, per un crime che assottiglia alla trasparenza la linea che separa il bene dal male, il bianco dal nero, la vendetta dalla giustizia.

La particolarità principale, in questo caso, è il forte inserimento del tema religioso (o meglio ultraterreno) presente all’interno di Tre rivelazioni, con queste che sarebbero riconducibili ad una “chiamata divina”, ai sussurri di un’ombra dall’Aldilà e dal ritorno di un mostruoso “gigante” dal passato. Un film che, a sua volta, chiama a sé il divino ed il sovrannaturale, per un crime che acquisisce anche i connotati dell’horror (in particolare anche la ghost-story) senza lasciarne l’intento. Tre Rivelazioni, infatti, non intende spaventare lo spettatore, quanto ammorbarlo con un thriller teso e (sufficientemente) violento psicologicamente. A tal proposito, la coppia presente in sceneggiatura riesce a costruire una bella tridimensionalità nei suoi personaggi protagonisti.

Il fervente pastore porta infatti avanti la sua vita seguendo la strada evangelica, attendendo quello che dovrebbe essere il suo momento. Nel frattempo, la moglie lo tradisce e quella che dovrebbe essere una figura paterna, che dovrebbe concedergli le “chiavi del paradiso”, guarda altrove e non lo valorizza appieno. Ecco che la paranoia e il fanatismo prendono il sopravvento, ritrovandosi immischiato nel caso dove dovrà giocare il ruolo di nuovo soldato di Dio. Per quanto riguarda invece il personaggio interpretato da Shin Hyun-been, la detective è corrosa dal senso di colpa di non aver salvato sua sorella e dall’odio verso il criminale e coloro che lo hanno aiutato ad essere ancora in libertà.

Allo stesso tempo, tuttavia, trattasi sempre di una detective, un agente di polizia e deve cercare di essere sempre equilibrata nell’inseguire la legge e la giustizia. Poi c’è l’effettivo rappresentante del mondo criminale, un rapitore ed uno stupratore che, alla fine, sarà realmente responsabile del rapimento della bambina, non venendo sicuramente “scarcerato moralmente” dal regista. Eppure, anche in questo caso, la visione dello spettatore passa attraverso il filtro dello psichiatra, non giustificando ovviamente la sua persona, ma arrivando a comprendere un essere umano segnato da violenze ed abusi indicibili fin dall’infanzia.

Quella di Tre Rivelazioni è dunque una storia di rimorsi, sogni infranti e mai nati, di dolore e del tentativo di fuggire da quello stesso dolore ma, proprio sul più bello, ecco che la sceneggiatura del film rende visibili i propri limiti. Si nota, proprio nell’atto conclusivo, un’eccessiva preponderanza a voler chiudere a tutti i costi il cerchio, ponendo un punto esclamativo su ogni personaggio.

Ecco che il criminale trova la sua fine, non prima di essersi in qualche modo “redento” nel svelare l’ubicazione di dove ha segregato la bambina (non in maniera diretta, ma con un “enigma” che inscena nuovamente il suo tormento psicologico e traumatico); la detective non perde la bussola della giustizia e salva, simbolicamente, la “sorella”/bambina rapita; il pastore, divenuto a suo modo criminale, riceve la Rivelazione finale dei suoi deliri. Tutto (inutilmente) si chiude nel “migliore dei modi” per i personaggi protagonisti, andando sostanzialmente controcorrente ad un racconto che stava facendo dell’ambiguità la sua arma principale.

Un crime coinvolgente ma che arriva fin troppo stanco

La necessità di “chiudere il cerchio” prende così prepotentemente il sopravvento sulla storia, rendendo fin troppo visibili non poche forzature di trama alquanto evitabili. Ecco che la sospensione dell’incredulità si innalza e cominciano a venire al pettine qualche nodo troppo (la dinamica per la quale Lee Yeon-hee scopre l’ubicazione della bambina rapita prende pieghe fin troppo goffe). L’intreccio in sé di Tre Rivelazioni, nella sua parte squisitamente crime e di investigazione, offre tuttavia un piacevole coinvolgimento senza dover essere troppo originale.

Ma, al di fuori delle grossolane sbavature in una sceneggiatura comunque dai colpi ben mirati, in questo nuovo film di Yeon Sang-ho è possibile registrare quella regia che ha fatto passare Train to Busan di bocca in bocca. Si fa riferimento, in tal caso, specialmente alle dinamiche action e alla gestione della tensione, con il piano-sequenza nell’atto finale tecnicamente e concettualmente mirabile. A mancare, in Tre Rivelazioni, è però anche un’efficace dose di violenza, per un thriller-crime cupo come questo dove la brutalità fisica è praticamente assente e quella psicologica viene solo sufficientemente suggerita da qualche fotografia.

Per quanto concerne invece il lato emotivo, il trio protagonista riesce a restituire personaggi verosimili e ben segnati dai rispettivi tormenti interiori, inglobati da una messa in scena dall’atmosfera umida ed ammuffita. Tanto nella desaturata fotografia di Byun Bong-sun, quanto nell’ambientazione uggiosa, il film indovina il giusto livello cromatico di dolore e perdizione.

Per concludere, Tre Rivelazioni riporta Yeon Sang-ho sui binari del cinema che lo ha reso popolare, con il regista sudcoreano che dimostra di non aver perso lo smalto nella costruzione di una messa in scena di livello. Netflix porta così in piattaforma un crime teso e psicologico, che riesce a coinvolgere a dovere per intreccio e profondità dei suoi personaggi protagonisti, ma che non riesce a sferrare il colpo decisivo, perdendosi fatalmente in un finale fin troppo pacificatore e ricco di forzature e cliché.

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Poster del film Netflix Tre Rivelazioni
Tre Rivelazioni
Tre Rivelazioni

Dopo un periodo di smarrimento, il regista di Train to Busan sembra tornare sui binari del cinema che lo ha reso popolare, per un crime coinvolgente che finisce purtroppo per smarrirsi.

Voto del redattore:

7 / 10

Data di rilascio:

21/03/2025

Regia:

Yeon Sang-ho

Cast:

Ryu Jun-yeol, Shin Hyeon-bin, Shin Min-jae

Genere:

Thriller

PRO

La sceneggiatura segna un coinvolgente intreccio e personaggi tridimensionali…
Il regista riesce a gestire una tensione ed un dinamismo di livello.
La messa in scena ricostruisce l’atmosfera adeguata al racconto.
…ma si perde fatalmente in un finale raffazzonato e semplicistico.
Manca energia nel mostrarsi crudo e violento, tanto fisicamente quanto psicologicamente.