Recensione: Daredevil – Rinascita 1×07: L’Arte È Arte

La recensione della settima puntata della serie Daredevil – Rinascita, intitolata L’Arte È Arte ed attualmente disponibile sulla piattaforma streaming Disney Plus.

Articolo pubblicato il 5 Aprile 2025 da Andrea Barone

Dopo che la scorsa settimana Marvel Television ha avuto l’ambizione di rilasciare due puntate di Daredevil: Rinascita, stavolta si ritorna alla distribuzione tradizionale con un solo episodio. Non c’è da sorprendersi, dal momento che si è entrati nell’ultimo atto della serie e quindi è normale che si cerchi di mantenere l’hype tra gli spettatori il più a lungo possibile. A seguire la recensione del settimo episodio di Daredevil: Rinascita, intitolato L’Arte È Arte ed attualmente disponibile sulla piattaforma streaming Disney Plus.

La trama di Daredevil – Rinascita 1×07

Daredevil: Rinascita è una serie ambientata nel Marvel Cinematic Universe ed è il sequel di Marvel’s Daredevil, opera realizzata quando i capitoli seriali dell’universo condiviso di Kevin Feige erano distribuiti da Netflix (che ora ha perso i diritti ed infatti anche quest’ultima è visionabile su Disney Plus). Il settimo episodio mette il punto su uno degli ultimi personaggi presentati nella serie, iniziando ad esplorare le conseguenze della nuova ascesa supereroistica del protagonista. Infatti la puntata presenta la seguente trama:

Matt Murdock è tornato a vestire i panni del vigilante Daredevil, avendo passato la notte a salvare Angela dalle grinfie dello spietato serial killer Muse. Non appena Wilson Fisk viene a sapere che il suo acerrimo rivale mascherato è riapparso nelle strade di New York, comincia a provare profondo risentimento ed intensifica le attività della sua nuova task force per rintracciare l’assassino ed impedire a Daredevil di dettare legge. Nel frattempo Matt è sempre più determinato a rintracciare il criminale, anche contro la volontà delle persone a lui care, per scoprire la sua identità segreta e fermarlo una volta per tutte.”

La recensione di Daredevil – Rinascita 1×07

In questo episodio viene esplorata la caratterizzazione di Muse, il quale finalmente viene descritto allo spettatore nella sua completa nudità, svelando le sue origini ed i suoi obiettivi. La presentazione del villain nella puntata precedente si è dimostrata spettacolare, anticipando un personaggio che utilizza la sua arte per esprimersi e contraddicendosi nei suoi disegni perché esalta la grandezza dei vigilanti con il sangue di vittime innocenti. Un inizio perfetto per una figura che avrebbe potuto lasciare una simbologia estremamente interessante, ma tutto quello che era stato presentato con delicatezza viene compresso in un riassunto che somiglia più ad uno spiegone per togliersi di mezzo un dettaglio lasciato scoperto piuttosto che ad una vera evoluzione del personaggio. Tuttavia la vera delusione sta proprio nella psicologia, ovvero un uomo che si sente libero soltanto quando uccide le persone: non c’è nessun approfondimento sul significato dei suoi disegni e su ciò che vuole trasmettere, rimane soltanto la passione per l’omicidio ed un’adolescenza disturbante passata a prendere i farmaci. Muse è quindi ridotto ad una mera imitazione dello splendido Bullseye apparso nella terza stagione di Marvel’s Daredevil e nell’impattante prima puntata di questo revival. Potrebbe essere considerato un ulteriore problema il fatto che Muse compaia per poco tempo durante la serie, ma in realtà va bene che il personaggio sia un pretesto per fare andare avanti la trama (paradossalmente sarebbe anche bastato farlo finire pestato da Daredevil nell’episodio precedente). Infatti, quando il killer torna nuovamente in azione, nonostante la sua psicologia banale, risulta temibile nella sua follia ed i momenti di tensione sono ben gestiti sia nei tempi che nella messinscena. I fini della narrazione e l’impatto che il personaggio ha su Daredevil e su Kingpin vanno più che bene, ma rimane comunque una promessa sprecata ridurre un killer così interessante ad una figura che serve unicamente come riflesso per esaltare le bellissime azioni di Matt.

Muse tuttavia non è l’unico risultato di quella che sembra una costruzione frettolosa, perché ancora più di lui ne soffre il confronto tra Daniel Blake e BB Urich. Daniel Blake è stato dipinto, nei precedenti episodi, come un giovane molto entusiasta, nonché un devoto sostenitore di Wilson Fisk. Nelle altre puntate tuttavia è sempre stato mostrato come un ragazzo gentile e soprattutto una persona che crede in maniera ingenua nella bontà di Wilson Fisk, non rendendosi conto della spietata persona che è quest’ultimo. Sarebbe stato interessante vedere, di conseguenza, un personaggio che gradualmente cominciava a prendere troppo esempio dal suo capo, fino a trasformarsi anche lui in una mela marcia perché immerso nella corruzione dal sistema. Invece, con l’unico pretesto di un colpo basso realizzato da una sua amica, lui diventa improvvisamente una figura negativa ai massimi livelli, creando un cambiamento che sembra troppo repentino. Sia lui che BB avrebbero potuto riflettere un discorso sui giovani ingannati da chi aggira il sistema e traviati da figure che appaiono positive (cosa che veniva introdotta in modo perfetto nel secondo episodio), invece anche la giovane Urich viene immediatamente messa alle strette per scoprire subito parte dell’oscurità che si cela dietro chi lavora per Kingpin, così si crea un’immediata linea netta tra bene e male cancellando quell’ambiguità e quel dubbio che non vengono esplorate come avrebbero dovuto essere. Anche questo risulta uno spreco sacrificato in nome della fretta di proseguire con la narrazione.

La recensione del settimo episodio di Daredevil – Rinascita

Se alcuni personaggi introdotti nella serie risultano essere problematici, fortunatamente non si può dire lo stesso della caratterizzazione di Matt che continua ad essere sviluppata con grande intensità sia nei dialoghi che nelle sue azioni: il personaggio infatti appare molto provato nel cominciare a rigettare la sua vita come persona normale, sentendosi oppresso. Il bisogno di trovare Muse, oltre che scaturito dalla determinazione di catturarlo prima che faccia un’altra vittima dopo averne uccise più di sessanta, diventa, automaticamente, una luce a cui non può rinunciare per ritrovare definitivamente la sua reale natura. Molto bello infatti il dettaglio di rendere Matt impacciato nella sua prima indagine come Daredevil svolta dopo tanto tempo (la scena del lancio del manganello è determinante) per mostrare che deve riprendere l’abitudine e che manca ancora qualcosa alla sua progressione. Infatti il confronto tra lui e Heather si crea attraverso dei dialoghi molto suggestivi che mostrano come il rifiuto continuo del suo io interiore si possa trasformare in sfoghi improvvisi che rischiano di farlo solo stare peggio, soprattutto perché continua ad affrontare questa guerra da solo. Si percepisce la difficoltà ed il dolore anche nelle scene d’azione che sono ben dirette e ricche di pathos. Notare anche che la violenza, a differenza di come era stata presentata nei trailer per attirare le persone in cerca ad ogni costo di contenuti adulti, sia ben dosata, ma quei pochi momenti in cui il sangue si vede risultano disturbanti perché fanno sembrare ogni colpo come un passo verso il baratro. La cosa migliore nello scontro tra Daredevil e Muse è il modo in cui il montaggio si alterna tra i pugni ed i calci dei villain ed i primi piani che ritraggono la confusione della vittima, travolta da qualcosa di molto più grande di lei che finisce per traumatizzarla e trasformarla, mostrando ancora di più la difficoltà realistica di un eroe nel proteggere e combattere contemporaneamente. La ricerca della vera natura è un tema che continua a tornare in modo costante, riflesso sia in Matt ma anche nella già citata caratterizzazione di Muse (seppur quest’ultimo lo presenti in modo molto meno suggestivo). Inoltre è ulteriormente interessante notare che stavolta il discorso si sia riflesso persino su Vanessa. Viene infatti fatto accenno al ricordo della moglie di Kingpin nell’essere riconosciuta attraverso la figura un capo determinato, mostrando come quest’ultima si senta a disagio nel rischiare di essere messa all’ombra di suo marito, che continua ad essere ingombrante perché ritorna al centro dell’attenzione a differenza di quando i fili li tirava lei.

Da questa idea è intelligente la scelta di essere ambigui su una scena in particolare che può risultare controversa, anche se è palese pensare che si tratti di uno stratagemma ben calcolato da parte sua, altrimenti sarebbe completamente fuori personaggio. Se per Vanessa la presenza di Kingpin è apparentemente ingombrante, per quest’ultimo lo è invece quella di Daredevil. Infatti sono di grande impatto i primi piani sul personaggio, che appare profondamente risentito appena ripensa a come il vigilante l’abbia già sconfitto nelle precedenti stagioni, illudendo sé stesso sul fatto di essere sempre stato dalla parte del giusto (molto sottile infatti il riferimento alle sue attività criminali descritte come bisogno di dare lavoro a onesti operai). Il sindaco infatti non odia Matt soltanto per averlo sbattuto in cella, ma lo detesta soprattutto perché gli ruba la scena, dal momento che i cittadini di New York potrebbero vedere il diavolo di Hell’s Kitchen come speranza, un simbolo che invece vorrebbe essere Kingpin. Per questo il villain è ossessionato dalla task force, poiché vuole dimostrare di avere il controllo: a lui non sta a cuore davvero il benessere della città (infatti non batte ciglio quando gli viene fatto notare che farebbe piacere ai cittadini vedere Muse fermato dal supereroe), ma cerca solo approvazione e adorazione perché ha bisogno di farsi accettare. Il personaggio conferma quindi il suo forte fascino sul lato della scrittura, mantenendo la figura di bugiardo manipolatore dei media e rimanendo coerente con la sua temibile natura di predatore. Il settimo episodio di Daredevil: Rinascita è fino ad ora il più debole a causa della caratterizzazione banale del villain e di elementi interessanti sacrificati per andare di fretta. Tuttavia la messinscena dei combattimenti e la crescita della tensione continuano ad essere un punto notevole, così come l’ottimo sviluppo del dualismo tra Matt Murdock e Wilson Fisk, confermando dunque l’ottima qualità della serie che ha ancora tanto da raccontare nonostante i difetti elencati.

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