La casa degli sguardi cerca e trova la strada della sincerità
Presentato al Festival del Cinema di Roma 2024 e finalmente in arrivo nei cinema di tutta Italia, vede l’esordio alla regia di Luca Zingaretti: un inizio che ha saputo dimostrarsi convincente?
Presentato in anteprima internazionale alla diciannovesima edizione del Festival del Cinema di Roma, sezione Grand Public, distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 10 aprile 2025, grazie al contributo di Lucky Red. La pellicola segna l’esordio alla regia di un lungometraggio di finzione per l’attore Luca Zingaretti, coinvolto anche nel cast in un ruolo da non protagonista, affiancando il giovane Gianmarco Franchini. Ma qual è il risultato di La casa degli sguardi? Di seguito la recensione e la trama del film.
La trama de La casa degli sguardi, il film di Luca Zingaretti
Il lungometraggio è la trasposizione su grande schermo dell’omonimo romanzo scritto da Daniele Mencarelli, edito da Mondadori nel 2018, mentre alla produzione del film hanno collaborato BiBi Film, Clemart e Stand by Me, con la partecipazione di Rai Cinema. Ma di cosa parla La casa degli sguardi? Di seguito la trama ufficiale del film diretto da Luca Zingaretti:
“Marco è un poeta 23enne alcolizzato che ha abbandonato la scuola, ha perso tutti i suoi amici ed è stato lasciato dalla sua ragazza. L’unico a rimanergli ostinatamente accanto è il padre, un tranviere che lo sorveglia come un cane da guardia, togliendogli il respiro (o almeno così lo percepisce il ragazzo). Una sera Marco si sta recando ad un reading di poesie ma in preda alla tensione si ubriaca, e fa un incidente d’auto che lo spedisce dritto in ospedale. Suo padre e il suo editore lo spingono a trovarsi un lavoro, nel caso saltino fuori le analisi del suo stato di ebbrezza alla guida, che al momento dell’incidente la polizia ha trascurato. Farà l’addetto alle pulizie all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, e si unirà ad una squadra che a poco a poco diventerà per lui come una seconda famiglia.”
La recensione di La casa degli sguardi, presentato al Festival di Roma 2024
Nel 2015 nelle sale cinematografiche italiane usciva Nessuno si salva da solo, diretto da Sergio Castellitto e con protagonista Riccardo Scamarcio, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini. Titolo capace di adattarsi a diversi contesti e prendere ulteriori significati, tra cui il tema principale dell’esordio alla regia di un lungometraggio per Luca Zingaretti, ossia l’alcolismo tra i giovani, collegato all’elaborazione del lutto, come Marco, un ventitreenne come tutti, vittima di un destino avverso, un dolore enorme ostico e tortuoso da affrontare.
Per tutta l’intera pellicola si cerca e si trova, fin da subito, la strada della sincerità nella messa in scena, cosa non scontata visto come si rischi, con argomenti come questi, di esagerare nel pietismo oppure nel moralismo, forzando la mano nell’ottenere un happy endingsicuramente favorevole ad un pubblico di massa, a discapito però della credibilità. Acclarato il fatto che non si voglia calcare la mano o estremizzare il dramma, va riconosciuto quanto il lungometraggio in questione intenda comunicare quanto la dipendenza si trasformi in una gabbia soffocante da cui non è possibile liberarsi dall’oggi al domani così facilmente; ciclicamente si susseguono sequenze dove il cedimento si palesa nei momenti di crisi, in quei momenti di resa dei conti in cui bisogna lottare anche contro il ceco impulso corporeo, nato dal desiderio di nutrirsi della determinata sostanza, nel caso specifico appunto l’alcol.
Fortunatamente non si cade in facili e telefonate soluzioni narrative, poiché si ha la consapevolezza di come nella vita reale non sia sufficiente per queste persone risolvere il loro problema esclusivamente grazie a nuove amicizie o ad un nuovo amore e non basta nemmeno che il destino presenti una nuova opportunità, infatti, l’autoconvincimento da solo non può mai bastare a risolvere il problema, almeno finché il soggetto non raggiunge la consapevolezza di avere tale problema. Affascinante la scelta di tenere il finale in sospeso: non si sente la necessità di mettere un punto definitivo alla vicenda, allo spettatore basti sapere che, qualora Marco, interpretato in modo convincente da Gianmarco Franchini, continuerà a rifiutare l’aiuto necessario, non vedrà mai la luce in fondo al tunnel, poiché la sua fragilità si palesa continuamente negli eventi raccontati; la panoramica di Roma, con le sue strade e le sue vie, simboleggia le diverse possibilità di scelte a disposizione di ognuno a cui a loro volta seguono altrettante destinazioni diverse, dalle più buie alle più luminose.
Da non sottovalutare è inoltre l’accento posto sul concetto di “sporcarsi le mani”, qualsiasi mansione ha un suo valore, soprattutto quelle considerate più umili, evidenziando la dignità del lavoro e di quanto sia necessario per la persona stessa per aprire gli occhi al mondo che la circonda, imparando un mestiere e provare la gioia di tornare a casa stanca dalla fatica di una giornata intera. Un esordio dietro la macchina da presa per Zingaretti dunque da considerarsi incoraggiante, nonostante si sarebbe potuto evitare una ripetizione di troppo nello schema narrativo della “morte”, eccessivamente riproposto a stretto giro l’uno dall’altro; così facendo ne avrebbe giovato la scorrevolezza, asciugando quel tanto che bastava per una durata ancora più giusta, evitando di disperdere così il coinvolgimento emotivo.
Trailer ufficiale de La casa degli sguardi, diretto da Luca Zingaretti
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La casa degli sguardi
La casa degli sguardi
"È la storia di Marco, che dopo un brutto incidente inizia a lavorare in un ospedale pediatrico."
Voto del redattore:
7.5 / 10
Data di rilascio:
10/04/2025
Regia:
Luca Zingaretti
Cast:
Luca Zingaretti, Gianmarco Franchini, Federico Tocci, Riccardo Lai, Alessio Moneta, Chiara Celotto, Marco Felli e Cristian Di Sante
Giovanni Urgnani: studente universitario della facoltà di beni culturali per la laurea triennale. Redattore presso Quart4 Parete da luglio 2021, più la guardo più amo la Hollywood classica.