Articolo pubblicato il 5 Aprile 2025 da Alessio Minorenti
Distribuito nelle sale italiane a partire dal 3 aprile 2025, The last showgirl è la nuova pellicola diretta da Gia Coppola, nipote del leggendario regista Francis Ford Coppola, arrivata al suo terzo lungometraggio dopo Palo Alto e Mainstream. Il film presenta un cast variegato composto da: Pamela Anderson, Jamie Lee Curtis, Dave Bautista e Jason Schwartzman. Il costo di produzione è stato di appena 2 milioni di dollari e il film ha già incassato in tutto il mondo già più di 7 milioni di dollari. A tal proposito: com’è The last showgirl? Di seguito la recensione del film.
La recensione di The Last Showgirl, il film di un’autrice che non evolve
Emergere nell’industria hollywoodiana attuale non è affatto semplice, nemmeno se il tuo cognome è Coppola e con la macchina da presa ci sai fare. Gia Coppola ha dimostrato fin dal suo esordio di avere in testa un cinema visivamente e tematicamente piuttosto preciso, riuscendo purtroppo solo a tratti a elaborarlo compiutamente. The Last Showgirl è il terzo film di una regista che incorre negli stessi difetti che ci si aspetterebbe da un esordio, infatti a degli spunti interessanti si sommano delle ingenuità tipiche delle opere prime e pare che la sua traiettoria creativa non riesca a spiccare il volo.
Probabilmente il pregio più grande della pellicola sta nella correlazione che si instaura tra la città di Las Vegas e la protagonista interpretata da Pamela Anderson; entrambe infatti sono decadenti e sembrano essere state abbandonate dalle luci della ribalta. Ogni club in cui si muovono le protagoniste assume le sembianze di un tugurio, tutto è squallido e nulla è sognante, Las Vegas viene tratteggiata non come un centro nevralgico degli USA ma come una deprimente città di periferia che finisce per soffocare sul nascere le speranze e le ambizioni di coloro che la abitano. Un’altra notevole trovata è quella di tenere fuori campo fino all’ultimo lo show intorno a cui ruota tutta la narrazione dal momento che, come è evidente fin da subito, non sta nella sua effettiva qualità il punto della questione quanto piuttosto nella sua idealizzazione da parte della protagonista. Pamela Anderson (Shelley nel film) si aggrappa fino all’ultimo all’illusione di non aver buttato la sua vita personale e la sua carriera per uno show di terzo ordine e crede vivamente di aver invece contribuito a un grande spettacolo artistico. Questa lettura completamente errata della realtà è sottolineata da un’interessante espediente registico da parte di Gia Coppola che riprende molte scene volutamente fuori fuoco, trasmettendo in tal senso questo scollamento tra la verità interiore e quella fattuale.
Tuttavia gli indubbi pregi della pellicola non riescono a controbilanciarne i difetti. Primo su tutti vi è un pessimo uso dei personaggi secondari che si manifestano a schermo e agiscono solo in funzione della protagonista, dando continuamente l’impressione di non godere di vita propria o di avere una vera e propria evoluzione narrativa. In tal senso è esemplificativo il trattamento riservato a un ottimo Dave Bautista (Eddie nel film) che ha l’unico scopo di svelare un elemento del passato di Shelley per poi eclissarsi dalla narrazione. Allo stesso modo Jamie Lee Curtis, pur fornendo una prestazione di buon livello, non riesce a contribuire in alcun modo allo svolgimento degli eventi, che ruotano intorno a Pamela Anderson dall’inizio alla fine, tratteggiando purtroppo una figura piuttosto convenzionale per il cinema d’autore hollywoodiano. La sua caduta in disgrazia e il suo parallelo riavvicinamento alla figlia in un contesto degradato fanno tornare alla mente una infinità di pellicole diverse (alcune delle quali molto meglio riuscite). Va tuttavia riconosciuta l’indubbia bravura dell’attrice protagonista nel dare corpo a questo personaggio che, per evidenti ragioni biografiche, ricalca diversi aspetti della sua vita e carriera. Purtroppo però questa approssimazione nella scrittura finisce per riverberarsi anche sulle tematiche del film che non vengono approfondite mai particolarmente e rimangono molto superficiali.
The Last Showgirl sembra essere l’ennesima prova di un talento presente ma che non riesce a esprimersi compiutamente.