Recensione – Il mistero del falco, l’esordio folgorante di John Huston

La recensione de Il mistero del falco, con Humphrey Bogart

Articolo pubblicato il 22 Luglio 2023 da Giovanni Urgnani

Distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi il 18 ottobre 1941 col titolo originale The maltese falcon, mentre in quelle italiane il 30 ottobre 1945. Tratto dal romanzo di Dashiell Hammett: Il falcone maltese, scritto e diretto da John Huston, mentre il cast è composto da: Humphrey Bogart, Mary Astor, Sydney Greenstreet, Gladys George, Peter Lorre, Lee Patrick, Barton MacLane, Jerome Cowan e Ward Bond. Candidato a tre premi Oscar tra cui: miglior film, miglior attore non protagonista (Greenstreet) e miglior sceneggiatura non originale.

La trama de Il mistero del falco, diretto da John Huston

Di seguito la trama ufficiale de Il mistero del falco, diretto da John Huston:

 

A San Francisco, Samuel Spade e Miles Archer, due investigatori privati, vengono raggiunti nel loro ufficio da Miss Ruth Wonderly, preoccupata per la scomparsa di sua sorella, legata sentimentalmente ad un certo Floyd Thursby. Archer accetta, dietro a lauto compenso, di mettersi a pedinare l’uomo quella sera stessa. Ma qualche ora più tardi, l’investigatore viene ucciso in circostanze poco chiare, sulla scena dell’assassinio accorre il collega Spade e il suo amico poliziotto Tom Polhaus, al quale l’investigatore racconta dell’ultimo incarico ricevuto da una donna sconosciuta. Spade si ritroverà coinvolto in una pericolosa indagine: arriverà presto a scoprire che i macabri fatti sono collegati alla leggenda di un’antica statuetta raffigurante un falco, risalente a cinque secoli prima e ambita da molte persone per il suo inestimabile valore.

 

 

 

 

La recensione de Il mistero del falco, con Humphrey Bogart e Mary Aston

La convenzione prevede che tra il pubblico e il protagonista di una storia nasca un legame simbiotico, ricco di empatia, in modo tale che in quel personaggio lo spettatore si possa identificare; quindi, di conseguenza si genera un rapporto di fiducia, anche involontariamente mai messo in discussione. In questo caso lo schema salta completamente in aria, ribaltando le consuete sicurezze per immergere chi guarda dentro un’atmosfera ambigua, totalmente destabilizzante.

 

 

Infatti, il protagonista della vicenda è il personaggio meno affidabile in un contesto colmo di maschere, un mare di ambiguità e doppiezze che portano a non credere ad una sola parola di ciò che si ode.Coinvolto in un intrigo apparentemente più grande di lui, lascia senza fiato il modo in cui astutamente e cinicamente si libera dei suoi avversari, abbattendoli come se fossero birilli, saltandoli uno ad uno come se fossero degli ostacoli sulla pista d’atletica, sapendosi reinventare ogni volta che la situazione si fa critica, dimostrando di avere tutto sotto controllo nonostante possa sembrare in enorme difficoltà.

 

 

 

 

Le tematiche de Il mistero del falco, candidato a tre premi Oscar

Un manto di mistero e di dubbio avvolge anche la sottotrama dell’omicidio del socio in affari Archer, quello che a tutti gli effetti può essere classificato come un “macguffin”: man mano che la narrazione procede non è affatto complicato capire che il primo a giovare della scomparsa è proprio lo stesso Spade, giacché da un tempo non definito intrattiene con la moglie della vittima una relazione clandestina, per di più sull’uomo pendeva una consistente assicurazione sulla vita; infine lascia basiti la freddezza con cui (non) elabora il lutto e in tutta fretta cancella il suo nome dalle porte e dalle finestre degli uffici, dando la sensazione di essersi liberato di un peso ingombrante. Eppure, la versione ufficiale che egli stesso arriva a formulare pare così convincente da sembrare inappuntabile, immersi in questo gigantesco castello di bugie siamo forse difronte all’ennesima e decisiva strategia?

 

 

La caratteristica leggendaria che contraddistingue il manufatto, a cui l’intreccio ruota attorno, permette a Huston di rappresentare l’essere umano nella sua essenza più primitiva, riflettendo sulla sua condizione sotto una lente realistica, quasi rassegnata. Passano i secoli, cambiano i contesti, si evolvono i costumi ma nella sostanza la creatura più intelligente del pianeta non cambia mai, dimostrandosi sempre per quello che è: un cacciatore di tesori. Ieri nelle fortezze, oggi nelle metropoli si muove per soddisfare la propria avarizia e la propria cupidigia, dando più valore alle pietre preziose o alle banconote rispetto ai sentimenti o ai propri affetti. Il tipico “finale amaro” che distinguerà i suoi film successivi si può notare fin da subito, uno sguardo distante e privo di qualsiasi patina verso una società materialista, egoista e cinica senza alcuna possibilità di redenzione. Forse perché in fondo non la cerca nemmeno.