Recensione – Bastardi senza gloria: Tarantino riscrive la storia

Ecco la trama e la recensione di Bastardi senza gloria, film del 2009

Articolo pubblicato il 11 Giugno 2023 da Christian D'Avanzo

Bastardi senza gloria è un film del 2009, scritto e diretto da Quentin Tarantino. Si può considerare come il settimo film del regista statunitense, ma siccome Kill Bill viene concepito come un’opera unica, lo si può tranquillamente valutare come il sesto. La durata del film è di 148 minuti, con tanto di suddivisione in capitoli. Bastardi senza gloria è stato candidato a 8 premi Oscar nel 2010, vincendone uno: Christoph Waltz come miglior attore non protagonista. Nel cast, oltre l’attore appena citato, ci sono: Brad Pitt, Diane Kruger, Mélanie Laurent, Eli Roth, Michael Fassbender, Julie Dreyfus, Cloris Leachman, Samuel L. Jackson, Til Schweiger, Maggie Cheung, B.J. Novak, Rod Taylor, Christian Berkel, Daniel Brühl, Paul Rust, Samm Levine, Martin Wuttke, Gedeon Burkhard, Jacky Ido, Omar Doom, Enzo G. Castellari. Di seguito la trama e la recensione di Bastardi senza gloria, film di guerra e d’azione − con sfumature da commedia e da dramma − scritto e diretto da Quentin Tarantino. 

La trama di Bastardi senza gloria, film scritto e diretto da Quentin Tarantino

Di seguito la trama di Bastardi senza gloria, film scritto e diretto da Quentin Tarantino:

 

“Francia, 1941. Durante l’occupazione nazista, Shosanna Dreyfus (Melanié Laurent), giovane ebrea, sopravvive per miracolo al massacro della sua famiglia, commesso dal colonnello nazista Hans Landa (Christoph Waltz), noto come “cacciatore di ebrei”. Questo evento traumatico cambia per sempre la vita della ragazza, intenzionata ad avere la propria vendetta personale.

 

L’occasione le si presenta qualche anno dopo, a Parigi, dove si è rifugiata sotto il falso nome di Emmanuelle Mimieux ed è divenuta proprietaria di una sala cinematografica. L’eroe di guerra Frederick Zoller (Daniel Brühl), invaghitosi di lei, decide di organizzare la prima del film girato per celebrare il suo valore militare e il potere del Reich proprio nel cinema di Shosanna. Dopo aver scoperto che parteciperanno tutti gli alti capi nazisti, la giovane decide di mettere in atto la sua vendetta con l’aiuto di Marcel, il suo compagno.

 

La proiezione della pellicola suscita l’interesse dei “Bastardi”, dei soldati dell’esercito americano, scelti e guidati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt). Il gruppo militare decide di collaborare con l’attrice tedesca e spia alleata Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), che viene coinvolta in un’operazione che ha lo scopo di uccidere i leader del Terzo Reich. La trappola organizzata non va però come sperato, terminando con una brutale sparatoria. Nel frattempo Shosanna, Marcel e i “Bastardi” si ritrovano a lavorare insieme per raggiungere lo stesso obiettivo, senza sapere niente gli uni degli altri, in una missione che cambierà le sorti della guerra.”

Ecco la trama e la recensione di Bastardi senza gloria, film del 2009

La recensione di Bastardi senza gloria: Tarantino riesce a riscrivere la Seconda Guerra Mondiale tramite il cinema

Tarantino ritorna sui binari di Pulp Fiction e Jackie Brown, mettendo al centro della vicenda il cinema, a partire dal titolo che omaggia il film Quel maledetto treno blindato (1978) di Enzo G. Castellari, in originale Inglorious Bastards, distorto da Tarantino. D’altronde, è chiaro che il regista utilizzi più generi per veicolare il racconto, e in Bastardi senza gloria si parte dal western per poi sfociare nell’horror nel finale; nel mezzo, azione e guerra la fanno da padrone, ma il capitolo dedicato alla sparatoria nella taverna ha degli elevati connotati teatrali prima di raggiungere l’epicità tragica. Incredibile come Tarantino riesca a trovare nel western una declinazione storica collegata alla Seconda Guerra Mondiale, mostrando ciò che gli Stati Uniti avrebbero probabilmente voluto vedere su schermo in quell’epoca: la spettacolarizzazione della violenza inglobata dagli ebrei americana alla ricerca di giustizia e vendetta. Quest’ultima rappresenta lo stesso sentimento che mette in moto la splendida protagonista femminile del film, ovvero Shosanna, che parallelamente porta avanti la sua missione senza saper nulla dei “Bastardi”, ma è reciproco.

 

È con i western che il cinema classico aveva l’obiettivo di trasmettere sicurezza alla popolazione dopo la Grande Depressione, cercando di spostare l’attenzione su un nemico comune, in quel caso i pellerossa − ma va specificato che il western è stato un genere in continua evoluzione, anche dal punto di vista tematico −, mentre durante il conflitto è chiaramente Hitler (qui recitato sopra le righe) e l’esercito nazista a ricoprire tale ruolo. La genialità sta evidentemente nel riuscire a trasporre quel sentimento vendicativo ma simultaneamente riflessivo, appartenente sì ad un periodo storico ben preciso e ormai passato, ma che non si sradicherà mai dall’immaginario collettivo e dalla memoria. Insomma, i soldati americani ebrei sembrano indossare i panni dell’americano medio, il quale si fortifica grazie all’unione di gruppo e con una determinata missione da portare a termine. I connotati ideologici sono declinati in un sano intrattenimento, suddiviso in più capitoli legati da un filo conduttore: il cinema, il quale è il vero protagonista di Bastardi senza gloria. Shosanna, fuggitiva che entra in contatto con in nazisti in Francia, elabora il piano di voler dar fuoco al suo cinema con i maggiori esponenti del partito tedesco al suo interno, durante una prima dove il film in questione è celebrativo per la Germania. Il western è il punto di partenza, ma si può osservare come Tarantino inserisca persino dei dialoghi tra il demenziale e il cinema burlesque, specie verso il finale, quando i “Bastardi” diventano italiani e goffi.

Ecco la trama e la recensione di Bastardi senza gloria, film del 2009

Bastardi senza gloria mostra e dimostra una dicotomia netta: il fine consapevole e divertito dell’arte; le tristi pagine della Storia

Lapalissiano come la scrittura sia congegnata a pennello; basti vedere il capitolo dedicato alla sparatoria citato in precedenza, dove il numero 3 è ripetuto varie volte e in diverse forme, a sottolinearne la carica di significante. Landa è un cattivo terribile e temibile per le sue azioni, a causa della sua furbizia nonché intelligenza, e Waltz lo interpreta alla perfezione, con un soggiogato equilibrio, tanto da guadagnarsi un Oscar. Gli autori citati a ragion veduta dal regista sono tanti, compresi Hawks, Ford, Pabst, Clouzot; ciò avviene perché, come detto, il cinema è assoluto protagonista, e la sceneggiatura tiene presente di come quest’arte possa legare tre nazioni diverse, ovvero gli Stati Uniti, la Francia e la Germania. D’altronde non è un segreto, Hitler aveva colto la potenza delle immagini in movimento anche allo scopo di diffondere il suo ideale politico in patria, attuando un progetto propagandistico aggressivo; il fattore sorpresa che Tarantino inserisce all’interno di Bastardi senza gloria, è proprio il farsi beffe della rinomata sicurezza del Terzo Reich, punendola. E chi ci penserà? Chiaramente, la vendetta ha il volto di una donna che ride sul grande schermo mentre questo brucia; tale elemento non è assolutamente una novità nel cinema di Tarantino, poiché le donne sono protagoniste forti e geniali nei suoi film.

 

I personaggi e i dialoghi sono altri punti forti di un film meravigliosamente architettato, perché Tarantino usa l’illuminazione per cercare di circoscrivere la storia di individuale di ognuno di essi, per poi collegare tutti i pezzi del puzzle dialogando con la Storia vera e propria. Un uso del genere non può che riportare alla mente il noir, così come Tarantino lo aveva declinato in Jackie Brown, ma qui assume dei connotati ancora differenti e ben delineati dal regista statunitense in 5 capitoli dall’impronta teatrale e caricaturale, con sfumature tragicomiche vigorose e funzionali, a prova di una maturità costante. Infatti, Tarantino non ha mai paura di reinventarsi, e arriva al punto tale da usare il cinema per riscrivere le pagine della Storia conosciuta da tutti, e lo fa sia divertendo che facendo riflettere: la macchina Cinema è più viva che mai, e le sue molteplici coniugazioni qui ne sono una raffinata prova. Bastardi senza gloria è un Vogliamo Vivere! (1942) di Lubitsch, seppur più “pasticciato” (“Bastardo” per il postmoderno) e con quasi 70 anni di Storia del Cinema a dividere cronologicamente i due film, ma entrambi mostrano una simile consapevolezza tematica: ci si fa beffe del nazismo grazie all’arte del linguaggio cinematografico

Voto:
5/5
Andrea Barone
4.5/5
Andrea Boggione
4/5
Gabriele Maccauro
4.5/5
Riccardo Marchese
5/5
Alessio Minorenti
5/5
Matteo Pelli
5/5
Paola Perri
4.5/5
Vittorio Pigini
5/5
Bruno Santini
4.5/5
Giovanni Urgnani
4.5/5
0,0
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