Articolo pubblicato il 25 Dicembre 2023 da Vittorio Pigini
Con il decennio degli anni ’80 il cinema horror diventa particolarmente popolare, non solo per il continuo proliferare delle grandi saghe ma anche perché il genere si era andato ormai a legare fortemente con altri più distanti, come ad esempio l’avventura, la commedia e il musical. Una popolarità che, tuttavia, spesso e volentieri si bilancia anche con un certo “appiattimento” dell’originalità e dell’autorialità del mezzo. Ciò ha di fatto indirizzato verso la necessità artistica di andare oltre il cinema moderno che, negli ultimi anni del secolo, ha portato all’affermazione definitiva di un nuovo movimento per la Settima Arte. Di seguito i migliori film horror degli anni ’90.
I Migliori Film Horror degli anni ’90: il postmodernismo del brivido da Hollywood fino al Sol Levante
Il fenomeno comunemente denominato come “cinema postmoderno” non nasce sicuramente negli anni ’90. Esempi di citazionismo, di rivalutazione e contaminazione dei generi – soprattutto con le parodie di successo – e di superamento della narrazione classica unitaria se ne possono trovare sin dalla Nouvelle Vague francese, se non addirittura prima. Certo è che l’avvento predominante del blockbuster e del cinema delle folle ha consolidato una certa concezione del mezzo cinematografico moderno, per la quale “tutto ormai è stato già ripreso”. Avere dunque consapevolezza dello stesso, anche e soprattutto metacinematografica, spinge i vari registi a sfruttare quasi un secolo di storia per la Settima Arte nella realizzazione di opere che potessero andare oltre appunto il concetto di modernismo e proporre qualcosa di nuovo e mai visto. Sono infatti gli anni di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino – considerato quest’ultimo forse il più rappresentativo di questo movimento postmoderno – ma anche della nascita del rivoluzionario Dogma95 (movimento cinematografico di rottura creato nel 1995 dai registi danesi Lars von Trier e Thomas Vinterberg), per poi arrivare alle prime sceneggiature di Charlie Kaufman e del “Matrix” a finir di secolo.
Anche il genere horror non fa sicuramente eccezione in tal senso, cercando di evadere infatti da una certa stagnazione che, pian piano, l’iconicità soprattutto delle grandi saghe cinematografiche stava continuando a portare già dalla fine degli anni ’80. Il digitale sempre più presente nelle produzioni cinematografiche contribuisce così a puntare anche su tentativi sperimentali, sempre al fine di poter vedere qualcosa di nuovo ed originale, ed iniziare a vedere un massiccio utilizzo della computer grafica, sebbene i metodi analogici ancora facciano la fortuna di molti artisti, registi ed artigiani del cinema. Ma, se si vuole parlare di horror negli anni ’90, non si può non fare riferimento all’elefante nella stanza della nuova ventata di enorme successo che stava arrivando da Oriente. Vi erano infatti stati prestigiosi esempi di come quello che viene definito “J-Horror” stava cercando di emergere sin dagli anni ’60 – con “Kwaidan” e “Onibaba – Le assassine”, entrambi del 1964 – ma, sicuramente, il “Testuo” del 1989 diretto da Shin’ya Tsukamoto ha fortemente smosso le acque palustri del cinema giapponese di genere, tanto nella fantascienza quanto, appunto, nell’horror. Negli anni ’90 prende così il via un fortunatissimo filone di storie agghiaccianti sul grande schermo – poi incrementato nei primi anni del nuovo millennio – che riescono ad unire lo storico folklore popolare legato al misticismo, fantasmi e demoni, alla realtà moderna e contemporanea, con le sue ansie, problemi soprattutto sociali e l’innesto delle nuove tecnologie. Di seguito i migliori film horror degli anni ’90.

Dracula di Bram Stoker, di Francis Ford Coppola – 1992
Secondo delle ricerche sarebbero almeno 160 i film in cui compare il personaggio di Dracula ed oltre 650 quelli che ne hanno almeno un riferimento diretto, per un’icona assoluta del cinema dell’orrore che, ogni decennio, presenta almeno un grande titolo dedicato al Principe della Notte. Non fa eccezione certamente quello diretto e prodotto dal regista premio Oscar Francis Ford Coppola, che con “Dracula di Bram Stoker” riprende la figura ideata dallo scrittore irlandese e ne conferisce una nuova veste, tanto terrificante quanto romantica ed affascinante. Un film infatti sorprendente sia dal punto di vista estetico-visivo e sia dalle grandi prove recitative di un cast nel quale sono presenti nomi del calibro di Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves, Monica Bellucci e soprattutto Gary Oldman nel ruolo del sanguinario protagonista.
Il seme della follia, di John Carpenter – 1994
Ispirato ai racconti di H. P. Lovecraft e di Stephen King, il terzo capitolo della c.d. “Trilogia dell’Apocalisse” – con “La Cosa” e “Il signore del male” – è il 13° lungometraggio di John Carpenter, che vede uno strepitoso Sam Neill interpretare l’investigatore per una compagnia di assicurazioni John Trent, chiamato a rintracciare uno scrittore di romanzi dell’orrore scomparso senza lasciare notizie. Muovendosi, inizialmente, appunto sulle corde del thriller investigativo, John Carpenter con “Il seme della follia” realizza un horror memorabile, tanto dal punto di vista narrativo quanto più propriamente tecnico, che riesce ad andare anche oltre l’onirica esperienza psicologica e regala un film dell’orrore fortemente suggestivo e dal finale d’antologia.

The Addiction – Vampiri a New York, di Abel Ferrara – 1995
Tornando a pellicole con i “figli della notte” protagonisti, con il suo 11° film il regista Abel Ferrara sfrutta la narrazione di vampiri succhiasangue come allegoria al delicato e sofferente tema della (tossico)dipendenza, finendo per costruire una metafora alla corruzione del male insita nell’essere umano. In “The Addiction – Vampiri a New York” Lili Taylor interpreta con classe e luciferina eleganza la studentessa di filosofia Kathleen, tramutata una notte in vampiro che vede stravolto il suo mondo, iniziando un nuovo stile di vita incentrato sul sangue e su una certa ansia esistenziale, mentre il regista ammanta la visione di un magniloquente bianco e nero di eterea rappresentazione scenica.
Scream, di Wes Craven – 1996
Considerato forse l’horror più rappresentativo degli anni ’90, “Scream” di Wes Craven contribuisce fortemente a “svecchiare” il genere horror – in particolare lo slasher – giocando, rispettando e tradendo i suoi stereotipi, attraverso una narrativa squisitamente metacinematografica che darà poi i natali a svariati film dall’inevitabile rimando a quest’opera di Craven. Nonostante l’importanza storico-artistica, il film si regge ottimamente su una narrazione tesa e spedita che sa regalare grande intrattenimento e colpi di scena, creando un’altra maschera iconica per il cinema horror come quella di Ghostface.

Cure, di Kiyoshi Kurosawa – 1997
Tra i primi film a lanciare la nuova grande ventata del J-Horror, il 17° lungometraggio scritto e diretto dal regista nipponico Kiyoshi Kurosawa narra del detective Takabe – interpretato da Kōji Yakusho – chiamato ad investigare su una serie di misteriosi ed efferati omicidi, per i quali sembrerebbe esserci lo zampino di un serial killer che sfrutta abilità di ipnosi. Pur ispirandosi dichiaratamente ad opere quali “Il silenzio degli innocenti” e “Seven”, “Cure” di Kurosawa prende le distanze da un classico thriller investigativo, scegliendo di prediligere una struttura più esistenziale e naturalistica che possa scandagliare nel profondo le paure, l’odio ed un certo egoismo nella società moderna che spinge a ferire (ed uccidere) anche chi è più prossimo. Un film che restituisce anche e soprattutto atti di silente ferocia ed una violenza anche disturbante in certi casi, che lo fanno entrare di diritto tra i migliori film horror degli anni ’90.
Cube – Il cubo, di Vincenzo Natali – 1997
Scritto e diretto dal regista canadese Vincenzo Natali, colpito principalmente dalle influenze cinematografiche del suo connazionale David Cronenberg che lo hanno di fatto avvicinato al genere horror e fantascientifico. In tal senso si muove il sorprendente film indipendente “Cube – Il cubo”, che narra di un gruppo di sconosciuti intrappolati in una misteriosa struttura piena di trappole mortali e costretti, non solo a sopravvivere ad esse, ma anche e soprattutto a cercare di non sbranarsi a vicenda. Scoperchiando e rigirando cinicamente dinamiche e ruoli sociali, Natali costruisce un thriller-horror dall’elevato livello di tensione e supportato da un’idea visiva e narrativa di fondo che farà la fortuna di molti film “puzzle death game”.

Ring, di Hideo Nakata – 1998
Lunghi capelli corvini, una videocassetta e “fra una settimana morirai”, non dovrebbe servire altro per individuare un film reso particolarmente popolare al grande pubblico. Questo perché, assieme all’opera di Kurosawa, il terzo film del regista nipponico Hideo Nakata – tratto dall’omonimo romanzo di Koji Suzuki ed ispirato a storie popolari – rimane indubbiamente uno dei titoli più rappresentativi del J-Horror, che mostra l’agghiacciante storia legata alla spettrale figura di Sadako uscire letteralmente dal grande schermo. “Ring” rimane un’opera imprescindibile per ogni amante dell’horror di fantasmi (e non solo), che ha dato il via ad una serie cinematografica che, contando anche le opere derivative hollywoodiane, al momento registra 8 lungometraggi tra cui l’ottimo lavoro del 2002 diretto da Gore Verbinski.
The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair, di Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez – 1999
Montato, scritto e diretto dalla coppia di registi formata da Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez, la loro opera prima del 1999 gode di un’originale ed innovativa campagna pubblicitaria che, partendo dall’anonimato del cinema indipendente, le ha permesso di riscontrare un notevole successo di pubblico e critica, con “The Blair Witch Project” che diventa il film col budget più basso ad ottenere gli incassi più alti. Riprendo e sfruttando la tecnica del found-footage, i registi narrano del progetto scolastico di tre ragazzi attirati dalla leggenda della strega che abita le foreste delle Black Hills, facendo nascere un filone a seguito di film che si collocano a metà strada tra il genere horror e quello documentaristico.

Il mistero di Sleepy Hollow, di Tim Burton – 1999
In una lista dei migliori film horror è davvero difficile lasciare fuori uno stile così macabramente riconoscibile come quello di Tim Burton, specialmente se nel decennio iniziato con “Beetlejuice” del 1988 realizza i migliori film della sua celebre filmografia. Questo si conclude proprio con “Il misero di Sleepy Hollow” del 1999, ispirato al racconto di Washington Irving del 1820, con Johnny Depp protagonista e Christina Ricci, Michael Gambon, Christopher Walken, Christopher Lee e Martin Landau nel resto del cast. Premio Oscar alla Miglior Scenografia – candidature anche per la Miglior Fotografia e i Migliori Costumi – l’8° lungometraggio diretto da Tim Burton e prodotto da Francis Ford Coppola rimane uno dei film più imponenti del regista di Burbank, tanto per le atmosfere incredibilmente suggestive ricreate attraverso un meticoloso lavoro tecnico quanto per le interpretazioni del cast elogiate dalla critica.
Audition, di Takashi Miike – 1999
Rimanendo nella terra del Sol Levante, “Audition” è il 10° lungometraggio del regista nipponico di culto Takashi Miike è tratto dall’omonimo romanzo di Ryu Murakami e narra di un uomo di mezz’età che, rimasto vedovo per molti anni decide che è giunto il tempo per rifarsi una vita e chiede aiuto ad un suo amico produttore cinematografico, il quale imbastirà un finto casting per un film che non verrà mai girato solo per far conoscere all’amico la donna dei suoi sogni. Quello che sembrerebbe presentarsi come un film romantico sulla ricerca dell’amore si trasforma, lentamente, in una visione terrificante ed agghiacciante ricca di violenza non solo psicologica. Un cinema, definito “troppo estremo per un mio video” dal cantautore Marilyn Manson, quello di Takashi Miike che con questa sua perla del 1999 viene ufficialmente riconosciuto in tutto il mondo, per un autore fortemente prolifico tanto quantitativamente quanto qualitativamente.