Recensione – X-Men ’97 1×10: La Tolleranza È Estinzione – Parte 3

La terza ed ultima parte della storia La Tolleranza È Estinzione rappresenta il finale di stagione di X-Men ’97.
X-Men 97: la recensione dell'episodio finale

Articolo pubblicato il 18 Maggio 2024 da Andrea Barone

Il celebre gruppo supereroistico è tornato nell’episodio finale di X-Men ’97. Dopo l’analisi del nono episodio, adesso tocca al decimo, intitolato La Tolleranza È Estinzione – Parte 3 ed attualmente disponibile su Disney Plus.

La trama di X-Men ’97 1×10

La decima puntata di X-Men ’97 conclude la storia dell’invasione delle sentinelle, durata tre atti. Con questa terza parte, si conclude anche la prima stagione della serie. Il finale infatti presenta la seguente trama:

“Dopo che Logan va in coma a causa del devastante colpo di Magneto, il professor Charles Xavier scatena tutta la sua potenza per fermare quest’ultimo, realizzando un attacco psichico. Xavier mette fuori combattimento Erik, riportando la corrente in tutto il mondo, ma la mente di Magneto è devastata. Xavier, anch’esso finito in coma insieme a Magneto per lo sforzo, decide di rischiare la vita per recuperare i suoi ricordi, a costo di rimanere intrappolato per sempre nel mondo psichico. Nel frattempo, con la corrente ritornata, le sentinelle di Bastion si sono riattivate, così gli X-Men presenti sulla Terra cercano di fermarlo prima che diventi inarrestabile.”

X-Men 97: la recensione dell'episodio finale

La recensione del decimo episodio di X-Men ’97

Nell’ultima battaglia, la serie raggiunge il suo totale sense of wonder, creando atmosfere apocalittiche degne dei più grandi colossal supereroistici live action. Le sequenze d’azione sono incredibili e si avverte il suono dei colpi in ogni pugno, come se i corpi degli X-Men stiano per spezzarsi a causa del dolore e della fatica causati dai combattimenti sempre più intensi. Durante ciò che sembra essere la fine del mondo, vengono ripresi cameo di personaggi Marvel iconici (come Captain America ed Iron Man) in modo ancora più esplicito rispetto alle fugaci apparizioni degli episodi precedenti. Si tratta della prima volta che un prodotto dei Marvel Studios riprende altri supereroi mentre l’opera è incentrata su personaggi completamente diversi, infrangendo una regola degli universi condivisi: mai fare intervenire altre figure che vengono da altri fumetti o altri film mentre i protagonisti stanno salvando il mondo nelle opere a loro dedicate, altrimenti ogni storia si chiamerebbe Avengers. La cosa era stata sfidata soltanto da Zack Snyder in Batman V Superman: Dawn Of Justice (l’intervento di Wonder Woman nella battaglia finale), ma gli autori sono molto intelligenti nel relegare gli eroi nelle zone urbane di New York mentre gli X-Men sono in luoghi molto lontani, in modo da mantenere la centralità sui protagonisti ed allo stesso tempo non perdere il senso di minaccia che rischia di distruggere tutta la Terra.

L’evento apocalittico accade in parallelo con lo scontro mentale tra Charles Xavier e Magneto, attraverso cui quest’ultimo deve lottare con i suoi tormenti interiori per evitare di essere fagocitato dal suo stesso dolore, cercando di ritrovare la strada di casa seguendo il faro di Charles. Splendida l’idea di paragonare tutti i pensieri negativi a delle onde incontrollabili, evidenziando che la sconfitta morale di una persona non è meno grave della sconfitta dell’umanità, rendendo la mente di Magneto avvolta dalla distruzione esattamente come la Terra che viene assalita dalle sentinelle. L’espansione dell’anima nei momenti più bui non avviene solo nella lotta psicologica di Magneto: durante lo scontro con Bastion, i personaggi tirano fuori tutto quello che sentono dentro, come Rogue che si sfoga pensando a Gambit ed urlando il suo nome, oppure Roberto che accetta definitivamente la sua natura di mutante usandola per tenere più stretto il suo legame con Jubilee, così come Nightcrawler che pone speranza nella sua fede o ancora Morph che rimane accanto a Wolverine per dargli forza con i suoi poteri. Durante le peggiori avversità, anche quelle senza speranza, gli X-Men non rinunciano a manifestare loro stessi, nonostante le avversità degli umani che preferiscono sfogarsi su di loro a causa della paura persino quando ad attaccarli sono dei robot che con i mutanti hanno poco a che fare. Eppure, in un mondo che sembra essere destinato a non accettarli mai (con lo splendido momento in cui Captain America esprime dissenso verso la sua stessa nazione), gli X-Men non rinunciano mai alla loro identità, cosa per cui lottano fin dalla nascita.

X-Men 97 episodio 10: recensione

L’analisi del finale di X-Men ’97

Sinistro conclude il suo arco narrativo (o almeno quello legato a questa saga), rivelando ciò che è veramente: un viscido parassita che approfitta delle persone per assorbire la loro vitalità in modo da arricchire la propria. Sinistro è un personaggio condannato a rimanere solo per l’eternità, poiché lui, tanto legato all’evoluzione della scienza, non compie mai le sue azioni per il bene dell’umanità, ma soltanto per accrescere sé stesso. Dall’altra parte Bastion riflette un altro lato dell’egocentrismo, divenendo il simbolo di un’umanità senza empatia. Quando gli X-Men definiscono Bastion il futuro reincarnato, è perché il villain è la rappresentazione del rifiuto umano di qualsiasi forma di integrazione e di rispetto, riflettendo quindi il progresso freddo che rischia di contaminare tutte le creature viventi. Eppure, dietro la sua spaventosa creazione, Bastion è un altro essere che si sente solo e che forse sarebbe cambiato e diventato un fratello se il professor Xavier fosse riuscito, molti anni prima, ad aiutarlo quando era un ragazzino. L’odio di Bastion per i mutanti è stato quindi causato da una crescita sbagliata, avvolta nell’indifferenza e nel disprezzo. Eppure, nonostante tutti i gravi problemi che ha causato, Scott non evita di tendergli la mano, inseguendo quell’idea che i veri mostri rimangono tali perché vivono nei contesti sbagliati e si tormentano per la mancanza di un legame. Bastion è un uomo tragico che soffre del non sentirsi né macchina e né mutante, sfogando la rabbia della sua crisi d’identità causata da un vuoto e creando dolore agli altri, cosa che spesso, purtroppo, è la soluzione più facile per molta gente che preferisce non aprirsi e rimanere chiusa in sé stessa. In questo modo Bastion risulta essere uno dei migliori villain che la Marvel abbia mai trasposto negli ultimi anni.

Al dolore di Bastion si contrappone l’amore di Jean nei confronti di Cable: lei, pur non essendo la madre biologica di Cable, sente un profondo senso materno nei suo confronti e fa di tutto per salvarlo. Dopo che, nella puntata precedente, Cable l’ha quasi uccisa a causa del controllo mentale di Sinistro, il quale ha utilizzato il dolore dell’abbandono di Cable per manipolarlo psicologicamente, Jean ritorna più forte di prima soltanto per salvare quello che reputa il suo vero figlio. Jean diventa una fenice che rinasce dalle sue ceneri, fortificandosi dopo il dolore di un conflitto familiare per lottare grazie all’amore ed alla speranza. Scott e Jean, consapevoli del loro improbabile ritorno dalla lotta con Bastion, si rafforzano pensando al fatto che Cable vivrà, riflettendo sulla possibilità che il futuro possa essere avvolto da qualcosa di bello e non soltanto dal rifiuto di Bastion. Scott e Jean rappresentano la forza degli X-Men, i quali non rinunciano alla loro identità perché sanno che questa è sostenuta dalla famiglia, una famiglia che può avere tante sfumature e non inseguire un unico valore ricercato da una società contemporanea che continua a ripudiare chi è diverso. Nel legame tutto può essere combattuto, perché alla fine quello che vince è la forza di andare avanti in nome di ciò che è giusto e dei sentimenti per i propri cari, così che il futuro possa essere davvero migliore. Gli X-Men ci saranno sempre, perché le loro azioni non sono benefiche solo per le loro vite, ma rafforzano gli ideali che possono essere fonte di ispirazione per i giovani che verranno.

X-Men 97: la recensione del decimo episodio

Con il finale di stagione, X-Men ’97 si conferma ciò che è stato fin dall’inizio: un’epopea di personaggi meravigliosi che non solo intraprendono battaglie visivamente straordinarie, ma che rappresentano, attraverso scene profonde ed analitiche, i numerosi conflitti di emarginati che lottano contro il razzismo e l’omofobia, scavando nelle radici di un odio sempre più difficile da combattere. La serie rispetta tutta l’importanza che il gruppo di mutanti ha rappresentato nella cultura letteraria ed audiovisiva, divenendo uno dei migliori lavori dei Marvel Studios, nonché una delle migliori serie supereroistiche mai realizzate ed uno dei più grandi rilanci di sempre, superando persino il lavoro di tutte le stagioni di Insuperabili X-Men.

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X-Men '97: la recensione della prima stagione
X-Men '97
X-Men ’97

X-Men '97 è il sequel della serie Insuperabili X-Men che approfondisce la lotta dei mutanti contro il razzismo in un momento in cui il professor Xavier non è più presente.

Voto del redattore:

9.5 / 10

Data di rilascio:

20/03/2024

Regia:

Chase Conley

Cast:

Ray Chase, Jennifer Hale, Alison Sealy-Smith, Cal Dodd, Lenore Zann, A. J. LoCascio, Holly Chou, Ross Marquand, Matthew Waterson, Theo James

Genere:

Supereroistico, fantascienza, fantasy, drammatico, action

PRO

Le animazioni spettacolari
La caratterizzazione dei personaggi
La profondità dei temi
Le scelte di narrazione coraggiose e sperimentali
Gli sviluppi di Wolverine e Morph sono sacrificati