Articolo pubblicato il 4 Febbraio 2025 da Giovanni Urgnani
Presentato in anteprima mondiale all’ottantunesima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, sezione Orizzonti Extra, distribuito nelle sale cinematografiche tedesche il 9 gennaio 2025 mentre in quelle italiane il 13 febbraio dello stesso anno, grazie a Eagle Pictures. Ma qual è il risultato di September 5 – La diretta che cambiò la storia? Di seguito la trama ufficiale e la recensione del film diretto dal regista Tim Fehlbaum, con allegato il trailer ufficiale.
La trama di September 5 – La diretta che cambiò la storia, il film di Tim Fehlbaum
Tratto da una storia vera, il lungometraggio con protagonista Peter Sarsgaard ha ricevuto una candidatura agli Oscar 2025, nella categoria “Miglior sceneggiatura originale”, ottenendo, per il momento, sul noto aggregatore Rotten Tomatoes il 92% di recensioni positive. Ma di cosa parla quindi September 5 – La diretta che cambiò la storia? Di seguito la trama ufficiale del film tedesco:
“Il 5 settembre 1972, durante le Olimpiadi di Monaco, un commando di militanti palestinesi assalta gli appartamenti della delegazione israeliana uccidendo due persone e prendendone in ostaggio nove. La tv americana ABC, all’epoca prima emittente a trasmettere in diretta l’intero evento sportivo, si ritrova a raccontare la tragedia in diretta, ovviando ai problemi di comunicazione e di reperimento di notizie e immagini. Il giovane produttore Geoff, il dirigente televisivo Roone Arldge, l’interprete tedesca Marianne e gli altri colleghi trasformeranno la tragedia in evento mediatico.”

La recensione di September 5 – La diretta che cambiò la storia, il film candidato all’Oscar
Rispondendo seccamente alla domanda posta nel titolo sarebbe «no», la candidatura all’Oscar nella categoria “Miglior sceneggiatura originale” col senno di poi risulta esagerata. Non che sia dovuto alla scarsa o mediocre qualità della suddetta pellicola, anzi, ma per il fatto che ogni cinquina facente parte degli Academy Awards è, o dovrebbe essere, il condizionale è d’obbligo, il meglio dell’annata solare cinematografica proposta. Partendo dal presupposto che non vi sia nulla di speciale, va subito dato merito al film in questione di saper cosa volere e di saper cosa fare, presentandosi al pubblico con un’identità precisa e una messa in scena coerente e funzionale alla tematica da sviluppare.
September 5 è una proposta commerciale realizzata su misura per il pubblico generalista, deve piacere alla grande massa raccontando un fatto realmente accaduto, giocando sul ritmo serrato, sulla claustrofobia dell’ambiente, in modo da intrattenere per tutta la durata. La location della stazione televisiva induce il pubblico a provare una sensazione di soffocamento, alimentata dalla tensione generata dalla tragedia consumatasi in quella terribile giornata del 1972; il montaggio accelerato e l’utilizzo della camera a mano scandiscono il proseguire di quelle fatidiche ore in cui la società contemporanea si è resa ancora più conto della potenza dei media, in più, il contesto televisivo permette d’inserire il materiale di repertorio durante lo svolgimento, senza aspettare dunque i titoli di coda, come di solito succede.
L’impianto strutturale e la fruizione del contenuto si organizzano e si svolgono in maniera semplice, chiara e lineare, anche troppo in certi casi, rendendosi comprensibile per chiunque, utilizzando come espediente narrativo un evento passato per ragionare sul presente, su quanto possano sicuramente evolvere le tecnologie ma allo stesso tempo su quanto resti immutato l’atteggiamento umano nei confronti di situazioni eclatanti come queste. L’uomo è un animale competitivo, ogni contesto può essere occasione per gareggiare e primeggiare nei confronti di qualcun altro, con l’ambizione che paradossalmente aumenta proporzionalmente alla gravità dell’accaduto; il narratore si gonfia di protagonismo, in modo da prevaricare sulla storia narrata stessa, occupando di fatto, in maniera impropria e ingombrante, il centro dell’attenzione.
Il cast corale dà vita ad una squadra di antieroi, mossi sia dal loro dovere di giornalisti sia dall’arrivismo professionale, anche involontario, intrappolandosi di conseguenza in un dilemma morale scomodo e spinoso, da cui si generano diversi quesiti, ad esempio: fin dove ci si può spingere in nome del servizio pubblico? Il diritto all’informazione libera è sacrosanto per ogni cittadino del mondo, pilastro di ogni sistema che si definisce democratico, ma una vicenda come questa dimostra quanto sia sottile, se non addirittura impercettibile, la linea che separa il bene della collettività dal tornaconto personale, rimescolando le priorità e le gerarchie a seconda dei punti di vista.
Tra le varie performance attoriali di livello medio presenti, spicca invece quella di Leonie Benesch, confermandosi dopo il folgorante La sala professori (2023), interpretando il suo personaggio in maniera partecipata ed espressiva, anche se di caratterizzazione maggiormente bidimensionale rispetto a quello protagonista nella pellicola appena citata, come del resto tutti gli altri. September 5 quindi si dimostra un’azzeccata operazione cinematografica, dove si sceglie uno spunto di riflessione e lo si argomenta in maniera onesta, senza perdersi in complicazioni inutili, mostrandosi alla gente per quello che è, senza strafare o pretendere da sé stesso ciò che non può dare.