Articolo pubblicato il 14 Febbraio 2025 da Bruno Santini
Molti film, per quanto impressionanti anche al primo sguardo, riescono con il passare degli anni ad acquisire una dimensione superiore. “Birdman o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza” di Alejandro González Iñárritu rappresenta una perfetta incarnazione di questo fenomeno. A dieci anni dalla sua uscita, avvenuta il 5 febbraio del 2025 in Italia, il film continua a rivelare nuove sfumature a ogni visione, confermandosi come una delle opere cinematografiche più audaci e innovative della storia recente.
Vincitore di quattro Premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia, Birdman è molto più di una satira sul mondo dello spettacolo. È un’indagine feroce sul fragile equilibrio tra ego e insicurezza, realtà e illusione, successo e fallimento. Riggan Thomson, interpretato da un magistrale Michael Keaton, è l’icona perfetta di un attore che lotta con la propria irrilevanza, cercando disperatamente di lasciare un segno prima che il mondo lo dimentichi. Un dramma esistenziale mascherato da commedia nera, un’opera che sfida le convenzioni narrative e cinematografiche con una maestria tecnica che ancora oggi lascia senza fiato. Ma perché Birdman, un film che ha saputo vincere la prova del tempo, è un film ancora così importante a 10 anni dalla sua uscita?
Un piano sequenza che ha cambiato il cinema
Uno degli aspetti più rivoluzionari di Birdman, che rendono il film ancora importantissimo a 10 anni dalla sua uscita, è il suo incredibile uso del piano sequenza simulato, dando l’impressione che il film sia stato girato in un’unica, ininterrotta ripresa. Questa scelta stilistica non è solo un virtuosismo tecnico, ma una dichiarazione d’intenti: immerge senza filtri lo spettatore nella mente tormentata di Riggan, creando un senso di claustrofobia e urgenza che amplifica il suo stato emotivo. Il confine tra realtà e allucinazione si fa sempre più sottile, trascinando lo spettatore in un vortice di immagini e suoni che riflettono il caos interiore del protagonista.
A distanza di dieci anni, questa tecnica si rivela ancora più influente. Il suo impatto si può vedere in diverse opere che hanno sperimentato questa particolare tecnica, senza però riuscire ad ottenere la stessa coerenza tematica raggiunta da Iñárritu. Il capolavoro del regista messicano non è solo un esempio di regia magistrale, ma una lezione su come la forma e il contenuto possano fondersi per creare un’esperienza cinematografica totalizzante.
Il peso dell’identità e la paura del fallimento
Uno dei motivi per cui Birdman continua a risuonare con il pubblico è la sua esplorazione, senza compromessi, della paura del fallimento. Il film parla di attori e artisti, ma in realtà si rivolge a chiunque abbia mai lottato con la propria identità e il desiderio di essere riconosciuto.
La cultura dell’intrattenimento è cambiata radicalmente nell’ultimo decennio, con i social media e le piattaforme di streaming che hanno ridefinito il concetto di celebrità. Tuttavia, il messaggio di Birdman rimane più attuale che mai: il bisogno di validazione è un abisso senza fondo, e il vero successo potrebbe non essere quello che il mondo ci impone, ma quello che troviamo dentro di noi.
Il film che ha profetizzato il futuro dello star system
Guardando oggi Birdman, è impossibile non notare quanto il film sia stato profetico nel raccontare la parabola moderna della star da cinecomic. Riggan Thomson è un attore che ha conosciuto il successo interpretando un supereroe, ma che ora lotta per essere preso sul serio nel mondo del teatro. Questa dinamica riflette la realtà di molti attori che hanno legato la propria carriera a franchise supereroistici per poi faticare a scrollarsi di dosso quell’etichetta.
Negli ultimi dieci anni, numerosi interpreti di celebri supereroi hanno attraversato un percorso simile, cercando ruoli più complessi e sfidanti per dimostrare il proprio valore artistico. La lotta di Riggan per essere riconosciuto come un vero attore risuona ancor più forte oggi, in un’industria in cui il confine tra cinema d’autore e blockbuster è sempre più sfumato e in cui il successo commerciale non sempre garantisce una carriera duratura.
La metacinematografia di Birdman
Uno degli aspetti più affascinanti di Birdman è la sua meta-cinematografia, che gioca continuamente con il confine tra finzione e realtà. Michael Keaton, interprete di Riggan, ha vissuto una carriera simile a quella del suo personaggio: negli anni ‘90 è diventato celebre grazie al ruolo di Batman, per poi vedere la sua carriera prendere una direzione più incerta. Il casting di Keaton non è casuale, ma un’operazione brillante che aggiunge un ulteriore livello di significato al film.
Lo stesso vale per Edward Norton, che nel film interpreta un attore dal talento straordinario, ma con una personalità difficile e un carattere ingestibile. Questa rappresentazione non è lontana dalla reputazione che Norton si è guadagnato nel corso degli anni a Hollywood, rendendo la sua performance ancora più potente. Birdman si trasforma così in uno specchio sul mondo dello spettacolo, un brillante gioco di riflessi in cui gli attori mettono in scena non solo i loro personaggi, ma anche le loro stesse vite.
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Un finale che continua a far discutere
Il finale di Birdman, a dieci anni dalla sua uscita, resta ancora un’enigma indecifrabile. Dopo una serie di eventi che mettono in discussione la sanità mentale di Riggan, il film si chiude con un momento di ambiguità totale: la sua ultima azione è un atto di liberazione o un definitivo distacco dalla realtà? La figlia, interpretata da Emma Stone, lo guarda con un’espressione di meraviglia, lasciando lo spettatore sospeso tra interpretazioni contrastanti.
Questo finale aperto è uno dei motivi per cui il film continua ad essere analizzato e discusso. Non offre risposte facili, ma spinge chi guarda a interrogarsi su cosa significhi davvero “volare”. È il successo l’ultima forma di libertà, o solo un’altra illusione? Come in ogni grande opera d’arte, la verità è lasciata all’interpretazione di chi guarda.
Dieci anni e non sentirli
Con il passare del tempo, Birdman non ha perso il suo fascino ma, anzi, è diventato ancora più grande. Il suo linguaggio cinematografico innovativo, le sue tematiche universali e il suo sguardo profetico lo rendono un film immortale, capace di essere ancora fondamentale a 10 anni dalla sua uscita al cinema. È un’opera che non si limita a raccontare una storia, ma che mette lo spettatore di fronte a domande esistenziali che non hanno tempo.
Nel cinema contemporaneo, dominato da franchise e sequel, Birdman brilla come un esempio di coraggio artistico, un film che osa sfidare le convenzioni e che continua a esser rilevante anche dopo dieci anni. Iñárritu ha creato un capolavoro che, anziché invecchiare, continua a crescere, dimostrando che il vero cinema non ha bisogno di tempo per essere capito, ma ha bisogno di tempo per essere vissuto.