The Only Girl in the Orchestra – La storia di Orin O’Brien è un documentario che vibra di musica e disagio

Candidato nella categoria di miglior cortometraggio documentario, The Only Girl in the Orchestra è un lavoro di Molly O’Brien dedicato a sua nonna Orin, la prima donna a suonare nella New York Philarmonic.
The Only Girl in the Orchestra - La storia di Orin O'Brien è un documentario che vibra di musica e disagio

Articolo pubblicato il 25 Febbraio 2025 da Bruno Santini

Incluso nella categoria di miglior cortometraggio documentario agli Oscar 2025, The Only Girl in the Orchestra è un cortometraggio che, dopo essere stato proiettato in anteprima in diversi Festival statunitensi, ha fatto il suo esordio su Netflix (e anche in Italia) a partire dal 4 dicembre 2024. L’oggetto della narrazione, che sembrerebbe volgere verso il senso del classico biografico, è Orin O’Brien, celebre contrabbassista, nonché prima donna a suonare nella New York Philarmonic Orchestra nel corso della storia. Nei suoi 35 minuti di durata totali, The Only Girl in the Orchestra permette di rivolgere uno sguardo molto importante al mondo dell’arte, parafrasando quel senso di ossessione costante che Steven Spielberg rintracciata, e suggeriva, nel suo The Fabelmans. Ma cerchiamo di comprendere di più attraverso la recensione di The Only Girl in the Orchestra – La storia di Orin O’Brien.

Ossessione, ansia e disagio in The Only Girl in the Orchestra – La storia di Orin O’Brien

Tu fatti i tuoi film e la tua arte. Ma ti spezzerà il cuore in due. Ti lascerà da solo”, diceva lo zio Boris a Sammy Fabelmans nel celebre film autobiografico di Steven Spielberg. Arte e ossessione, con annessa solitudine, sono praticamente due aspetti dello stesso mondo, due lati di una medaglia che necessariamente va considerata nella sua interessa. Non esiste arte, a meno che non la si voglia considerare un qualcosa di altre, senza un senso puro di ossessione che accompagna per tutta la vita, all’insegna di una ricerca che probabilmente non avrà mai fine. Nel parlare e mostrarsi davanti alla macchina da presa di sua nipote (l’unica parente rimasta in vita, spiega più volte all’interno del breve documentario) la contrabbassista porta in nuce tutte le caratteristiche di questo concetto, svelandosi per quella che è stata una carriera sì straordinaria all’insegna dell’arte, e della costruzione, ma anche di estrema solitudine umana e personale, talvolta anche professionale.

La prima donna che abbia mai suonato nella New York Philarmonic, certo, ma anche una persona che non ha mai voluto essere oggetto di racconto, un’immagine da riflettore: anzi, quando il successo è arrivato (proprio per connotazioni extra-artistiche) ha tentato di rigettarlo e di liberarsene, figlia – e non solo metaforicamente, dato il successo e il declino di suo padre George O’Brien, celebre attore di film western. Il disagio, l’ansia, l’ossessione sono componenti che probabilmente hanno bisogno di esistere nell’ambito della vita artistica, e che il documentario sapientemente intercetta: tentando di non cedere mai alla semplice formula del racconto didascalico e cronologico della vita di sua nonna, Molly O’Brien mette in scena un lavoro asciutto, generato dall’alternanza di contributi da repertorio (tra cui foto e video) e dalle parole della stessa Orin O’Brien, ormai 87enne e in pensione, che parla di tutto ciò che ha vissuto. E il fil rouge di una carriera impressionante è insito proprio in quella passione vorticosa, in quell’incarnazione dell’arte distruttiva che pervade l’animo e che restituisce – ancora oggi – disagio: tutto ciò che non appartiene al suo contrabbasso mette Orin a disagio. Una donna che non vuole sentirsi chiamare artista, che non ha mai apprezzato che la stampa parlasse di lei, che si è sempre messa sullo sfondo (e la metafora del bassista come gregario non è mai così tanto valida come in questo caso), che ha sostituito l’uno con il tutto e che considera la musica, l’arte, come il pavimento di una costruzione, un elemento sì necessario, ma mai protagonista.

La recensione di The Only Girl in the Orchestra – La storia di Orin O’Brien: il contrabbasso come animale domestico

Nel momento in cui deve effettuare un trasloco per abbandonare la casa che ormai è preda della muffa (quasi come una rappresentazione sensoriale del corpo dell’artista che abbandona il suo senso d’essere), Orin O’Brien svela di non aver avuto certo dei figli, ma di averli recuperati attraverso tutti i corsi di formazione privata che realizza ogni giorno. Quanto ai contrabbassi, questi sono degli splendidi animali domestici: fedeli, sempre presenti ma anche costanti nella loro rappresentatività, nella capacità di riempire la vita di un artista che ha saputo sempre divertirsi – per sua ammissione molto più degli altri, talvolta – con qualsiasi direttore d’orchestra e composizione. Così tanto da non poter abbandonare la musica, e il contrabbasso, neanche nel momento della pensione.

E, in effetti, il contrabbasso non abbandona lo spettatore, grazie all’ottimo lavoro con il sonoro che viene realizzato grazie all’intuizione di Molly O’Brien: in qualsiasi momento dei 35 minuti totali si ascolta sempre una traccia audio, che si tratti di musica facente parte dei filmati di repertorio o di tracce di contrabbasso che vengono tenute sullo sfondo, di fianco alla narrazione che avviene con le parole della protagonista. C’è musica costantemente, quasi a tener sempre impegnato sensorialmente il nostro udito, quasi ad occupare una casa (o la nostra mente) come farebbe esattamente un animale domestico. Certo, The Only Girl in the Orchestra non è uno dei prodotti che appariranno più iconici e indimenticabili nella storia dei biografici o del cinema in generale, ma è un biopic a regola d’arte, che rifugge la formula classica della rappresentazione – per quella ci sono pur sempre le enciclopedie, cartacee o virtuali che siano – e che racconta piuttosto l’uomo, la persona, l’umano che c’è dietro l’artista. Che poi, a dirla tutta e nel caso di Orin O’Brien, artista neanche si definisce.

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The Only Girl in the Orchestra
The Only Girl in the Orchestra

Candidato all'Oscar nella categoria di miglior cortometraggio documentario, The Only Girl in the Orchestra - La storia di Orin O'Brien è un racconto atipico sulla vita della contrabbassista.

Voto del redattore:

7 / 10

Data di rilascio:

04/12/2024

Regia:

Molly O'Brien

Cast:

Orin O'Brien

Genere:

Documentario

PRO

L’atipicità del racconto biografico
Il sonoro del cortometraggio
Il cortometraggio aveva le potenzialità per essere ancor più iconico nel suo racconto